Falcone: "Con la riforma il potere nelle mani del governo e limitazioni ai diritti dei cittadini"

La vicepresidente del Comitato per il No spiega i punti "inaccettabili" delle modifiche costituzionali, elencando tutti "i rischi per la democrazia"

Falcone: 'Con la riforma il potere nelle mani del governo e limitazioni ai diritti dei cittadini'

Oltre 700 banchetti sparsi per tutto il territorio nazionale per spiegare "ai cittadini i veri contenuti della riforma, contro la vergognosa propaganda del governo”. Anna Falcone, avvocata e vicepresidente del Comitato per il No al referendum, non fa sconti. Negli ultimi giorni di campagna elettorale, dopo aver girato l'Italia in lungo e in largo ha ancora la forza di argomentare e aggiungere dettagli e precisazioni sulle maglie giuridiche, a suo avviso contorte e asimmetriche, di questa riforma fortemente voluta da Renzi e dalla maggioranza del Pd. "E' gravissima l’uscita di Renzi sulla scheda elettorale per il Senato – ci spiega subito dopo la partecipazione a un talk show televisivo -: non abbiamo ancora una legge elettorale e non si sa quale criterio verrà scelto per la designazione dei senatori". Propaganda su ciò che ancora deve essere scritto, dato che sarà una legge successiva a spiegare come verranno eletti i 100 nuovi senatori. "L'unica cosa certa - afferma - è che saranno scelti tra i consiglieri regionali e i sindaci e non saranno eletti dai cittadini". 

Qual è il suo bilancio della campagna referendaria?
"Questo referendum ha riportato alla partecipazione moltissimi cittadini. E’ una cosa importante perché è su una riforma che tocca più di un terzo della Costituzione e ha come problema fondamentale quello di riuscire a informare i cittadini. L’avrebbe dovuto fare il governo, che non lo ha fatto perché la legge l'ha fatta lui. Gli obiettivi fondamentali, a dispetto di quello che si dice, non sono certo né la semplificazione né il miglioramento del Paese".

E quali sono?
"Chi ha potuto leggere la riforma si è reso conto di come l’obiettivo reale sia quello di concentrare il potere in capo al governo e limitare il diritto dei cittadini. A cominciare dalla mancata elezione del Senato. Trovo molto grave l’uscita di Renzi sulla scheda per l’elezione del Senato quando ancora adesso non abbiamo una legge elettorale per il Senato e non sappiamo se la legge si farà e quale sarà il criterio di scelta. Sappiamo che c’è un’indicazione che dice che i senatori verranno scelti in conformità alle scelte espresse dagli elettori, ma non per l’elezione del Senato, bensì per l’elezione dei consigli regionali. Tutto è incerto... L’unica certezza è che il Senato non verrà eletto a suffragio universale diretto".

Perché il superamento del bicameralismo perfetto non vi piace?
"Non è che non ci piace, è che con questa riforma non si persegue. I nostri comitati avrebbero voluto una buona riforma, ma questa gioca sulla distrazione di massa: il bicameralismo non viene per niente superato. Il Senato non è vero che viene eliminato, come vanno dicendo in giro, ma continuerà a esserci con 100 senatori e svolgerà una serie di funzioni anche molto importanti".

Quali per esempio?
"La competenza sui provvedimenti in materia di Unione europea e tantissime altre materie che sono elencate nella riforma. La cosa strana è che però il bicameralismo non si supera. Innanzitutto perché il Senato continuerà a lavorare insieme alla Camera avendo gli stessi poteri su tante materie. E poi perché non sarà per niente il 'Senato delle autonomie' come propagandato dal Sì. Come può essere una Camera per le autonomie se non ha nessuna competenza sulle materie che incidono in maniera più diretta sulla vita dei territori e sui diritti dei cittadini? Materie importanti come l’ambiente, lo sviluppo, l’energia e i trasporti che vengono riportati in capo esclusivo dello Stato. E questo potrà decidere da solo senza neanche ascoltare i cittadini e i territori su questioni che avranno invece un impatto determinante sulla loro vita, si pensi all’ambiente. E poi è un Senato asimmetrico".

Cosa significa?
"Ci sono regioni come la Lombardia che avranno 14 senatori e dieci che invece ne avranno solo due. Le regioni speciali diverranno super-regioni rispetto a quelle ordinarie. E la nuova 'clausola di supremazia' consente allo Stato di richiamare a sé le competenze delle regioni ogni qualvolta venga indicato un generico interesse nazionale o di unità economico giuridica per il Paese. E' un criterio in bianco che viene deciso dal governo e nessuno può contrastare questa valutazione unilaterale. E' una clausola arbitraria che non serve a tutelare l’unità economica e giuridica del Paese ma a far decidere su interessi particolarmente importanti lo Stato e non le regioni direttamente interessate".

Però per quanto riguarda il Senato, se passasse il Sì ci sarebbe tempo fino al 2018 per emanare le norme di attuazione.
"Questo la rassicura visto che il principio è un principio asimmetrico? A noi no. Non si tratta nemmeno delle norme di attuazione. Questa è una riforma che impatta già adesso non solo sul sistema istituzionale ma anche sui diritti dei cittadini e questo è quello che ci preoccupa di più. Hanno detto di aver eliminato la competenza concorrente perché generava un gran numero di conflitti fra Stato e regioni davanti alla Corte costituzionale. Peccato che questa competenza concorrente l’abbiano eliminata quando la Consulta aveva chiarito definitivamente il rapporto di competenze che c’era fra Stato e regioni. Oggi eliminare la competenza concorrente non significa più risparmio di tempo e risorse. Invece si è inserito un meccanismo di competenze statali in concorso con competenze regionali dove moltissime materie in realtà si sovrappongono. Le faccio l’esempio della sanità".

Prego.
"Da una parte si dice che la materia ritorna nella competenza esclusiva dello Stato. In realtà se andiamo a leggere il testo vediamo che non è affatto così. All’articolo 117 (settimo comma lettera m) viene inserita una norma che dice che lo Stato avrà il potere di emanare norme e disposizioni generali e comuni in materia di sanità. Però ci si dimentica di dire che tutta la materia della programmazione e dell’organizzazione, da cui dipende poi concretamente la qualità, la quantità e il tipo di erogazioni prettamente erogate sul territorio, rimane in capo alle regioni".

L’efficentamento di cui parlano Renzi e Lorenzin, quindi, avverrà?
"E’ uno specchietto per le allodole ed è falso che ci sarà una sanità uguale per tutti perché questo dipende dalle risorse che vengono stanziate sia a livello nazionale che a livello locale sulle prestazioni e sulle organizzazioni sanitarie. Se la programmazione e l’organizzazione rimane in capo alle regioni è evidente che essa verrà condizionata dal bilancio, ovvero dai soldi che ogni singola regione avrà a disposizione e vorrà investire sul capitolo 'diritto alla salute'. Dicono di aver inserito costi e prestazioni standard? Peccato che per quelle regioni che oggettivamente non hanno risorse sufficienti non si può garantire dignitosamente il diritto alla salute. E fare economia sulle siringhe non serve a garantire la qualità delle prestazioni".