Disastri e ipocrisia nell'accoglienza dei migranti: "Così non distinguiamo più l'ospite dal nemico"

Dal 2015 le ondate migratorie si sono intensificate, facendo traballare l'impianto economico e politico di un' Ue disunita. Intervista a Raffaele Simone, a partire dal suo saggio "L'ospite e il nemico"

Disastri e ipocrisia nell'accoglienza dei migranti: 'Così non distinguiamo più l'ospite dal nemico'
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Chi ci siamo messi in casa, alla fine? Hospes oppure hostis? Le parole latine che contengono le radici di quelle usate in italiano sia per definire chi si possa definire ospite che nemico ci riportano al centro della questione che sta agitando le cronache sociali e politiche non solo italiane, ma dell'Europa unita tutta, a proposito di gestione dei migranti. Delle paure che il loro arrivo genera in uno scenario di crisi e di percezione di scarso funzionamento del welfare, del modo in cui l'accoglienza e la spartizione dei migranti fra i vari Paesi membri dell'Ue somiglia sempre di più ad un tutti contro tutti, un tavolo di gioco d'azzardo dove l'hospes (ma ospiti non sono solo loro, siamo anche noi che diamo ospitalità) viene messo in palio per cinico tornaconto elettorale. Alcuni tra i più gravi casi giudiziari in ambito europeo (a cominciare da Mafia Capitale) sono esplosi attorno al business dell'accoglienza, e così fra le peggiori crisi politiche nei rapporti tra Stati europei. Raffaele Simone, insigne linguista e docente universitario, oltreché vivace polemista, a questo tema caldissimo dedica il suo saggio L'ospite e il nemico - La grande migrazione e l'Europa, pubblicato da Garzanti. Ne abbiamo parlato con l'autore. 

Raffaele Simone, linguista, docente emerito e saggista

Lei parte subito con un accostamento nato apposta per incendiare animi e dibattiti: accosta la Grande migrazione che si è riversata sull'Europa a partire dal 2015 alle invasioni barbariche che disintegrarono l'impero romano. Accostamento tabù. Perché? E perché invece è necessario?
"È tabu perché i componenti di quello che nel libro ho chiamato il Club Radicale, cioè i teorici dell’accoglienza senza limiti, ritengono illecito paragonare i barbari ai nuovi immigranti. È questo un tipico effetto di confusione del politicamente corretto: le analogie strutturali sono invece fortissime, con tutte le differenze che ci sono da salvaguardare. I barbari furono accolti per volontà dell’imperatore, che sperava di trasformarli in milizie per il suo esercito a buon mercato, e si adoperò perché riuscissero a traversare il Danubio. Alla fine accadde che i barbari fecero crollare l’impero. La convinzione dell’imperatore è identica a quella di chi, oggi, ritiene che gli immigrati ravviveranno la nostra demografia e rianimeranno la nostra economia. Speriamo che la conclusione non sia la stessa".

La cecità culturale e politica che porta oggi l'Ue ad enormi tensioni, con il tutti contro tutti sull'accoglienza dei migranti, viene da lei attribuita a quello che definisce Club Radicale. Con la recente limatura degli accordi tra Stati, post caduta di Salvini, è cambiato qualcosa a suo avviso?
"Non mi pare affatto, per la verità. Non vedo come il Club Radicale potrebbe cambiare: si tratta di un aggregato di persone che hanno scelto questo partito preso e lo applicano a qualunque tematica sia possibile. Oggi sono gli immigrati".

Ospitalità/Ostilità. Dicotomia antica come le civiltà che ci hanno preceduto e che hanno regolato in modo vario la percezione del nemico come ospite. La soluzione fondamentale sta tutta nella reciprocità di diritti e doveri? Lo chiedo perché, senza negare le problematiche dell'accoglienza, uno dei più gravi scandali recenti, divenuto Mafia Capitale, nasce dal malaffare "di casa" proprio nell'ospitare i migranti, con ramificazioni mafiose e e corruttela politica.
"È etologicamente e antropologicamente inevitabile che l’ospite sia considerato perturbante, soprattutto quando ha differenze vistose rispetto a noi. Nel mio libro ho mostrato come la paura di chi differisce fortemente è presente presso tutti gli animali; non vedo come potrebbe essere assente nell’uomo. Nel nostro caso, il perturbante è accentuato dall’enormità numerica del fenomeno, dalla diffusa impressione che il fenomeno non sia governato, dalla condizione di miseria in cui queste persone si trovano e dal fatto che sono quasi tutte islamiche. Il Club Radicale ignora tutti questi aspetti; per la gente comune sono invece cruciali. Inoltre le masse dei nuovi venuti finiscono per gravare pesantemente sui bilanci degli stati sottraendo soprattutto servizi sociali ai locali. Recentemente in Francia è stato denunciato il fatto che i 36.000 minori non accompagnati (da qualche tempo, la maggioranza degli immigrati) ospitati nel Paese costano due miliardi di euro. Se si aggiunge anche che c’è un business malavitoso quasi incontrastato che gestisce il movimento, il dossier che ne risulta è davvero pesante".

