Dalla parte delle api: chi usa i pesticidi durante la fioritura rischia il carcere. Ma in Italia c'è chi ignora le norme

L'inchiesta di Tiscali. Ecco quali sono insetticidi e diserbanti vietati dalla legge. E l'Anas dichiara di usarlo sulle strade anche "da aprile a maggio"

Un uomo con la maschera antigas spruzza i pesticidi sulle colture
di Antonella Loi

A pochi giorni dall'approvazione da parte del Parlamento europeo di un parere positivo alla proroga per altri sette anni (tra le polemiche) dell’uso di pesticidi a base di glifosato, le regioni italiane si attrezzano per proteggere quello che rappresenta il principale “garante” del patrimonio di biodiversità del pianeta: le api. Scatta infatti tra marzo e maggio il periodo della fioritura in cui si svolge “l’attività pronuba” - l’impollinazione – su cui incombe il divieto di “qualsiasi trattamento alle colture arboree, erbacee e ornamentali con fitofarmaci che possano essere dannosi per le api in modo diretto e indiretto, compreso l’utilizzo dei diserbanti lungo le strade pubbliche e private, dall’inizio della fioritura fino alla completa caduta dei petali e secrezioni extrafloreali”. Il momento più delicato, insomma.

Il divieto è scolpito nelle leggi regionali emanate dopo una legge quadro del 2004, in applicazione di normative comunitarie, che chiamano in causa gli organi di vigilanza ambientale e non ammette ignoranza. Soprattutto dopo la grave moria del 2007-2009 che, falcidiando il 40 per cento degli alveari, aveva messo in allarme la comunità scientifica. Da qui l’accelerata sulla tutela. “Le api garantiscono la continuazione delle specie viventi”,  è il leitmotiv che sta alla base di tutto. Le Regioni si sono progressivamente adeguate alla norma nazionale nell’arco di 12 anni.

Quando usare il pesticida è reato

Puglia e Sardegna, nel 2015, sono ultime in ordine di arrivo. Ed entrambe a importante vocazione agricola. L’amministrazione sarda, in particolare, prova a prendere la cosa sul serio e incarica il Corpo forestale – che qui dipende direttamente dall’assessorato alla Difesa dell’ambiente – di vigilare sull’applicazione del divieto a partire da quest’anno. Meglio tardi che mai.
Una circolare di aprile (in realtà un po’ in ritardo sui tempi, visto che la “fase pronuba” è iniziata già a marzo ndr) spiega che dalla violazione sull’uso di pesticidi possono derivare conseguenze sia amministrative che penali. Con pene (art. 638 del C.P.) che vanno da sei mesi a quattro anni di reclusione. La norma, è scritto, “prescinde dal concreto verificarsi del danno (diretto o indiretto) per le api, ma sanziona le condotte che pongono tali animali in stato di pericolo”. Il reato cioè si configura con il semplice utilizzo di diserbanti o insetticidi di qualunque tipo nel periodo dell’impollinazione. Contadini tutti chiamati all’appello.

Non solo agricoltura

Il divieto non riguarda solo l’agricoltura ma, con ogni evidenza, anche la gestione delle strade, “pubbliche e private”. L’Anas, il principale gestore delle infrastrutture di trasporto, effettua lungo le vie di sua competenza lo sfalcio dell’erba e applica un fitofarmaco che dovrebbe potenziare gli effetti dello sfalcio meccanico.
Come Tiscali potè verificare in un’inchiesta del 2010, l’Anas utilizzava il “Roundup”, prodotto dalla Monsanto, un potente diserbante a base di glifosato (che l’Oms inserisce nella categoria dei “probabili cancerogeni” ), contenuto in 750 prodotti per l’agricoltura. Esattamente quello del quale il Parlamento europeo chiede la proroga all’utilizzo. Contattata da noi, l’Anas dichiara attraverso l’ufficio stampa di “provvedere a livello nazionale allo sfalcio nei periodi di ottobre-novembre e aprile-maggio”. A ben vedere, nel secondo caso, in piena “attività pronuba”. Ma, dall’ufficio comunicazione Anas locale, assicurano che nell’Isola “lo sfalcio e l’uso di relativi diserbanti da parte delle società appaltatrici è anticipato e avviene solo nel mese di febbraio e limitatamente alle barriere spartitraffico centrali delle strade che le possiedono”. Se l’erbicida Roundup sia ancora in uso, l’Anas preferisce non chiarirlo.

Le sostanze che uccidono le api

Ma quali sono le sostanze che uccidono le api? Marco Lodesani, ricercatore del Crea di Bologna (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e responsabile del progetto BeeNet 2011-2014, messo in piedi dalla Rete Rurale del ministero delle Politiche agricole e ambiente, spiega che “le sostanze maggiormente incriminate sono i neonicotinoidi, contenuti nell’insetticida usato per conciare il mais durante la semina di primavera”.
Nel 2014, ultimo anno del monitoraggio effettuato dalle circa 3000 stazioni della rete nazionale BeeNet, “è risultata una moria di api del 10 per cento”, spiega lo studioso. “Ma i dati del 2014 sono più alti di quelli del periodo precedente il 2007, quando la moria era contenuta tra il 5 e il 10 per cento”. La causa, come detto, è l’indiscriminato uso di diserbanti, insetticidi, prodotti fitosanitari in generale che fanno strage dei piccoli preziosi insetti e oggetto del divieto d’uso.
I neonicotinoidi però non sono  le uniche sostanze messe al muro. Un recente studio dell’Usda e dell’Università del Mississippi ha valutato la pericolosità per le api, ai dosaggi di campo, di 42 pesticidi di cui si fa maggior uso per irrorazione negli Stati Uniti. Tra questi ci sono sostanze ad altissima tossicità (99% di api morte) quali neonicotinoidi e altri, a tossicità meno intensa, tra cui il glifosato che è il pesticida di gran lunga più diffuso in Europa. Per capirne la portata basta leggere i risultati di un recente studio della Fondazione Heinrich Böll, secondo cui tre quarti dei tedeschi (soprattutto bambini da 0 a 9 anni) sono contaminati dal glifosato. E in Italia? Dati sulla salute non ce ne sono, ma secondo gli esperti è presente nell'80 per cento degli erbicidi usati.

Si fa una corretta informazione?

Le misure messe in campo dallo Stato e dalle leggi regionali sono dunque sufficienti per proteggere le api? E i contadini sono stati adeguatamente informati dei rischi legati all’utilizzo dei fitofarmaci in questo periodo dell’anno? L’Anas che compie le sue irrorazioni "anche tra aprile e maggio", sa del divieto totale? I dubbi restano. Quel che è certo è che da oggi in poi sarà più difficile seguire la salute di questi preziosi insetti perché, dice Lodesani, “il progetto BeeNet non è stato rifinanziato: inspiegabilmente è fermo al 2014. Eppure – continua il ricercatore - sapere in tempo reale quando e dove le api muoiono o stanno male e poter intervenire tempestivamente è fondamentale per la nostra stessa sopravvivenza”. E questo lo diceva anche Einstein.