[L'intervista] "Minacce e l'attentato per bruciare casa mia: ma la mia inchiesta sulla 'Ndrangheta e gli ultras non si ferma"

Il giornalista di Report racconta l'intimidazione subita, gli insulti e le minacce. E promette che l'indagine giornalistica non si fermerà al solo caso Juventus

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di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Il cane che abbaia, sente movimenti fuori casa, e mette in fuga chi aveva già cosparso di benzina l'ingresso di casa, non prima di aver disegnato una grande croce a fianco alla porta. Federico Ruffo, giornalista inviato di Report e autore dell'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nelle curve calcistiche (gestione dei biglietti e mantenimento dell'ordine) a partire da suicidio di Raffaello "Ciccio" Bucci, collaboratore della Juve che si è tolto la vita dopo aver parlato con i magistrati, si è trovato di fronte a questa scena. In una casa in cui non è sempre presente, ma quel giorno c'era. Dunque chi ha agito segue i suoi movimenti. Infastidito dall'inchiesta che ha documentato i dettagli forniti da Bucci, i rapporti con Rocco Dominello, condannato in appello a cinque anni per associazione a delinquere di stampo mafioso, e i contatti fra i dirigenti bianconeri Alessandro D’Angelo (sicurezza), Stefano Merulla (botteghini) e Francesco Calvo (marketing) con gli ultras. Il tutto con l'assenso del presidente juventino Andrea Agnelli, condannato dalla giustizia sportiva a una squalifica di tre mesi con una multa di oltre mezzo milione di euro. La Juventus ha ribattuto, dimostrando che i vertici della società ignoravano il profilo mafioso di Dominello. L'inchiesta non si ferma, nonostante l'intimidazione a Russo, con cui abbiamo parlato. 

Federico, hai raccontato con grande chiarezza quelli che sono i segnali di un attentato incendiario a casa tua: benzina nell'ingresso e una croce rossa a fianco all'ingresso.
"Sì, accanto alla porta dell'ingresso secondario..."

E il tuo cane avrebbe impedito di dare alle fiamme tutto quanto...
"Se loro volessero effettivamente dare alle fiamme o meno non l'ho capito. Mi sono convinto che se avessero voluto farlo lo avrebbero fatto anche andando via. Certo il cane li ha disurbati. Credo che non sapessero quale dei due ingressi sia quello principale. Hanno sparso benzina in quello secondario, nello spostarsi per fare la stessa cosa presso la porta principale sono inciampati nella ciotola. Questo ha svegliato me e il cane. Che ha cominciato ad abbaiare come avviene quando il gatto dei vicini viene a rubare i croccantini. Io pur di farlo smettere ho aperto, sono uscito, ho dovuto fare un paio di metri al buio finché non sono scivolato a piedi nudi..."

Cosa c'era per terra?
"Sembrava decisamente benzina, anche i Carabinieri fanno quella ipotesi..."

Avevi già avuto pressioni o intimidazioni?
"Sui social, sì, le avevamo segnalate. Dopo la messa in onda della prima puntata era arrivata una mole di insulti e minacce più o meno velate via mail e social, sembrava che avessero aperto le gabbie. Le due settimane fra la prima e la seconda puntata sono state un delirio assoluto. Al punto da faticare a stargli dietro e isolare chi denunciare. Per lavoro faccio la spola a Torino e una sera sono stato costretto ad andar via da un locale dove cenavo perché da un tavolo vicino, dove mi avevano riconosciuto, partivano gli insulti. Una settimana prima mentre ero ad Ostia in un ristorante ho riconosciuto uno dei leader del tifo juventino a Roma. Mi guardava, parlava ad alta voce in modo che sentissi. Stavo per andar via ma la persona che era con me si è opposta. Mi ha detto: 'Non può andare ogni volta così'. Poi l'ultras che era a fine cena si è spostato".

Quali sono gli aspetti di questa inchiesta che andrai ad approfondire?
"Stiamo continuando a lavorare non soltanto sulla Juventus, le infiltrazioni mafiose e la ricattabilità da parte degli ultras, con la questione che la responsabilità è oggettiva, riguarda anche altre società calcistiche. Poi si può scegliere: si può denunciare o no, ma in ogni caso le espone ad un ricatto di natura economica. Stiamo lavorando sui riscontri, procediamo sul caso Juve, perché si sono fatte avanti persone che dicono di aver cose da raccontare. Ma ricordo che l'inchiesta Alto Piemonte nasceva sul controllo del territorio da parte delle organizzazioni mafiose, l'aspetto della vendita dei biglietti era secondario. Certi filoni erano stati lasciati in sospeso, personaggi inseriti nel fascicolo ma non oggetto di indagini finora. Molti ci hanno contattato per dire la loro. Ma per noi il focus di questa inchiesta è la morte di Raffaello Bucci". 

La croce tracciata a casa di Ruffo dopo il tentativo di incendio