[L'intervista] Viesti: "Il ritardo del Mezzogiorno è colpa di errori precisi, ed ora si rischia di sbagliare di nuovo. Ecco perché"

Il noto economista commenta per Tiscali i dati Svimez. I due argomenti fondamentali: investimenti e servizi. Ecco qual è la situazione e cosa bisognerebbe fare. La situazione del Mezzogiorno non è caduta dal cielo, è frutto delle scelte politiche ed economiche

Gianfranco Viesti
Gianfranco Viesti
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Stando ai dati Svimez (l’Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) la situazione del Sud Italia è oltremodo preoccupante. Il Pil resta significativamente sotto quello del Nord, l’economia in generale rallenta e il tasso di sviluppo è circa la metà di quello del Settentrione: 0,7 contro 1,2 per cento. Drammatica la situazione occupazionale (leggi intervista). In questo quadro il nostro Paese, con l’inizio della crisi, ha ridotto drasticamente i suoi investimenti pubblici (dal 3% al 2%) e ciò tende a divenire una costante. Ad avviso del professor Gianfranco Viesti, docente di Economia Applicata all'Università Aldo Moro di Bari e autore del libro Mezzogiorno a tradimento. Il Nord, il Sud e la politica che non c'è, si tratta di dati ragionevoli e non  certo inaspettati. "In ogni caso - afferma l’esperto - le preoccupanti condizioni e prospettive del nostro Sud dipendono in parte da questioni antiche e dell’immediato ieri, ma anche da quanto in ambito politico-economico si deciderà di fare oggi e nel futuro prossimo”.

Su questo aspetto si riflette poco in Italia?
“Il dibattito è molto distorto. Si parla moltissimo delle cose antiche e si sottolinea troppo poco, invece, come quanto si fa oggi abbia un impatto fortissimo sulla situazione e sulle sue prospettive. Ci sono dotte discussioni sulla Cassa del Mezzogiorno, sulle attitudini meridionali, ma si discute pochissimo dell’agenda della politica economica. Eppure questo è molto rilevante, come la stessa Svimez dimostra, attraverso due dati presenti nelle sue analisi, a mio avviso fondamentali: da un lato gli investimenti e dall’altro i servizi pubblici, vale a dire quello che le politiche fanno”.

Partiamo dal primo tema allora
“Per quanto concerne gli investimenti pubblici la situazione è molto chiara, Svimez dice una cosa precisa: se nel 2019 saranno quelli di quest’anno la crescita sarà dello 0,7 per cento (quelli che si prevedono), se nel 2019 fossero  quelli del 2010, ovvero di un anno nemmeno tanto esaltante, la crescita sarebbe di un punto e mezzo. In pratica raddoppierebbe. Parliamo di 4 miliardi e mezzo di investimenti. E questo dato ci consente di affermare che un elemento fondamentale delle difficoltà del Mezzogiorno è il crollo degli investimenti pubblici”.

Un dato di fatto che non scopriamo adesso: persiste da parecchio tempo
“Ormai questa situazione c’è da quando esiste la crisi, dal 2011 in poi, e purtroppo sta diventando permanente. Un fatto estremamente negativo per l’Italia che ha un bisogno disperato di interventi sulle sue reti, sul trasporto, sulla banda larga, sulle sue città, i sistemi di trasporto urbano, gli investimenti immateriali, la ricerca e l’istruzione superiore. Ma per il Sud è addirittura questione di vita o di morte”.

L'economista e scrittore Gianfranco Viesti

In che senso?
“Nel senso che nel Mezzogiorno le dotazioni per le strutture materiali e immateriali sono molto modeste. Se si investe poco come si sta facendo oggi queste dotazioni rimarranno tali, investendo di più si avrebbe subito un effetto molto forte sul Pil e sul lavoro, e poi si creerebbero soprattutto le condizioni di maggiore qualità del capitale pubblico, per cui le imprese potrebbero svilupparsi meglio. Una stagione di nuovi investimenti pubblici avrebbe insomma conseguenze forti, sia nell’immediato, con un alto moltiplicatore sull’economia e un significativo traino di domanda anche nel Centro-Nord, sia per aumentare la competitività delle imprese e dei territori, creando così occupazione”.

Il tema non è certo di poca importanza
“E’ il primo grande tema riguardo al Sud, e non si tratta di fantasia ma di politica economica. Il governo Renzi ha destinato 9 miliardi all’anno ai famosi 80 euro. Se ne avesse destinato metà agli investimenti pubblici nel Mezzogiorno il risultato sarebbe stato nettamente migliore. Il governo attuale a sua volta punta invece, in maniera programmatica, alla flat tax che costa 50 miliardi e va a vantaggio esclusivo dei ceti più abbienti del Nord. Dunque nulla cade dal cielo, i problemi del Mezzogiorno dipendono dalle politiche che si sceglie di fare. Come si possono rilanciare gli investimenti pubblici se le risorse si utilizzano per altro? Ecco perché dico che lo sviluppo del Sud dipende, molto ma molto più di quanto si voglia comunemente ammettere, dalle grandi scelte politiche di ieri e anche di oggi”.

