[L'intervista] "Vi spiego perché i populisti di M5S e Lega che si sono presi l'Italia rischiano di indebolirsi e crollare"

La paura, il sentirsi indifesi, impoveriti e minacciati dai migranti ha spinto al potere i giallo-verdi. Ma la protesta non si ferma, aumenta. Siamo ad un bivio

Salvini e Di Maio. Al centro e a destra, bandiere di Lega e M5S bruciate e fatte a pezzi in manifestazioni di piazza
Salvini e Di Maio. Al centro e a destra, bandiere di Lega e M5S bruciate e fatte a pezzi in manifestazioni di piazza
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Due anni a girare l'Italia per raccontare fatti, incontrare e capire storie quotidiane, "sentire" l'aria che tira nel Paese che si è consegnato con rabbia, delusione ed entusiasmo nelle mani del "governo del popolo". Maurizio Molinari, direttore del quotidiano La Stampa, non si è limitato a disegnare le pagine del giornale e coordinare il lavoro di copertura delle notizie. Ha voluto raccogliere di persona i segnali della mutazione sociale e politica che ha investito in pieno lo Stivale e le sue isole. Il risultato è Perché è successo qui, pubblicato da La Nave di Teseo. Una radiografia della fortuna politica di Lega e MoVimento 5 Stelle. Inscritta in un'onda populista internazionale che va rafforzandosi e promette di travolgere l'Ue come la conosciamo finora. Il motivo di questa svolta, che i "vecchi" partiti faticano o si rifiutano di capire, contiene in realtà molti motivi. Che ci permettono di delineare lo scenario del prossimo futuro. Ne abbiamo parlato in questa intervista.

Maurizio, in Perché è successo qui isoli i cinque problemi che hanno messo il turbo al populismo anche in Italia. Sono: il timore dell'Islam, la competizione economica con i migranti, la crisi dell'identità nazionale, l'insofferenza per l'Unione europea e la fascinazione per i leader autoritari come Trump e Putin. Aggiungi che questi segnali erano chiari da tempo ma che sono stati ignorati o se n'è voluto parlare poco e male, come se fosse un tabù. Perché?
"Perché viviamo in una stagione di brusca transizione nella quale le leadership politiche hanno difficoltà a intercettare i sentimenti popolari, che sono molto forti. I leader sono in ritardo, accade ogni volta che c'è una fase rivoluzionaria. I due eventi forti della nostra epoca sono: le disuguaglianze economiche e le migrazioni. Il ceto medio si sente indebolito dagli immigrati, la gente si sente a disagio e non è solo un problema di reddito. Non c'è una visione, un'idea, una teoria per combattere questo disagio. Percui anche chi riesce a pagare tutti i conti del mese ha paura che presto non potrà più farlo. Nella paura cresce la domanda di risposte nette e decise. Figuriamoci poi come si sente chi non ha un lavoro o è precario oppure lo ha perso in età matura. I leader politici rispondono a colpi di piccole crescite del Pil, ma non sono sufficienti a rasserenare le persone. Aggiungiamo che i migranti sono potenziali concorrenti in chi fa lavori nella fascia medio bassa. Ed ecco il populismo che dice teniamo fuori gli immigrati. Ma questi sono già dentro l'Italia. E nessuno pensa a serie misure di integrazione, con opportunità ma anche obblighi pure per loro".

In questo scenario cresce il fascino esercitato da leader discussi ma molto popolari come Vladimir Putin.
"Certo, quando si ha incertezza del presente e paura del futuro, quando ci si sente indifesi e si vive nell'ansia, il cittadino medio cerca un leader forte che restituisca sicurezza e cancelli la crisi. Putin si pone in questo modo. Se il Parlamento non funziona e i politici sono inadatti, largo all'uomo che ha le idee chiare su come risolvere problemi e lo fa anche in modo brusco".

Molti commentatori e delusi dalla caduta del centrosinistra evocano la figura di Steve Bannon come grande tessitore della trama che sta agevolando la crescita del populismo e la distruzione dell'Unione europea. Ma Bannon ha davvero tutto questo potere occulto oppure ne stiamo facendo un capro espiatorio?
"Bannon è una persona molto seria, è colui che ha teorizzato la strategia che ha portato alla vittoria di Trump negli Usa. Trump è un fenomeno occasionale ma l'impostazione di Bannon ha grande sostanza. Lui sostiene che la rabbia della classe media schiacciata dalla competizione economica e dai migranti porta al rifiuto della politica che ha dominato negli ultimi anni. Ed è convinto che il passo successivo sarà l'implosione dell'Ue, il che faciliterebbe l'alleanza tra Usa, Cina e Russia per tenere le redini del mondo. Un processo che andrà a moltiplicarsi nei Paesi europei e che è in atto nel nostro. Sul fatto che Bannon abbia la capacità di realizzare con le sue forze tutto questo sarei molto cauto. Ma lui resta un vero rivoluzionario, un leninista di destra che vuole cambiare l'ordine liberale spostando il potere da quello legislativo a quello esecutivo".

