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[L’intervista] “Le fake news non devono essere una scusa per chi perde le elezioni”

Tiscali News ha intervistato Walter Quattrociocchi, uno dei massimi esperti italiani in tema di disinformazione sul web e sui social

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
intervista Quattrociocchi fake news non devono essere una scusa per chi perde le elezioni

L’inchiesta sul Russiagate si è conclusa con un nulla di fatto. Secondo il procuratore speciale Robert Mueller non ci sono state collusioni tra il presidente americano, Donald Trump, e il governo russo. Quale è il significato più profondo della notizia? Assieme al Russiagate si sgonfia anche la convinzione che le fake news abbiano condizionato le elezioni americane del 2016?  Tiscali News ha chiesto un parere a Walter Quattrociocchi, uno dei massimi esperti italiani in materia, direttore del laboratorio di Data Science e Complexity dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e autore del libro Liberi di crederci. Informazione, internet e post-verità edito da Codice Edizioni.

"E’ importante - ha spiegato lo studioso - fare una premessa: ancora non ci sono sufficienti dati empirici che ci consentono di trarre conclusioni scientifiche su quanto accaduto. Al massimo è possibile esprimere una opinione. La mia è che tutta la vicenda delle fake news e dei troll russi non sia altro che una teoria del complotto priva di fondamento, costruita soprattutto a livello giornalistico. La verità è che negli Stati Uniti c’era una fortissima voglia di cambiamento che Trump è riuscito ad intercettare". 

Dunque secondoi lei ci siamo trovati per anni di fronte ad una fake news sul ruolo delle fake news!  
"Il problema di fondo è che in tanti, soprattutto tra le fila giornalisti, parlano di fake news senza in realtà aver capito di cosa si tratta veramente. C’è la tendenza a dipingerle come un pericolo della democrazia e ad amplificare la loro portata. Dietro questo comportamento si cela in realtà un attacco ai social network che hanno cambiato il paradigma dell’informazione togliendo a stampa, radio e tv il ruolo di intermediazione”.

Ridurre il problema della disinformazione ad una semplice battaglia di retroguardia dei giornalisti mi sembra un po’ eccessivo.
"Indubbiamente le fake news esistono così come esiste il tentativo di manipolare e guidare l’informazione online. Questi risultati sono emersi chiaramente dagli studi che abbiamo fatto sul referendum italiano del dicembre 2016. Ma occorre spiegare due cose. La prima è che le notizie false vengono diffuse da tutte le parti in campo. La seconda è che hanno una portata limitata nel far cambiare le intenzioni di voto”.

Perché incidono poco sulle effettive decisioni di voto?
"Il motivo è semplice. L’essere umano in generale tende a cercare e a credere solamente alle informazioni che confermano la sua visione del mondo. Un meccanismo mentale noto come confirmation bias. Il risultato è che le fake news al massimo rafforzano la polarizzazione ovvero quello in cui già crediamo, ma sono poco incisive nel far cambiare idea. Anche perché la mente tende a dare poca importanza alle informazioni  o notizie che contrastano la nostra visione delle cose. Le evidenze empiriche dei nostri studi dimostrano, per esempio, che l’attività di fact checking, il dimostrare la falsità di una fake news, non produce risultati. Chi ci ha creduto non cambia idea”.

Per come sono costruiti gli algoritmi delle reti sociali rinforzano proprio le nostre polarizzazioni, mostrandoci continuamente contenuti che ci piacciono e che confermano la nostra visione del mondo. Le preoccupazioni sui social network non sono dunque del tutto infondate.
"Anche in questo caso dobbiamo distinguere tra opinioni personali e conclusioni scientifiche. L’analisi dei dati ancora non ci consente di dire se sia l’algoritmo a influenzare l’essere umano o viceversa. Credo che una risposta a questa domanda si potrà avere solo nei prossimi anni”.

Riepilogando: la portata delle fake news e della propaganda online è sovrastimata. Gli elementi più importanti per il successo politico restano i contenuti?
"Assolutamente sì. Qualunque partito deve partire da lì e non dal tentativo di manipolare la comunicazione attraverso fake news e tecniche di viralizzazione online. Le persone non sono idiote”.

Walter Quattrociocchi

 

 

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
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