[L'intervista] "La Cgil non capì il progetto di salvataggio di Marchionne". La stoccata di Bonanni

"Per dare gambe alla sua idea il manager italo-canadese aveva costruito una rete commerciale globale e aveva scelto partners già insediati da tempo nel mercato"

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“Onore a Sergio Marchionne!” ha scritto sul suo sito social Raffaele Bonanni. L’ex segretario generale dalla Cisl ha in questo modo voluto ricordare l’uomo che ha “salvato” la Fiat, un’azienda che si era ridotta a produrre (“in un mercato dell’auto che in Europa in quell’epoca si era impoverito almeno del 30 per cento”) utilitarie a basso valore aggiunto. Marchionne, dice a Tiscali Notizie Bonanni, aveva deciso di andare contro corrente, rivolgendo la sua attenzione ai ricchi mercati mediorientali ed americani con auto di lusso di medio-grande cilindrata e con i marchi storici come la Maserati e l’Alfa. Per dare gambe alla sua idea il manager aveva costruito una rete commerciale globale e aveva scelto partners già insediati da tempo nel mercato. Dopo vari tentativi (e dopo aver provato a rilevare Opel), Marchionne, con operazioni complesse (e senza capitali) ha inglobato una Chrysler ormai sull’orlo del collasso. “Alla fine di questa giostra infernale riesce a riconquistare il mercato con le 500, ma anche con Maserati, Alfa e Ferrari”, spiega Bonanni. La Chrysler riprende quota in Nord America: la sua auto più prestigiosa, la Jeep, oggi è costruita anche a Melfi, in Italia.

Bonanni, Marchionne ha rivoluzionato il mercato dell’auto, ma all’inizio eravate titubanti
“Marchionne aveva iniziato un tour del force per rimettere a posto la Fiat con mille e mille difficoltà: per quanto mi concerne, sono stato con Angeletti uno dei pochi a credere nel suo progetto che, fra l’altro, prevedeva anche la garanzia del posto di lavoro per le maestranze. Oltre a noi non ci credeva nessuno: né la stampa, né gli ambienti politici. Tutti contro la Fiat, quindi contro Marchionne: dicevano che si trattava di un millantatore e che avrebbe portato allo sfascio le fabbriche rimaste. E quando la cosa stavano progredendo sostenevano: sta vendendo la Fiat agli americani, non farà investimenti. Invece le cose sono andate diversamente. Un po’ per il cordoglio, un po’ per la pietà, oggi tutti sono dalla sua parte. Quando scrivo “Onore a Sergio Marchionne” significa onore a un italiano vero, legatissimo all'Italia e all'Abruzzo, che è riuscito, combattendo contro qualsiasi avversità, a fare sei miliardi di investimenti in Italia, investimenti che nessuno era riuscito a fare in quel periodo”.  

Nel 2010, la Fiom Cgil la pensava diversamente, vi siete trovati su fronti opposti
“Ci sono due cose molto semplici da capire: Marchionne doveva garantire chi gli prestava i soldi per il nuovo sistema robotico. Per poter mantenere alla parola data doveva far in modo che le macchine fossero utilizzate a pieno regime, ventiquattro ore su ventiquattro, da qui la necessità di modificare l’organizzazione del lavoro. E quindi, senza togliere né diritti né salario (che poi è cresciuto), bisognava garantire una più snella organizzazione del lavoro. In questo contesto, la Fiom si schierò contro le modifiche. L’altra questione cruciale: lui, che veniva da una nazione normale (il Canada), sosteneva che quando si stipula un accordo o un contratto non si sciopera. Per me e Angeletti questa era una regola naturale: non puoi fare scioperi quando firmi una tregua, se non quando l’azienda non rispetta il contratto. La Fiom non volle aderire a queste regole (hanno ancora questa opinione, gli unici nel mondo occidentale): non era in sostanza disposta a discutere su questioni basilari che avrebbero, invece, com’è stato dimostrato, determinato la programmazione di una produzione virtuosa”.  

Marchionne …  
“Ha dimostrato che le nostre aziende non sono competitive solo quando sono gravate da pesi e orpelli. Che non sono né il salario né la presenza dei sindacati nelle fabbriche. Se ci facciamo caso, i sindacati non avevano avversari dentro la fabbrica (i tanti referendum interni sono stati vinti) ma fuori. Marchionne ha dunque dimostrato che anche le aziende decotte possono essere risollevate attraverso la collaborazione fra lavoratori e imprese. Sergio queste cose le ha fatte: ha sconvolto gli assetti industriali positivamente, ha rivisto i costi della finanza … le banche erano in subbuglio perché la Fiat stava prendendo i soldi altrove a più basso costo (non dimentichiamo che lui era un manager della finanza). Quindi la rottura fra ambienti politici e le banche avvenne su questo tema. Lui si era dimostrato più forte di qualunque avversità internazionalizzando un prodotto che altrimenti “sarebbe crepato” in un lasso di tempo brevissimo. Lui ha trasformato una azienda che produceva solo utilitarie in una società che fa auto di lusso (utilizzando sia la rete commerciale italiana sia quella Usa) rivalirizzando i brand gloriosi che il nostro Paese vanta. Lui è stato un uomo coraggioso”.  

Però il Paese ha perso tanti posti di lavoro
“La Fiat ha ridotto il numero dei lavoratori che operano nella catena di montaggio, ma ne sono stati immessi altri. Si ricordi che oggi, se si conta anche l’indotto, i lavoratori legati alla Fiat sono 130 mila. Hanno cambiato mansioni, perché il digitale è entrato anche nell’industria “.