Punto nodale del suo saggio: ci sono valori europei che bisogna assolutamente proteggere?
In Italia il dibattito sull’impatto dell’islamismo sui valori europei è quasi intoccabile perché il Club Radicale lo ha paralizzato. In Francia è invece vivacissimo, viene svolto ai massimi livelli ed è uno dei primi temi del dibattito pubblico. Come si può non vedere che l’immigrazione è tutta islamica, e che l’islamismo contrasta alla radice con quasi tutti gli assunti fondamentali delle democrazie europee? Separazione tra religione e stato, uguaglianza tra uomo e donna, proibizione della bigamia, educazione allo spirito critico e tanti altri temi che per l’Occidente sono quasi scontati per l’islamismo sono terribili eresie. Gli incidenti, anche gravissimi, provocati da queste differenze sono innumerevoli. Del resto, essendo l’Europa la terra dei diritti, accade che in diversi paesi (Inghilterra, Olanda, Belgio) i nuovi arrivati rivendichino diritti speciali: tribunali islamici, scuole islamiche, poligamia". 

Altro punto delicatissimo: lei parla del senso di colpa europeo come conseguenza alla morte, distruzione, invasione seminata altrove nel periodo colonialista, e di come questa colpa impedisca di affrontare lucidamente e in modo efficace la questione dell'integrazione dei migranti. C'è, oggi, una risposta alla sua domanda: "Quando è che si chiudono i conti con la Storia?". Perché se non c'è ripartiamo dall'inizio, con il procedere in ordine sparso che ci porta alla crisi di oggi.
Credo che i conti della storia debbano essere chiusi, a un certo momento. Non facendolo, nuovi focolai di conflitto possono scaturire. L’Europa ha “perdonato” la Germania per le catastrofi che ha prodotto nell’ultimo secolo; stiamo perdonando i serbi e i croati per i disastri e le stragi che hanno prodotto alla fine del secolo scorso. A questo serve anche l’oblio. Ma nel frattempo l’opinione radicale statunitense sta rimuovendo le statue di Cristoforo Colombo e la Columbia University di New York sta studiando di cambiare nome".

Macchine, cloud, droni, automazione mettono alla prova i mestieri più "umili" e manuali, quelli in cui si vorrebbero relegare molti migranti. Se la tendenza si rafforzerà, il problema sarà doppio. Come se ne esce?
"I teorici dell’accoglienza ad ogni costo sono ciechi ai dettagli, anche quando minacciano di diventare enormi. Nel mio libro ho ricordato che nei prossimi anni la robotizzazione cancellerà numerosissimi posti di lavoro, e che quindi il fabbisogno di forza-lavoro potrà non crescere ma diminuire. Che cosa andranno a fare i nuovi arrivati? Da quando il processo è cominciato, non risulta che ci siano state in Europa grandi campagne di formazione e di assunzione al lavoro di immigrati recenti. Le strade italiane (meno quelle di altri paesi) sono piene di immigrati che bighellonano o che chiedono la carità dinanzi ai supermercati. È diffuso lo sfruttamento schiavistico di questi giovani nelle campagne, specialmente del nostro Sud. Si pensa davvero di poter continuare a prospettare questa vita a queste persone? Prima o poi cominceranno a protestare".

Parte dell'Europa invecchia e fa meno figli, questi due dati sono particolarmente "pesanti" se si guarda alla situazione dell'Italia e allo sguardo sul futuro del nostro Paese. Basta, quindi, la risposta che il tasso di natalità maggiore presso gli immigrati provvederà risorse e forza necessari a rilanciare il "motore" dell'Italia? O è un punto di vista superficiale che salta tutte le implicazioni contenute in questo rimpasto di culture, sogni, aspirazioni?
"Che gli immigrati possano rianimare una demografia spietatamente calante è una pura illusione o una perfida bugia. In che modo, poi? Sposando donne o uomini bianchi? Se questo diventasse un fenomeno di massa susciterebbe sollevazioni di piazza. Oppure moltiplicandosi tra loro? È chiaro che la soluzione più probabile è quest’ultima: intanto, i maschi che arrivano avranno prima o poi diritto di richiamare le famiglie; in secondo luogo, potranno riprodursi facilmente in Europa, anche contando su un servizio sanitario gratuito quasi ovunque, al quale comunque non hanno contribuito. Gli incauti sostenitori dell’idea dell’immigrato come booster demografico non hanno previsto che il fenomeno produrrà un silenzioso rimpiazzo degli europei coi discendenti dei nuovi arrivati. È la conquista per via demografica che è stata teorizzata più volte da leader arabi e africani".