La ministra Pinotti: "I terroristi non arrivano con i barconi". Sui marò: "Non c'è ancora la data"

In una intervista concessa a Giuseppe Caporale, il direttore di Tiscali Notizie, la ministra della Difesa Roberta Pinotti ha spiegato quali sono le emergenze che il nostro Paese sta affrontando

Roberta Pinotti, la ministra della Difesa
Roberta Pinotti, la ministra della Difesa
di Giuseppe Caporale

Il terrorismo, il caso Brennero, gli sbarchi dei clandestini, il referendum, la vicenda marò: in una intervista concessa a Giuseppe Caporale, il direttore di tiscali.it, la ministra della Difesa Roberta Pinotti ha spiegato quali sono le emergenze del nostro Paese. “Per sconfiggere il terrorismo occorre combattere alla fonte ciò che lo determina, prevenire i possibili attentati, trovare un punto di contatto con tutti i servizi segreti occidentali: perché questo tema non può essere solo dai singoli stati”, ha spiegato. Il nostro Paese, sempre secondo la ministra, “è uno dei paesi a rischio attentati”. Anche se Inghilterra, Belgio e Francia hanno problemi numerici e quindi di controllo superiori ai nostri, “noi abbiamo numeri ridotti, stiamo seguendo un centinaio di individui, anche perché la nostra migrazione è più recente”.

La Pinotti bacchetta

La Pinotti non mette in relazione le migrazioni di massa con il terrorismo, “Mi sembra quasi impossibile – ha spiegato al Ministra – che gli jihadisti utilizzino i gommoni per spostarsi: sono in grado di comprarsi un biglietto aereo”. C’è il rischio, invece, che l’Europa sia diventata un cavallo di Troia, “basta vedere quali città hanno dato loro i natali e i percorsi culturali hanno seguito i terroristi che hanno stordito Francia, Inghilterra e Belgio”. 

Salvate 250mila persone

Questo, per la Pinotti, “non vuol dire che l’Italia, che lo scorso anno ha salvato più di 250 mila persone, non debba fare il suo dovere controllando tutte le persone salvate dalle nostre navi o approdate nelle nostre rive”.  In questo compito umanitario e di prevenzione, l’Italia finalmente “sta avendo un apporto sostanziale anche da parte altri paesi europei”. Il vero nodo del problema è il controllo delle coste libiche, per questo “pensiamo sia necessario addestrare le guardi costiere di quel paese”.

I rapporti con l'Austria

La ministro della Difesa, che ieri con il presidente della Repubblica Mattarella ha visitato il sacrario di Leiten, dove riposano quasi 55mila caduti della Prima Guerra Mondiale, 35mila italiani e 20mila austriaci, si è anche soffermata sulla nota vicenda della barriera anti-migranti del Brennero ipotizzata dall’Austria. “Sarebbe davvero tragicamente ironico se proprio tra Italia e Austria si concretizzassero nuovi tipi di rotture e si materializzassero muri e barriere: la soluzione è nella cogestione dei problemi. Non si può pensare di prevenire il terrorismo in questo modo, sarebbe straordinariamente pericoloso”.

I rapporti con il mondo militare

Quali sono i suoi rapporti con il mondo militare? “Ho trovato più diffidenza quando mi sono occupata di crisi industriale, il mondo militare mi ha accolto bene, anche se per una donna occuparsi di Difesa non è consueto”.  La ministra ha anche confessato di aver vissuto momenti difficili, soprattutto quando ha saputo dei quattro ufficiali piloti morti nella scontro fra due Tornado dell'Aeronautica il 19 agosto scorso nei cieli dell'ascolano nelle Marche. Ma ci sono stati anche momenti belli, come quando ad Herat un reggimento siciliani le ha servito “una colazione a base di dolci isolani”. 

Il referendum

La Pinotti è attenta alle dinamiche politiche, per questo chiede di “non confondere le elezioni amministrative con quelle politiche”. Poi c’è il referendum. “Il mio è un sì convinto: le fine del cameralismo perfetto produrrà la riduzione dei tempi legislativi. Se ne parla da 30 anni, ci sarà un miglioramento per i cittadini. E non ci saranno più decretazioni d’urgenza. La legge potrebbe essere non perfetta, ma ci sarà tempo per affinarla”.

L’antipolitica

Come si cura l’antipolitica? “Prima di tutto occorre trovare soluzioni per far riprendere la macchina del lavoro: l’antipolitica nasce in questo brodo di coltura”, ha concluso la Pinotti, “ma i tempi del cambiamento non sono immediate”.