La politica impone i nuovi manager e i titoli vanno giù. Dragoni: "Scelte incomprensibili"

Profumo al posto di Moretti alla ex Finmeccanica, Caio mandato via dalle Poste. Giro di poltrone e quotazioni flop. L'intervista all'analista economico

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di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Profumo sostituisce Moretti al vertice di Leonardo-Finmeccanica, Del Fante sostituisce Caio alle Poste, all'Enav viene confermata Roberta Neri. Giri di poltrone in poche ore, ai piani alti di alcune delle più importanti e strategiche azienda italiane. Stesso esito: titoli giù in Borsa (due rimbalzi negativi per Leonardo che tocca -3,60% e poi prova una timida risalita). Se Piazza Affari non crede alle competenze dei nuovi capitani, e se neppure gli analisti non capiscono questi cambi, perché dovrebbe farlo il risparmiatore medio che in queste ore ha negli occhi e nelle orecchie la nuova crisi di Alitalia, pure qui dopo ripetuti aiuti di Stato e vaevieni di manager? Ad analizzare la situazione è Gianni Dragoni, giornalista del Sole 24 Ore. 

Le nuove nomine lasciano fredda la Borsa, gli uomini fortemente voluti dall'esecutivo (e da Renzi, che dunque non è affatto il semplice cittadino privo di potere che dice di essere) provocano la caduta delle quotazioni. Sono gli uomini sbagliati nei posti sbagliati?
"Quello di Leonardo-Finmeccanica in particolare, con la conferma dell'arrivo di Alessandro Profumo, è  stato il titolo che ha avuto i peggiori ribassi. Certamente la notizia che un banchiere arriva a dirigere un settore importante della Difesa e della ricerca spaziale è senza precedenti. Profumo, per quanto controverso, ha una solida storia di manager bancario. A Montepaschi non è stato in grado di recuperare la situazione difficile che aveva trovato. La Borsa non ha capito, come molti, me incluso, il perché sia stato scelto lui".

Evidentemente è una nomina di pura logica politica, che va oltre le competenze e la storia professionale della persona.
"Profumo è un manager di area Pd, ha partecipato alle primarie già ai tempi di Prodi. Non necessariamente è un renziano, era stato messo a presiedere Mps quando Renzi non era ancora segretario del partito. Il governo avrebbe dovuto spiegare il perché sia stato scelto lui. Molti pensano che sia stato messo lì per vendere, per fare uno spezzatino della ex Finmeccanica. Io non sono di questo avviso. E di solito la Borsa reagisce con un rialzo se si preannuncia la vendita a pezzi di un'azienda. Dunque le ragioni del flop del titolo sono altre".

Altro caso importante: va via Francesco Caio da Poste, arriva Del Fante, ex Terna. Si dice che non sia piaciuta la posizione fredda di Caio rispetto alle pressioni politiche perché si impegnasse nella salvezza di Montepaschi. E che per questo sia stato accompagnato all'uscita. Di nuovo: giro di poltrone, e la Borsa va giù.
"Questo è un caso più preoccupante. Caio ha uno stile di gestione controverso, alle Poste ha preso nuovi collaboratori, poi alcuni di loro sono stati allontanati, è un manager che crea anche instabilità. Però è riuscito a quotare Poste Italiane in Borsa, con un incasso inferiore alle aspettative del Ministero dell'Economia, ma portando a termine un'operazione complessivamente positiva. I soldi delle Poste sono degli azionisti ma anche dei correntisti, Caio si è rifiutato di usarli per operazioni di salvataggio di tipo politico a favore di Montepaschi. Questo ha disturbato Renzi. La domanda dunque è: cosa potrà essere chiesto al nuovo ad Del Fante che ha in dote il ricco salvadanaio delle Poste? Di fare operazioni di sistema? Ma questo genere di operazioni segue una convenienza politica, non economica. Sono operazioni spesso in perdita". 

Sta di fatto che in un momento di incertezza economica del Paese, in cui le grandi aziende affrontano vicende controverse (vedi l'ennesima trattativa per rimettere in piedi Alitalia) che la politica non si faccia alcuno scrupolo ad occupare con i propri manager quei posti è un brutto segnale.
"Sono d'accordo, non è un segnale positivo. Non dico che queste nomine siano scandalose come in passato, quando c'erano forme di lottizzazione scandalose. Sia Profumo che Caio sono professionisti, ma allora non si capisce perché il banchiere Profumo non sia stato messo alle Poste, che sono sempre più una società finanziaria e di assicurazione, invece di presiedere un gruppo industriale che lavora per la Difesa. Poi c'è l'aspetto politicamente sbagliato".

Cioè?
"E' intervenuto in queste nomine un ex presidente del Consiglio ed ex segretario del Pd, Renzi, che non ne aveva i titoli. Questo è un metodo vecchio, che contrasta con la sua immagine di innovatore".