Razzi: "Sì è vero, gli onorevoli non pagano il caffè. Crozza? E' bravo, non è facile imitarmi". L’audio-intervista

Il senatore esprime il suo parere sugli onorevoli “scrocconi” ma parla anche delle imitazioni che di lui fa il comico e confessa di non essersi mai pentito di alcune affermazioni divenute dei veri tormentoni

Razzi: 'Sì è vero, gli onorevoli non pagano il caffè. Crozza? E' bravo, non è facile imitarmi'. L’audio-intervista

A Montecitorio è guerra agli onorevoli scrocconi, ai deputati abituati cioè a dribblare la cassa della buvette per non saldare il conto. La società che gestisce l’attività ha persino previsto l’utilizzo di un gruppo di “controllori” per bloccare gli eventuali sbadati o furbi. Un’altra macchia nel costume dei nostri rappresentanti? “Sicuramente una brutta immagine per i parlamentari italiani – precisa al nostro telefono il senatore Antonio Razzi – Ingiustificabile per gente che guadagna quel che guadagna e non vuole pagare un caffè o una banana per risparmiare un euro”.

Questo punto di vista è condivisibile senatore, ma a lei è capitato di vedere qualcuno comportarsi in tale maniera?
“Sì, purtroppo queste persone ci sono. Bisogna dire tuttavia che qualcuno a volte magari si dimentica di pagare. E’ accaduto anche a me di scordarmi di saldare una bevanda, perché stavo parlando e me ne sono andato senza fermarmi alla cassa. Quando me ne sono ricordato però, pur essendo trascorsa un’ora, sono ritornato e ho detto alla cassiera di voler pagare il succo d’ananas da due euro. Gli ho dato i soldi e lei mi ha detto: ‘grazie onorevole (allora ero deputato e non senatore) fossero tutti come lei’”.

Le fa sicuramente onore, ma probabilmente aveva ragione la ragazza: non tutti fanno come lei. In qualche caso più che dimenticanza potrebbe essere abitudine.
“Eh sì, purtroppo certe brutte abitudini non le hanno solo alcuni tra la gente comune. Anche alcuni di questi, qua dentro, le hanno”.

La vicenda degli scrocconi da buvette è venuta fuori per la Camera, ma al Senato succede la stessa cosa?
“Guarda, al Senato è un po’ più difficile perché la cassa è piazzata proprio all’uscita”.

Dunque è diverso perché la situazione è più sotto controllo?
“Nessuno paga prima di consumare, ma quando uno esce deve passare davanti alla cassa e la signora può controllare. Se Razzi non paga il caffè, quindi, potrebbe essere fermato”.

Insomma la cassa è situata in un punto strategico.
“Di solito la signora alla cassa (sono due le donne che si alternano) può constatare chi paga e chi non paga, valutare se uno vuol fare il furbo e intervenire. Poi magari conosce bene anche le persone che hanno un certo vizio”.

Le posso fare una domanda? A suo avviso ci sono dei privilegi ai quali voi parlamentari potreste rinunciare, anche per dare ai cittadini un segnale di buona volontà in questo momento di crisi?
“Guarda, alcuni ce li hanno levati, come il teatro e il pullman, altri restano. Più che altro secondo me si potrebbero togliere dalla paga dei parlamentari mille euro all’anno e creare un fondo per aiutare le persone che ne hanno bisogno, quelle che per esempio perdono la casa. Una cassa gestita da deputati e senatori, non dal ministero, per effettuare un primo intervento in caso di terremoti, alluvioni o altre emergenze. Adesso prima di intervenire ci vuole la delibera del ministero, la tal pratica burocratica o l’altra, e intanto la gente muore. Nell'altro modo si potrebbe dare subito una mano d’aiuto. Invece ci hanno diminuito la paga di circa mille euro ma quei soldi non si capisce a cosa li abbiano destinati”.

Ha mai avuto l’impressione  di aver approfittato del suo ruolo?
“Mai, anzi ho sempre cercato di essere umile e stare in mezzo alla gente dove mi trovo a mio agio. Io se mi trovo all’aeroporto faccio la fila come tutti gli altri. Sono d’accordo col presidente Berlusconi: è importante stare in mezzo alla gente per comprenderla e acquisirne la simpatia”.

Uno che ha contribuito a renderla famoso è Maurizio Crozza, cosa pensa di lui?
“Guarda, lui è un campione di imitazione e comicità. Lui fa il suo mestiere alla grande, ha studiato la mia immagine e fatto la mia imitazione in un modo unico. E’ stato bravissimo ed ora mi diverto anch’io moltissimo. Alcuni colleghi se la prendono quando li imitano, a me non me ne frega niente. Anzi”.

Un modo intelligente di reagire. Nelle registrazioni che hanno ispirato Maurizio Crozza lei affermava che molti politici si fanno ‘li ca… sua’. Lo pensa sempre?
“Io te lo dico da amico (ride, ndr)... che è davvero così.

Quella frase ripresa da Crozza è divenuta un cult.
"Dissi quella frase a un amico, credendolo un amico, invece ne stava approfittando”.

Che fra i politici ci sia chi si fa solo 'li ca… sua' le dà fastidio?
“Sì e lo dico chiaro e tondo perché io mi sono fatto da solo. Ho lavorato in Svizzera, dove non ti danno niente se non lo meriti, sono partito da zero, ho fatto il capo operaio, il capo ufficiale dei pompieri poi sono passato all’amministrazione e nessuno mi ha mai regalato niente. Ho pure imparato la lingua e per questo a volte sbaglio nel parlare l’italiano, spesso mi sfugge cosa dire perché non mi viene in mente, abituato come sono a usare anche un’altra lingua. Magari sbaglio l’ortografia o il congiuntivo ma l’importante è che chi mi ascolta comprenda, capisca il concetto. Questo per me conta”.