Immigrazione, Pittella: "Sì agli eurobond, inaccettabile la proposta tedesca della tassa-benzina"

Il presidente del gruppo socialista europeo: "Migration Compact proposta intelligente. Aiutiamo i migranti già a casa loro. Sabato convegno a Cagliari"

Una foto di Gianni Pittella, eurodeputato Pd
L'eurodeputato del Pd Gianni Pittella

Per risolvere il problema dell’immigrazione servono lo sforzo congiunto di tutta l’Europa e una dotazione finanziaria per far fronte a qualsiasi esigenza. Per questo il Migration Compact proposto dall’Italia rappresenta "una soluzione intelligente, e l'idea degli eurobond è perfettamente funzionale al perseguimento dell’obiettivo". Per Gianni Pittella è insomma "una concreta via d’uscita da un problema colossale".

Su questi temi abbiamo intervistato l’europarlamentare del Partito Democratico e presidente del Gruppo Socialista (S&D) del Parlamento Europeo, che sabato 23 aprile sarà in Sardegna per una serie di visite a strutture produttive innovative e culturali, insieme a Renato Soru, eurodeputato e segretario regionale del Pd, e Francesco Pigliaru, presidente della Regione sarda. Alle 16,30 i tre saranno poi impegnati al THotel di Cagliari nel convegno dal titolo “La Sardegna cambia con l’Europa”.

Onorevole Pittella, questa soluzione non incontra però il gradimento del governo tedesco, anche se noi abbiamo avvallato l’accordo Ue-Turchia che mette in sicurezza la tratta verso la Germania
“Non è l’intera proposta italiana a far storcere il naso ai tedeschi, ma solo la questione degli eurobond. Ovvero solo uno degli strumenti di un piano più ampio che ha come obiettivo la stabilizzazione e la crescita dei Paesi africani, oltre alla difesa e alla sicurezza delle frontiere esterne di quel Continente, dell’Europa e dell’Italia. Si prevede per altro la creazione di hotspot (strutture idonee a ospitare i migranti,  identificarli e registrarli, ndr) già nei Paesi d’origine, e una serie di altre misure che affrontano in modo intelligente la questione dei flussi dei rifugiati e creano canali legali di migrazione economica”.

Perché i tedeschi sono tanto refrattari allo strumento degli eurobond?
“La Germania ha una sorta di idrofobia. Li vedono come il demonio perché hanno paura di condividere il debito. Gli eurobond infatti presuppongono la messa in comune dei debiti, e l'immissione su livello europeo di titoli di debito simili a quelli che oggi sono utilizzati solo su livello nazionale. Quei titoli di debito a livello europeo consentirebbero però di creare una provvista finanziaria notevole per finanziare un progetto come il Migration Compact”.

Renzi dice che il governo italiano non è attaccato a una soluzione univoca, però chiede alla Merkel - nel caso - proposte alternative.
“Ed ha ragione. La soluzione alternativa finora fornita dal ministro Schaeuble è stata infatti la tassazione della benzina. Una proposta inaccettabile, visto che oggi parlare di ulteriori tasse significa buttare (appunto) benzina sul fuoco, alimentare l’antieuropeismo e far arrabbiare i cittadini. Sarebbe un errore colossale. I tedeschi devono riflettere ulteriormente, e per questo lunedì e martedì sarò a Berlino in visita ufficiale ai socialdemocratici, per cercare di riportarli su posizioni favorevoli agli eurobond. Altrimenti, se proprio non ci sarà una svolta, che la Germania proponga altri strumenti, escludendo ovviamente la tassa sulla benzina”.

In effetti, per noi italiani - viste le accise che già paghiamo - una tassa simile sarebbe una beffa, una provocazione.
“Non solo per noi italiani. Del resto, nella stessa Germania sta crescendo una forza di estrema destra e parlare di tasse significherebbe dare linfa a chi si oppone all’Europa unita”.

Il Migration Compact cerca dunque di risolvere in maniera organica il problema, includendo anche l'idea di aiutare i migranti già in casa loro.
“Esatto. Ecco perché parlo di tentativo intelligente. E’ una soluzione organica soprattutto se collegata alla revisione dell’accordo di Dublino, attesa per le prossime settimane e richiesta dal gruppo dei socialisti democratici. Se mettiamo insieme questi due elementi otteniamo un quadro legislativo e programmatico in grado di affrontare in maniera olistica questo enorme tema. Un tema strutturale e non congiunturale, ovvero destinato a durare per anni”.

Dunque i flussi migratori dureranno ancora a lungo.
“Dobbiamo essere onesti e chiari, questa situazione durerà ancora anni, perché c’è una distanza abissale tra la condizione delle popolazioni africane e quella delle popolazioni europee. L’Africa è un continente con contraddizioni fortissime, tali da spingere tanti abitanti ad andarsene. Dobbiamo creare condizioni affinché restino lì, ma certamente tantissimi continueranno ad emigrare. Bisogna gestire il fenomeno, sapendo per altro che una parte di quei migranti può servire a un’Europa che - con i dovuti distinguo - comincia ad avere problemi demografici (pochi figli) ed esigenze di certa forza lavoro”.

Quanto è importante risolvere situazioni come quelle della Libia e della Siria?
“E’ essenziale realizzare la stabilizzazione della Libia attraverso il governo di unità nazionale, e quella della Siria attraverso la sconfitta di Daesh (Isis, ndr). Sono precondizioni essenziali per frenare il flusso di rifugiati. Finché in Libia ci saranno la guerra tribale e la penetrazione del terrorismo, e in Siria la tripartizione guerreggiata tra Isis, Assad e anti-Assad, è ovvio che i poveri cittadini di quei territori, uomini, donne e bambini, cercheranno di fuggire. Del resto, cosa faremmo noi in quelle condizioni?”

Servirà una stretta collaborazione tra gli esecutivi, le amministrazioni e le polizie dei vari Stati europei. Vi state attivando?
“Una iniziativa forte su Siria e Libia la sta portando avanti la Mogherini, alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri. Mentre il ministro degli Esteri Gentiloni è impegnato in particolare sulla Libia. Il Migration Compact, inoltre, prevede un partenariato politico con l’Africa. E' la stella polare di una politica europea oculata. Non a caso il gruppo socialista europeo, che mi onoro di presiedere, ha assunto questa priorità e organizzato la Settimana per l’Africa del parlamento europeo. Una occasione per mettere insieme interlocutori africani ed europei intorno a una proposta di collaborazione politica”.

Uscendo per un attimo dalla tematica principale, pensa che l’Italia – alla luce degli sforzi fatti - possa legittimamente chiedere alla Ue maggiore flessibilità?
“La flessibilità non è un regalo da fare a chi è bello o simpatico, ma uno strumento previsto dal Patto di stabilità spettante a chi raggiunge determinati target. Da tale punto di vista, l’Italia ha dimostrato di aver ridotto – sia pur lievemente – il debito pubblico, di stare sotto il 2,5% riguardo al deficit (disavanzo), di aver avviato riforme strutturali mai fatte negli ultimi 20 anni e di aver gestito in maniera impeccabile l’emergenza migratoria. Ci sono dunque tutte le condizioni per aver diritto alla flessibilità e continuare a fare un buon lavoro. Sarebbe un vantaggio anche per l’Europa. Non dimentichiamo infatti che il nostro Paese è determinante in questo momento nello scacchiere europeo, perché abbiamo una leadership consolidata, di carattere progressista, che sta facendo uno sforzo rinnovatore enorme”