Veniamo a casa nostra: governo M5S-Lega. Da più parti si dice e si legge che la loro forza sta diminuendo perché il gioco fatto di slogan gridati sui social, capacità di rimangiarsi la parola o smentirla ed elettorato superficiale che chiede poco conto di quello che quei partiti fanno, è sempre più evidente. E' l'inizio della loro crisi, dunque?
"Il punto è che 5 Stelle e Lega sono espressione della protesta contro le disuguaglianze. Questa è la forza che li ha spediti al governo ma finora non sono riusciti ad elaborare risposte convincenti alle paure di coloro che li hanno eletti. Perciò la protesta continua e quei soggetti politici si indeboliscono. Ora hanno le stesse difficoltà di Pd, Pdl e altri partiti al governo prima di loro. Rischiano di essere sorpassati e schiacciati dalla stessa protesta che ha dato loro il successo, di crollare. Quindi il rischio è che il loro modo di agire, i loro slogan, diventino più estremi. Dai fatti non si scappa: se su un centro di 1200 abitanti in Piemonte arrivano 600 migranti, la gente li vede per strada. E vuole risposte. Che non possono essere: li stiamo bloccando. Perché sono già tra noi".

Un commento al libro che mi ha colpito è di Ferruccio De Bortoli, altro noto giornalista: dice che è in atto una sorta di avanguardismo Web in cui i moderati scappano perché non riescono a reggere un dibattito fatto di urla e insulti e questo dà più forza ai sostenitori populisti.
"Ha ragione, è un'analisi molto interessante. I populisti non hanno soluzioni ma vivono grazie all'esaltazione della protesta. Individuano i nemici: la casta, i diversi, le minoranze, i migranti, e gli buttano addosso frasi aggressive e intolleranti".

Altro passaggio che colpisce è quello in cui si legge che la società bianca, tendenzialmente capitalista e cattolica non ha mai accettato davvero il multiculturalismo. Da questo deriva la cattiva convivenza con l'Islam in mezzo a noi. Da dove si riparte?
"L'Italia è l'ultimo grande Paese europeo che affronta i migranti. Germania e Francia, Belgio e Olanda si sono trovati a che fare con questo fenomeno massiccio già negli anni Cinquanta. Noi solo da metà anni Novanta. Restiamo un Paese fondamentalmente bianco e cattolico che deve vedersela con il continuo aumento dei musulmani. Parliamo di oltre cinque milioni di stranieri il novanta per cento dei quali è islamico. Questo porta alla ridefinizione dell'identità nazionale. Cosa significa integrare tutta questa gente? Manca una seria riflessione e una pratica politica, che diventa pratica culturale anche attraverso la Scuola. E manca la vera disponibilità dei musulmani a integrarsi nel Paese che li accoglie. La ricetta che può funzionare è quella dei Paesi anglosassoni: totalità di diritti in cambio di assoluto rispetto delle leggi. Un musulmano non può venire qua e accoltellare o buttare dalla finestra una donna perché non va in giro con il velo o indossa un paio di jeans".

In tempi di crisi come questo torna la profezia della Fallaci: l'Europa verrà distrutta dall'invasione di immigrati arabi. Concordi?
"L'allarme della Fallaci era corretto ma ciò che colpisce è che di fronte a questo fenomeno l'Unione europea non ha saputo dare risposte. L'Ue nel 2015 di fronte alle ondate migratorie ha lasciato che ogni stato facesse da sé. Così è tornato il nazionalismo. Ma perché l'Ue è in ritardo? Perché fin dai Trattati di Roma, nel 1957, si è sempre occupata di economia. Ora però è in ballo una questione sociale che richiede un approccio culturale e politico molto più ampio e profondo. Se non la si affronta, si innesca una dinamica che porta alla guerra civile".

Il populismo dilaga perché non esiste un'opposizione decente. Ce n'è una possibile?
"Non saranno i partiti tradizionali a dare una risposta. Loro sono parte del problema, che non hanno visto arrivare e quindi hanno lasciato senza soluzione. La storia insegna che è la crisi stessa a produrre leader che sappiano affrontarla. