Scalfarotto: “La riforma è superdemocratica. E vi spiego perché farà ripartire l’economia”

Il sottosegretario allo Sviluppo economico critica Grillo e il suo "voto di pancia". Poi nega che la riforma limiti la partecipazione popolare e spiega l'importanza dell'azione centralizzata

Scalfarotto: “La riforma è superdemocratica. E vi spiego perché farà ripartire l’economia”

"C’è stato tutto il tempo" per capire la riforma. "Chi ha voluto approfondire l’ha potuto fare, c’era moltissimo materiale su giornali e mezzi di informazione". Al lordo delle storture e della propaganda. Perché nessuno avrà remore a definirla la campagna degli eccessi. "Quando Beppe Grillo dice ‘votate con la pancia’ dà un messaggio sbagliato, contrario a quello che bisogna dare. Cioè: informatevi". Per Ivan Scalfarotto, sottosegretario allo Sviluppo economico, noi "siamo animalità e razionalità, come dice il filosofo, ma se togliamo quest’ultima resta solo l’animalità. E forse è quello che Grillo vuole". I cittadini invece vanno informati, insiste, "anche perché se si legge la riforma non si può che votare sì: i contenuti sono talmente positivi per il Paese che non si capisce come si possa votare no". 

A proposito, il presidente del Consiglio quando definisce “accozzaglia” chi vota no, non ha anch'egli qualcosa di eccessivo?
"No, a parte che 'accozzaglia' non mi sembra una parola eccessiva. E’ la prima volta che sento dire che accozzaglia sia un’offesa. Ma sfido chiunque a dire che Brunetta e Civati abbiano qualcosa in comune, a meno che mi sfugga qualcosa. Sono un’accozzaglia messa insieme alla rinfusa, una aggregazione composita unita solo dal no a qualcosa. Ma non propongono nulla".

Lei sa che un gruppo di “skin head” neofascisti veneti ha dichiarato che voterà sì?
"Non mi pare che gli 'skin head' siano particolarmente interessati alla politica. Sono un movimento contro la partecipazione popolare..."

Glielo assicuro, è così.
"Per me è una buona notizia dovunque votino. Anche perché solitamente sono anti sistema e hanno un’altra visione della società non quella di una democrazia liberale".

Cosa apprezza di più di questa riforma?
"Soprattutto il fatto che darà una maggiore stabilità ai governi: l’Italia ha avuto 63 governi in settant’anni, non si è mai riuscito a mettere in piedi un’agenda di governo completa. Dando quindi agli elettori la possibilità di valutare il proprio governo sulla base dei fatti e risultati, ma lo fa rafforzando il parlamento, i diritti delle minoranze e la partecipazione popolare. Infatti riduce il numero dei decreti legge perché introduce nuove forme referendarie, aumenta il quorum per l’elezione della Repubblica. E poi ristabilisce un rapporto razionale nella ripartizione di competenze fra Stato e regioni. Il fatto che noi non pubblicizziamo l’Italia in ambito turistico, perché la competenza è delle regioni, si scontra con la logica".

A proposito della partecipazione popolare, chi sostiene il No dice che con la riforma si avrebbe l’effetto esattamente contrario. Cioè non si amplierebbe ma si limiterebbe la sovranità popolare. Il Senato, per esempio, non sarà più eletto dai cittadini pur partecipando al procedimento legislativo.
"Sì ma questa non è una limitazione della democrazia: la Costituzione all’articolo 1 dice che ‘la sovranità si esercita nelle forme e nei limiti della costituzione’. Una nuova forma di partecipazione popolare che dice che da domani non saremo più rappresentati in modello fotocopia alla Camera e al Senato. E’ una cosa astrusa: due Camere che rappresentano lo stesso popolo a volte non sono d’accordo fra di loro, come è possibile dato che rappresentano gli stessi cittadini? Domani ciascuno di noi sarà rappresentato direttamente alla Camera come membro della comunità popolare e al Senato, attraverso i propri consiglieri regionali eletti dai cittadini, che ci rappresenteranno nei nostri interessi come appartenenti alle comunità regionali".

Però i senatori non hanno vincolo di mandato e quindi non sono tenuti in teoria a portare interessi regionali. Non si sa ancora sulla base di quali criteri verranno eletti e potrebbero anche rispondere al partito a cui appartengono piuttosto che al territorio.
"Dovranno rispondere ai consigli regionali che li hanno nominati, sennò questi non li eleggeranno più. I consiglieri e i presidenti di regione sono portatori di interessi comuni, anche se sono di colori diversi, che possono contrastare con la volontà dello stato centrale. Questa dialettica sana si verificherà all’interno dleelle istituzioni. E questo non è per nulla antidemocratico, anzi è superdemocratico. Solo che è una forma nuova di esercizio della sovranità popolare".

Renzi dice che la riforma farà “ripartire l’Italia”. Lei che è sottosegretario allo Sviluppo economico, ci dice come avverrà?
"Semplicemente smettendo di fare in modo che nel commercio estero le regioni vadano ciascuna per conto suo. Noi promuoviamo prodotti nazionali all’estero non come fanno per esempio la Francia e la Germania che alle fiere internazionali sono presenti come tali e non regione per regione. Oppure nel turismo, dandoci la possibilità di promuovere l’Italia come destinazione turistica e non le Marche, la Liguria o la Basilicata. Ancora, rendendo più semplice gli investimenti esteri con una sola normativa sulla sicurezza e sul lavoro. E poi naturalmente, nella ripartizione fra Stato e regioni, rimettendo alcune questioni economicamente molto rilevanti in una cabina di regia centrale, senza togliere alle regioni la possibilità di dettagliare l’azione sul proprio territorio ma facendo in modo che l’Italia competa come un unico soggetto sui mercati internazionali".