E i servizi pubblici? Quanto hanno inciso a suo modo di vedere sul benessere del Mezzogiorno le politiche di austerità attuate negli ultimi anni?
“E’ il secondo grande tema, ovviamente molto collegato al precedente. I dati Svimez fanno emergere come l’austerità attuata in Italia dal 2011 sia stata asimmetrica territorialmente, abbia cioè colpito tutto il Paese ma in maniera molto più rilevante il Mezzogiorno.  E questo viene dimostrato sulla base dei dati Istat, che dicono come negli ultimi 7 anni la spesa pubblica corrente nel Mezzogiorno è caduta del 7%, mentre al Nord è rimasta costante. Cosa significa? E’ semplice: che ci sono molte meno risorse per il sistema della formazione, che esistono conseguenze sulle politiche universitarie, con i tagli molto più forti per le università del Centro-Sud, e notevolissimi per le università delle Isole. Che ciò incide allo stesso modo e pesantemente sulla sanità, perché le regioni del Sud, col piano di rientro, si trovano nell’impossibilità di garantire servizi sufficienti da un punto di vista quantitativo e qualitativo ai propri cittadini. Di conseguenza questi sono costretti a migrare nelle altre regioni  per curarsi, e ciò provoca ulteriori costi e spese, perché ogni ricovero si paga a costo pieno. Questo ha a che fare ancora, per esempio, con gli asili nido, servizi essenziali per facilitare il lavoro alle donne. Oppure con le città, perché in tutti i grandi comuni del Centro Sud, contrariamente a quelli del Nord, c’è stato un crollo del trasporto pubblico urbano. Ne deriva allora un altro grande tema: come garantiamo diritti di cittadinanza e servizi pubblici ragionevolmente simili in tutta l’Italia?”

Il Sud rischia di essere sempre più distante dal resto dell'Italia

Un punto che tira in ballo anch’esso le grandi scelte politiche e la capacità di programmazione
“Un enorme tema per la politica economica. Ed è su questo piano che si dovrebbe discutere. Anche perché si prospetta una possibile rivoluzione di cui nessuno parla: il Veneto e la Lombardia stanno chiedendo una autonomia fortissima con il conseguente mantenimento di notevolissime risorse pubbliche nei loro territori. E’ in discussione in Italia, in definitiva, una ulteriore forte riduzione dei servizi pubblici nel Mezzogiorno. Vogliamo parlarne? Insisto, le condizioni difficili di molte città del Sud dipendono anche da quello di cui si decide di discutere, dai grandi temi posti alla base della politica economica. La situazione del Mezzogiorno deriva anche dal fatto che si parla di flat tax o di una certa autonomia regionale. In definitiva mi viene in mente che non si parla di Mezzogiorno perché, per parlarne seriamente, bisognerebbe discutere di questi grandi temi e non di cosette specifiche”.

Il ministro per la coesione territoriale Barbara Lezzi ha detto che per avviare sviluppo e fare investimenti un aiuto importante può venire dai fondi europei. Cosa ne pensa?
“Non si può non essere d’accordo: i fondi che ci sono bisogna usarli. Più velocemente e meglio di ora. I governi uscenti hanno fatto male in questa materia e speriamo che il governo attuale faccia meglio. Ma non è che se spendiamo bene tutti i fondi europei, facendo con ciò una cosa necessaria, eticamente corretta e giusta, risolviamo tutto. Non è questo il punto. I fondi rischiano di essere il grande schermo per dare rilevanza a una cosa di cui tantissimi sono convinti: che i soldi ci sono e non si spendono. Sotto questo aspetto possono risultare una tragedia, perché rappresentano spesso una circostanza per avvalorare tale considerazione. Invece non è affatto così, come attestano i dati Svimez. La verità è che ci sono molte idee confuse sul Mezzogiorno, come dimostrano i giornali che scrivono titoli tipo ‘basta col buonismo’. Si fa un dibattito surreale, forse perché per fare un dibattito vero si dovrebbero toccare le grandi questioni politiche ed economiche. Renzi invece con gli 80 euro ha fatto una grande operazione per i consumi e non per gli investimenti. Favorevole molto di più al Nord che al Sud, ovvero a quelli che pensava potessero essere i suoi elettori. E adesso arriva la flat tax e il resto. Con la prima daremo il colpo finale al Sud e con  la autonomia regionale lombardo-veneta il Mezzogiorno morirà del tutto.  Eppure nessuno ne vuol parlare: né il Pd, né Forza Italia, né i Cinquestelle. Seguo attentamente la discussione ma non trovo nessuno che si esprima su questi temi”.

Effettivamente non sarà facile per una parte della maggioranza prendere una posizione netta sull’argomento
“Già. Che posizione prenderanno i 5 Stelle di fronte a questa offensiva leghista? Si andrà verso minori divari o si punterà a farli aumentare? Da tempo la Questione meridionale langue nell’indifferenza. Una indifferenza che fa spesso comodo, perché affrontarla significa porsi domande fondamentali sulle scelte da fare per il Paese. Tornare a discuterne però significa tornare a parlare di politica con la P maiuscola”