Yara, il professor Meluzzi: "Bossetti colpevole? La prova regina non c'è, il Dna è contaminato. La scienza non è una fede"

Yara, il professor Meluzzi: 'Bossetti colpevole? La prova regina non c'è, il Dna è contaminato. La scienza non è una fede'

Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso la piccola Yara Gambirasio, è stato rinviato a giudizio, in seguito alla decisione del Giudice dell’Udienza Preliminare. Enorme la delusione della difesa per la quale sarebbe stato opportuno ripetere il test sul Dna. Infatti la prova regina su cui si basa l’accusa nei confronti dell'ex muratore di Brembate è la traccia biologica trovata sul corpo della povera ragazza. Ma si tratta di una prova inoppugnabile? Secondo il professor Alessandro Meluzzi, medico chirurgo specialista in psichiatria, psicologo e criminologo, in questo caso restano moltissime zone oscure e la cosiddetta prova regina non regge.

Professore, lei non crede nella colpevolezza di Massimo Bossetti, pare di capire.
“ Io credo solo in Dio, la scienza forense e il diritto non richiedono atti di fede bensì un metodo, servono dati obiettivi e fatti. Nelle aule di giustizia si ricerca la verità processuale, non la verità ipotetica, come ci insegnano la procedura penale e lo stesso diritto costituzionale. Mi limito dunque a fare alcuni rilievi su cose presentate spesso come oggettive ma in realtà sub judice, come la prova scientifica sul Dna che inchioderebbe definitivamente Bossetti”.

La prova non è inoppugnabile?
“Mi limito a riproporre una osservazione molto criticata: il reperto presentato come prova regina contiene un Dna nucleare e un Dna mitocondriale discordanti. Questo il fatto. E ciò non lo dice un critico ma chi produce il fatto stesso. In sostanza, se io avessi portato ad una rivista scientifica internazionale di biologia molecolare e genetica uno studio su quel Dna mi avrebbero detto di riprendermi il campione perché non utilizzabile. Avrebbero pensato fosse stato custodito in qualche frigo insieme a mozzarelle e prosciutti. Avrebbero parlato di campione contaminato. Siccome per altro il test non è ripetibile non può essere la prova regina. Semmai soltanto un ulteriore indizio acquisibile in un processo fattuale”.

Come dire che non c’è la pistola fumante in mano all’accusato?
“Esatto. C’è solo un ulteriore indizio, ed allora quello va sostenuto da altri indizi concordanti e convergenti. E a proposito mi chiedo: le prove giudiziarie devono essere più o meno rigorose di quelle necessarie a giustificare la pubblicazione su una rivista scientifica? Credo non esista dubbio, perché mandare all’ergastolo una persona e molto più grave del condizionare una carriera”.

Insomma la cosiddetta prova regina è perlomeno non “definitiva”.
“Abbiamo un Dna nucleare e uno mitocondriale discordante. C’è stata una contaminazione. Come sia avvenuta questa contaminazione non lo sappiamo. Ma il test andrebbe ripetuto, a rigor di norma davanti al consulente della difesa. Ora questo non è possibile per scarsità del campione. Fossimo negli Stati Uniti, quella prova verrebbe buttata nel cestino”.

Perché secondo lei il Gup ha rinviato a giudizio Bossetti non accogliendo la richiesta della difesa di ripetizione del test sul Dna?
“La procedura penale italiana non si basa sulle prove giudiziali come accade con la Common Law (l’ordinamento giuridico di origine anglosassone basato sui precedenti giurisprudenziali, ndr). Il problema qui è che tutto approda ad un libero convincimento del giudice. Io non so se Bossetti sia innocente o colpevole, questo lo stabilirà un dibattimento in Aula, ne faccio un problema di metodo, non di merito”.

Pensa ci siano altri fatti che in questa vicenda andavano considerati? Ora per esempio è saltata fuori la questione della rubrica “segreta” nel telefonino di Yara.
“Certo, andrebbero considerati altri elementi, come le decine di altri reperti biologici rinvenuti sul corpo di Yara. Altri elementi, piliferi soprattutto, che non corrispondono a quella traccia di Dna. Tuttavia, questo incredibile processo –basato su ventimila test del Dna e la spendita di quasi 3 milioni di euro – passerà alla storia della giurisprudenza come uno dei più cari. Non voglio farne essenzialmente una questione di costi, ma non vorrei che uno sforzo così ingente nell’inchiesta comportasse una difficoltà a tornare indietro.”

Personalmente che idea si è fatto?
“Se facessi il bookmaker, scommetterei che Bossetti sarà condannato. Che poi questo, nel caso,  avvenga su una base scientifica è tutto da discutere”.

Ci sono altri aspetti controversi. E’ possibile che il corpo sia rimasto tre mesi nel campo di Chignolo d’Isola senza che nessuno lo notasse?
“E’ un altro dei tanti dubbi sulla vicenda. La povera ragazza è stata uccisa lì? Dai reperti ematici parrebbe di no. Fosse stata uccisa in quel posto probabilmente le macchie ematiche sarebbero state molto più evidenti. E’ difficile ricostruire l’accadimento, ma la ricostruzione dei fatti effettuata mi sembra foriera di mille dubbi. Nonostante l’enorme spiegamento di mezzi”.

Una volta Michele Giuttari, il famoso commissario del Mostro di Firenze, mi disse che al giorno d’oggi, qualche volta, si sbagliano le indagini. Si punta troppo sulla fredda modalità scientifica tralasciando di accostarvi il saggio metodo dell’indagine che non esclude alcuna pista e si affida soprattutto all’intuito degli investigatori.
“Quello dell’indagine dovrebbe essere un metodo ipotetico, deduttivo, sperimentale. Basterebbe rifarsi a maestri del giallo come Conan Doyle, Agatha Christie o Edgar Allan Poe per comprendere il concetto. Forse non ci sono più i poliziotti di una volta, o forse - in una procedura governata da un magistrato con grandi competenze giurisprudenziali ma poche competenze investigative - le cose non possono che andare così. Ogni epoca ha i suoi Idola Tribus (pregiudizi della tribù, della società, ndr). Al tempo dell’Inquisizione lo era la fede, oggi è la scienza che nella dialettica culturale prende il posto dell’ortodossia”.

La sua amica Roberta Bruzzone, nota criminologa, ha dichiarato in una intervista che gli psichiatri come lei dovrebbero lasciar parlare i genetisti.
“Posso solo dire di aver insegnato per 20 anni genetica del comportamento umano all’Università di Siena. Non sono un genetista ma mi sono molto occupato dei rapporti tra funzionamento del cervello e geni. In definitiva poi sono medico da 35 anni. Dunque pur non essendo un genetista sperimentale non sono certo digiuno delle cose di cui si discorre. Sono per altro molto onorato che una signora famosa come la Bruzzone si occupi dell’opinione di questo vecchio medico. Continuo a dire però che, al di là delle battute, resta un problema di metodo".

Per dirla in maniera più chiara?
“Quello della scienza è un metodo non una fede. Lo scientismo (atteggiamento intellettuale di chi ritiene unico sapere valido quello delle scienze fisiche e sperimentali, ndr) è cosa diversa dalla scienza. Anzi, lo scientista è lontanissimo dalla scienza. E noto come certo incrocio tra diritto e scienza stia dando luogo a una deformazione scientifica figlia più di CSI (fortunata serie TV, ndr) che di un vero metodo scientifico applicato. Purtroppo chi ha lavorato negli ospedali per oltre 40 anni conosce bene quel metodo ed anche i suoi limiti”.