L’ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Pasquale Preziosa: “La pace si costruisce anche con le armi”

In una lunga intervista rilasciata in esclusiva a Tiscali, Preziosa spiega quali potrebbero essere i fronti caldi e quali armi “aeree” deve poter disporre l’Italia per garantirsi una protezione adeguata. F35 e Eurofighter armi strategiche

“Il futuro è difficile da prevedere: c’è una crisi finanziaria non risolta che potrebbe creare fronti caldi in una qualunque parte del globo, compresa l’Europa”; sono in corso “cambiamenti climatici che spingeranno popolazioni e alcune forze armate a migrare dalle aree cui sono ora confinate”; "si dovrà affrontare il problema della scarsità d’acqua e delle connesse risorse alimentari”. L’ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Pasquale Preziosa, ha un concetto di difesa chiaro: c'è tanta instabilità in giro, quindi l'Italia deve avere la pistola con i proiettili sempre in canna, con gli ingranaggi oliati, con le munizioni vicine.

Il ruolo dell'Italia

 Potrebbe esserci una nuova guerra fredda? Ci sarà una recrudescenza del terrorismo? “Non si possono fare previsioni, le primavere arabe, per esempio, non erano state neppure ipotizzate, come nessuno aveva previsto la caduta del muro di Berlino: il futuro è sorpresa strategica”. L’Italia non deve farsi cogliere impreparata: “Se sei preparato puoi pensare in termini di gestione, se non lo sei subisci”. I segnali non sono confortanti, ha scritto di recente un ex generale inglese, preoccupato dall’attivismo militare russo.

Futuro incerto

Nel suolo europeo non si combatteva da oltre settanta anni, ma il blitz della Russia in Ucraina ha risvegliato ricordi e paure sopite. Del resto, l’affermazione è di Papa Francesco, "la terza guerra mondiale è già iniziata: siamo di fronte a un nuovo conflitto globale, ma a pezzetti”.  Per sottrarsi alla tragedia occorre tenere in giusta considerazione le guerre asimmetriche che si stanno combattendo in Medio Oriente, delle azioni spesso congiunte di Isis e Al-Qaeda (ancora molto attiva in Somalia) e di quanto sta avvenendo in Mauritania e Algeria.

Prevenire i focolai

Per prevenire i focolai occorre dotare di armi adeguate Esercito, Marina e Aviazione. “Negli ultimi tre anni abbiamo avuto una crescita operativa esponenziale, basta dire che i nostri Eurofighter Typhoon, della Task Force Air in Šiauliai, sono rimasti otto mesi in Lituania per sorvegliare lo spazio aereo dei Paesi Baltici”. Un’operazione riuscita: “Siamo stati lodati per il miglior assetto di difesa di tutta la Nato”. Si entusiasma anche quando ragiona del “rischieramento” dei Tornado e Predator, elogia i piloti che hanno operato durante i rifornimenti in volo Kuwait.

I Predator

“La parte Predator l’abbiamo sviluppata al di là di ogni previsione”: molti specialisti europei si sono rivolti a noi per capire e per chiederci “il trasferimento della conoscenza sulla operatività dei sistemi”, dice il pilota. Oltre a ciò, con l’Aereonautica “abbiamo portato avanti con la Piaggio Aero Industries e Selex ES la trasformazione del velivolo P180 in P11HammerHead: il primo drone militare italiano, capace di sorvegliare, spiare e attaccare”. Un capitolo a parte, secondo Preziosa, meritano gli F35, da sempre al centro di discussioni a volte strumentali. “

F35 e Eurofighter

L’F35 molto presto sarà acquistato dalla Danimarca, gli israeliani li hanno già, molti altri Paesi europei si sono messi in fila”, suggerisce. La combinazione F35-Eurofighter dovrebbe offrire al nostro Paese un buon livello di sicurezza aerea.  Per di più, queste scelte tattiche “dovrebbero garantire molti posti di lavoro per molti anni”, soprattutto ora che è stato firmato un contratto per una commessa di 7 miliardi di euro con il Kuwait per un certo numero di Eurofighter: gli aerei saranno assemblati, come gli F35, in Italia.

Il Falcon di Renzi

“Se vuoi la pace, prepara la guerra”, dicevano a Roma. Preziosa è a suo agio quando parla di queste cose. Scansa invece come la peste l’argomento del Falcon di Renzi: “Il Falcon di Renzi non esiste”, afferma. E scansa senza nessun preambolo anche l’argomento dei voli di Stato: “Questa attività è gestita direttamente dai presidenti del Consiglio, credo la forza aerea sia stata utilizzata solo per fini istituzionali. “Ciclicamente” su questo argomento si sollevano “polveroni inverecondi, creando problemi inesistenti”.

La sicurezza dello Stato

“Le inchieste hanno sempre dimostrato il regolare utilizzo dei mezzi aerei”, dice Preziosa. Il generale preferisce parlare della sicurezza dello Stato, della sua Arma, dei velivoli che ha gestito, degli scenari di guerra che l’hanno visto protagonista in prima persona (nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 1991 durante l’operazione Locusta riuscì a sfuggire alla contraerea irachena). E degli scenari di guerra possibili, sempre cercando di scansare quella “macchina del fango” che di recente ha colpito molti generali italiani, compreso lui, con esposti anonimi: una questione di certificati medici e di promozioni mancate, nel suo caso: “Sarà la magistratura a decidere”. Amen.

La ministra della Difesa

Non vuol parlare neppure degli screzi avuti con la ministra della Difesa Pinotti. Si abbottona, ride, ma non va oltre un rispettoso “le decisioni politiche debbano essere rispettate”. Ciò nonostante, il giorno del suo addio all’Aereonautica non si è vista la consueta cerimonia di commiato: non era mai accaduto che in una situazione simile a tante non venissero mai nominati il ministro della Difesa e il capo di Stato maggiore della Difesa. Solo il Capo dello Stato (e delle Forze Armate), Sergio Mattarella, è stato risparmiato dall'epurazione verbale.

Con l’Italia nel cuore

I rapporti tra Preziosa e la Pinotti sono sempre stati ruvidi: da quando la ministro al momento di scegliere il successore dell’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli interruppe la tradizionale rotazione tra le Forze armate. In sostanza: invece di puntare su Preziosa (Aeronautica), il ministro optò per Graziano (Esercito). “Quando uno cita il presidente della Repubblica ha citato tutto il governo”, chiosa lui, preferendo voltare pagina. Con l’Italia nel cuore.