Il politologo Pasquino: “Renzi faccia la manovra e vada via. Legge elettorale? Non spetta a lui”

Il giurista è convinto che il premier si debba fare da parte quanto prima. "La legge elettorale la faccia un governo alternativo a guida Pd. Ma non Renzi"

Il politologo Pasquino: “Renzi faccia la manovra e vada via. Legge elettorale? Non spetta a lui”

L'urgenza dell'approvazione della legge di Stabilità spinge il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad accendere il semaforo rosso e respingere (o meglio rimandare) il passo indietro del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sonoramente bocciato dal risultato del referendum costituzionale. Il Colle chiede di "soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento". Ove "l'adempimento" sarebbe la legge di Stabilità, da appprovare entro dicembre, pena l'esercizio provvisorio. Non è una novità: già Berlusconi nel 2011 e Monti nel 2012 ritardarono la loro uscita di scena per lo stesso motivo. Ma il vocio post referendario enumera ipotesi a tratti incontrollate. Il politologo Gianfranco Pasquino (sostenitore del No al referendum costituzionale ndr) analizza l’evolversi dello scenario politico in una conversazione con tiscali.it. Il cui esordio non dà scampo al premier uscente: "Se si tratta di approvare la legge di Stabilità va bene, dopo di che Renzi deve andarsene, punto e basta".

Qualcuno dice che potrebbe occuparsi anche della nuova legge elettorale.
"Ma la legge elettorale è qualcosa che deve fare il Parlamento, non il governo. La sua presenza non è quindi strettamente necessaria. Anzi è controproducente perché ha sostenuto che l'Italicum fosse la miglior legge elettorale al mondo, che tutta l'Europa ce l'avrebbe invidiata che molti Stati ce l'avrebbero copiata. Tutto questo è sbagliato quindi non deve stare lui a capo del governo a fare la nuova legge elettorale: se ne deve andare".

La legge elettorale va rifatta: tra poco ci sarà la sentenza della Corte costituzionale che traccerà le linee. Da lì ripartirà la riflessione sulle prossime regole del voto?
"Bisogna aspettare che la Corte si esprima e lì ci saranno le indicazioni. Di quelle si dovrà tenere conto. Ma ritengo che non ci sarà problema a fare meglio dell'Italicum: anzi è facilissimo". 

L'Italicum sembra non piaccia a nessuno. Però Grillo dice: andiamo a votare subito anche così. 
"Grillo ha detto diverse cose, variegate, e per fortuna non sono loro a fare la legge elettorale. Gli conviene certo perché con il ballottaggio se vincono governano. Però le leggi elettorali non si fanno quando conviene a contro qualcuno. Per cui è opportuno che lascino perdere e se vogliono introducano una proposta in Parlamento o aspettino gli altri".

Il M5S propendeva per un sistema proporzionale.
"I sistemi proporzionali sono vari, ce ne sono che funzionano bene e altri che non funzionano. Per esempio quello tedesco funziona molto bene mentre quello che abbiamo avuto in Italia dal '46 fino al '93 aveva dei problemi. Quindi non basta dire 'il proporzionale', ci sono diverse modalità di sistemi elettorali. Bisogna scegliere quello che funziona meglio".

Questo Parlamento sarà in grado di elaborare una legge elettorale adatta per l'Italia?
(Ride) "Questa è una domanda troppo difficile. Dovrebbero aver imparato qualcosa. Io immagino che qualcuno abbia una proposta chiara, magari che valuti una legge che da altre parti funziona".

Per esempio?
"Il migliore proporzionale è quello tedesco. Se vogliono un maggioritario con collegi uninominali, il migliore è quello francese. Con pochissime correzioni e modifiche. Due modelli li hanno: quindi smettano di pensare di essere più intelligenti degli altri e che riescano a fare qualche cosa di meglio di quello che già esiste".

Qualche analista dice che in realtà a elezioni immediate non vuole andare nessuno. Nel centrodestra sfaldato solo Salvini le invoca, il centrosinistra in questo momento si deve reinventare, il M5S non ha un programma di governo pronto. Quindi?
"Io non sono mai a favore delle elezioni anticipate. Credo che si debba fare una buona legge elettorale riflettendo, non dando ai mercati l’immagine di un paese instabile. Riprendo le parole del presidente del Consiglio quando aveva ripetutamente detto che questa legislatura sarebbe arrivato al 2018, magari pensando che ci sarebbe arrivato lui. Poi riusciamo finalmente a rispettare qualche criterio che l’Europa pretende da noi. Tutto è comunque nelle mani del Parlamento e del presidente della Repubblica".

Quindi, un governo tecnico?
"No, io sono contrario ai governi tecnici. Sono dell’idea che si debba fare un governo guidato da un politico con una maggioranza politica che deve includere il Pd, partito più grande, guidato da un politico del Pd che sa che deve comportarsi meglio rispetto al precedente presidente del Consiglio. C’è poi un problema con l’Europa: il nuovo governo deve avere una visione che non sia soltanto quella di esporre la bandiera europea in una conferenza stampa ma anche rispettare i requisiti europei e a quel punto chiedere anche che vengano cambiati. Per questo ci vuole un presidente del Consiglio che sia credibile in Europa".

Ma comunque uno che non sia l'attuale premier?
"Certo, ma uno che non sia nemmeno un nemico di Renzi. Qualcuno capace di rimettere insieme il partito. Perché il Pd è il puntello del sistema dei partiti. E senza il partito democratico assisteremmo a una crisi complessiva. Storie che abbiamo già visto con la crisi della Dc nel ’94. Crisi che Berlusconi ha in qualche modo risolto ma solo parzialmente in vent’anni dal ’94 al 2014 sono stati vent’anni complicati, di pasticci complessivi non particolarmente produttivi".

Renzi politicamente è finito?
"Renzi è un giovane pieno di energie, stracolmo di sé e di ambizioni che certo politicamente non è ancora finito. Ha subito una sconfitta rilevante, lui dovrebbe tenere conto di questo e anche gli altri dovrebbero ricordargli che ha subito una grande sconfitta a causa del suo modo di fare politica, a causa del suo eccesso di personalizzazione politica".

Tra l’altro l’analisi del voto rivela che i giovani non l’abbiano votato. In una fascia dai 18 ai 34 anni, l’80 per cento ha detto no.
"Questa è un’altra grande contraddizione per uno che dovrebbe rappresentare i giovani che aveva detto che guardava al futuro. Vuol dire che quei messaggi sono stati considerati inadeguati, controproducenti e forse anche bugiardi. I giovani hanno risposto che è meglio tenersi questa Costituzione che è sicuramente meglio delle riforme che Renzi aveva fatto e i giovani gli hanno anche detto che la sua politica socioeconomica non ha portato nessun beneficio alla loro condizione che rimane abbastanza complicata. Poi ovviamente hanno padri e madri che godono dei vantaggi che ha prodotto la prima lunga fase della Repubblica e quindi sono in grado in qualche modo di sostenerli e di appoggiarli".