Finocchiaro: "Se vince il No l’Italia si ferma. I politici? Incapaci di spiegare la riforma: parlano solo di Renzi"

La senatrice del Pd spiega a tiscali.it le ragioni del Sì al referendum. Ai cittadini dice: "Informatevi sui giornali, non abbiate paura del cambiamento"

Finocchiaro: 'Se vince il No l’Italia si ferma. I politici? Incapaci di spiegare la riforma: parlano solo di Renzi'

"La carta stampata per una volta ha fatto un ottimo servizio" di informazione sul referendum del prossimo 4 dicembre. "E questo mi conforta": Anna Finocchiaro, esponente di spicco del Pd (quella parte che si schiera con Renzi ma dialoga con Bersani) e presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, ammette di non ricevere pari consolazione dalla campagna portata avanti dai suoi colleghi. "Se devo guardare invece a quello che ha fatto la politica e alla strumentalità con cui questa campagna elettorale è stata vissuta da quanti ritengono che il referendum non abbia in oggetto la riforma medesima ma il presidente del Consiglio, il quadro è abbastanza sconfortante", afferma Finocchiaro, conscia - immaginiamo - che la personalizzazione è cominciata proprio tra le stanze di Palazzo Chigi. In queste ultime battute pre-referendum dunque, colei che è considerata la vera "mente" della riforma firmata da Boschi ("ma non chiamatemi 'ghost writer', non mi pare adatto"), rivolgendosi ai cittadini li esorta a "decidere secondo la vostra inclinazionione". E aggiunge: "Non abbiate paura del cambiamento". 

Finocchiaro, quali sono i punti salienti del testo?
"Innanzitutto viene reso più celere il procedimento legislativo, cioè la decisione politica si trasforma in legge prima e con maggiore efficacia si risolvono i problemi. Secondo: i governi saranno più stabili, perché la fiducia verrà data solo da una delle due camere. Cioè: in un Paese nel quale si sono avuti 63 governi in 70 anni viene valorizzata quella continuità nell'azione di governo che è una delle condizioni anche dello sviluppo del Paese. Terzo: vengono distinte in maniera assai più precisa le competenze di Stato e Regioni e questo abbatte i contenziosi davanti alla Corte, che rappresenta uno stallo nella traduzione della decisione politica in legge".

L'obiezione più forte che viene sollevata riguarda la limitazione del voto per i cittadini: i senatori prima venivano eletti, con la riforma non più. Poi l'accentramento di fatto dei poteri sul governo con il cosiddetto combinato disposto con l'Italicum: secondo lei c'è un accentramento della democrazia?
"Sono affermazioni del tutto infondate. Innanzitutto i senatori vengono eletti dai cittadini durante le assemblee per il rinnovo delle assemblee regionali e saranno i cittadini a decidere quali consiglieri e sindaci diventeranno senatori. E' un'elezione diretta con l'approvazione dlela legge Chiti-Fornaro, appena chiuso il referendum, potremo avere la definizione normativa di questo meccanismo. Secondo non c'è nessun aumento dei poteri dle governo il capitolo forma di governo non è toccato. Ma le dico di più". 

Dica pure.
"Questo è un sistema nel quale i contrappesi al potere della maggioranza e del governo sono fortissimi. Innanzitutto il senato non deve essere obbediente al governo e questo significa che potrà svolgere tanti compiti legislativi e di controllo in maniera molto più efficace. Secondo: la Corte costituzionale potrà vagliare le leggi elettorali prima della loro entrata in vigore, garanzia per le minoranze. Terzo: non viene toccata né lo statuto della magistratura né quello della Corte Costituzionale. Quarto: il Senato esprime due giudici della Corte costituzionale, e questa è un'ulteriore garanzia. Quinto viene introdotto lo statuto delle opposizioni che garantisce diritti e doveri delle opposizioni. Sesto vengono rafforzati gli istituti di democrazia diretta, ulteriore limitazione al potere del governo e della maggioranza. Qualcuno mi spieghi perché questo determina un aumento dei poteri del governo. Le dico di più: l'Italicum è in fase di rottamazione". 

Con la rifoma c'è uno spostamento di competenze dalle Regioni allo Stato e, secondo chi avversa questa riforma, con l'introduzione della "clausola di supremazia" il governo potrà intervenire su questioni regionali anche contro la volontà dei cittadini. E' così?
"No, è una sciocchezza. La clausola di supremazia interverrà quando si tratta di questioni nazionali, superiori che riguardano l'unità nazionale, non di questioni che riguardano il fatto che una regione si discosti dall'orientamento del governo. Il testo è chiarissimo a me pare che questa sia un'ulteriore strumentalità".

C'è molta indecisione, a tratti forse paura sul dopo referendum. Cosa accadrà dopo il 4 dicembre?
"Se vince il No si ferma il paese. Nel senso che riprende il cammino dei tentativi che abbiamo fatto per 30 anni di cambiare la Costituzione e per altro questa riforma riprende esattamente quello che noi centrosinistra abbiamo promesso agli elettori del '96, nel programma dell'Ulivo, non è questa grande novità. Il Paese si fermerà e noi torneremo di nuovo a parlare di crisi del Parlamento di instabilità dei governi di conflitto fra Stato e Regioni".