[L’intervista esclusiva] “Da bambino credevo che mio padre fosse Robin Hood, poi ho respirato morte e violenza”. Incontro con il figlio di Escobar

Parla Sebastian, figlio del narcotrafficante colombiano: “Vengo da una cultura dove è imprescindibile onorare il padre e la madre e mio padre mi ha sempre dato amore, molto difficile per me quindi poterlo odiare. Tante bugie nella serie tv: mia madre non bruciò mai un milione di dollari per coprire dal freddo mia sorella”

Sebastian Escobar, figlio del leggendario boss Pablo
Sebastian Escobar, figlio del leggendario boss Pablo

Si chiama Sebastian Marroquin ma fino all'età di diciassette anni il suo nome è stato Juan Pablo Escobar, primogenito di quel Pablo Escobar famoso in tutto il mondo, il feroce narcotrafficante colombiano che ormai conosciamo bene, entrato nelle nostre case attraverso la serie tv "Narcos".  E' stato costretto a cambiare la sua identità Sebastian perché quel passato, quella colpa ereditata e mai meritata è ingombrante e imperdonabile sia per i cattivi che vogliono ucciderlo che per i buoni che non gli perdonano di essere il figlio di uno dei più feroci assassini mai esistiti.
Lo incontriamo su una bella terrazza di un hotel romano, ha uno sguardo fiero Sebastian ma malinconico. Lo sguardo di chi sa che qualcosa gli è stato portato via: la libertà, la scelta. Sebastiàn adesso fa il giro del mondo e tiene conferenze agli adolescenti. Incontri che hanno lo scopo di raccontare la verità sul padre e provare a contrastare quella fascinazione del male che conosciamo bene e che non risparmia nessuno, giovani prima di tutti. 
Per il padre non risparmia un giudizio lucido e severo anche se mai sazio di rancore.

Cosa ha significato per te essere il figlio di Pablo Escobar?
"C'è stato un momento in cui essere il figlio di Pablo Escobar è stato bello. Mi riferisco al periodo iniziale dove mio padre era amato da tutta la Colombia, aiutava i poveri, distribuiva grandi quantità di ricchezza. Come se fosse una specie di Robin Hood. Ma poi con l'inizio della violenza, in particolare con l'uccisione del Ministro della Giustizia io avevo sette anni e fui costretto a scappare in esilio a Panama e senza poter vivere una vita normale. Ho respirato morte, violenza, solo disperazione".

Come definiresti tuo padre?
"La massima rappresentazione dell'amore e della violenza. Con me è stato un ottimo padre, non posso dire niente".

C'è stato un momento in cui lo hai odiato?
"Mai. Vengo da una cultura dove è imprescindibile onorare il padre e la madre e mio padre mi ha sempre dato amore, molto difficile per me quindi poterlo odiare".

Anche qui in Italia abbiamo diverse periferie dove lo stato non c'è e interi territori dove i giovani si rassegnano alla droga ed alla violenza. Come si arriva a questo?
"In primis dove lo Stato non c'è arrivano le organizzazioni criminali, in secondo luogo dove si costruiscono società proibizioniste si contribuisce ad abbeverare il mercato criminale della droga".

Però i giovani sono affascinati dalle figure negative, lo sono anche verso suo padre. La serie tv "Narcos" ha contribuito a questo?
"Certamente. Dipingono mio pare come un eroe affascinante, come un esempio, come un tipo rivoluzionario, il tutto condito in un'atmosfera romantica. Naturalmente nulla è reale. Mio padre era ricchissimo ma è sempre stato costretto a vivere in povertà. Quella ricchezza cosi esibita non è mai esistita, nessuno della mia famiglia ne ha goduto. Sto dedicando tutta la mia vita a provare a contrastare questo fascinazione, perché davvero non è una vita degna di essere imitata".

Hai sofferto molto quando eri ragazzo?
"Tutta la Colombia ha sofferto tanto. Io non sono una vittima, non mi sento tale.Mi dedico ai giovani perché è il mio modo di chiedere scusa per quello che ha fatto mio padre".

La legalizzazione delle droghe per te è una strada positiva?
"Posso solo dire che abbiamo visto quali sono i risultati del proibizionismo e non mi sembrano positivi. Corruzione, aumento del traffico, arricchimento delle organizzazioni criminali che si infiltrano anche nello Stato. Senza proibizionismo non sarebbe possibile, non avrebbero gli strumenti economici per corrompere in primis. La brutta notizia per chi è contro alla legalizzazione è che di fatto già esiste. Chiunque può avere un facile accesso alla droga, chiunque può avere qualcuno che gli porta la droga fino alla porta di casa. La domanda è: a chi vogliamo lasciare questo traffico? Alla criminalità o allo Stato?".

C'è mai stato un legame tra Pablo Escobar e la criminalità organizzata italiana?
"Il  mercato più importante era quello negli Stati Uniti, mio padre non aveva bisogno di fare affari con l'Italia. Ma per lui la Mafia era un esempio da imitare, si ispirava a Totò Riina come modello per sovvertire lo Stato e per poter comandare. Studiava il metodo italiano e provava ad esportarlo in Colombia, ha provato cosi a conquistarla, a diventare il re assoluto del paese. Per un periodo in realtà, lo fu. Cosa diversa invece è la Mafia italiana negli Stati Uniti, con quella si, ci ebbe a che fare".

La Colombia sarebbe stato un paese migliore senza Pablo Escobar?
"Non lo so. Sicuramente sarebbe stato un paese migliore senza il proibizionismo. Senza di esso mio padre non avrebbe potuto costruire quello che ha costruito".

Però ci sarà stato qualcosa per cui andavi fiero di lui...
"Non sono mai stato orgoglioso della sua violenza. Io sono diverso da lui".

Che fine hanno fatto gli amici di suo padre?
"Molti sono morti, gli altri sono scappati negli Stati Uniti. Lo sai, sono molto generosi li nella politica di negoziazione con i narcotrafficanti. Non gli è mai importato quanto avessero ammazzato ma solo di quanti soldi disponessero".

Ad esempio?
"Ne ho moltissimi di esempi. Tutti i narcotrafficanti di Los Pepes, almeno 200 sono liberi negli Stati Uniti, vivono tutti a Miami. Oppure anche il cartello di Calì, il grande capo è in prigione ma i sottoposti hanno tutti trattato con gli Stati Uniti". 

E i cosiddetti corpi intermedi? Politici o poliziotti corrotti?
"No, nessuno di loro ha pagato, nessuno di loro è andato in prigione".

E se volessi invece andare tu negli Stati Uniti?
"Io non posso entrare, io sono il figlio di Pablo Escobar. L'unico modo per entrare negli Usa sarebbe diventare narcotrafficante".

Qual è l'errore più grande della serie "Narcos"?
"Tanti errori storici molto gravi. Sfortunatamente per gli appassionati, mia madre non bruciò mai un milione di dollari per coprire dal freddo mia sorella".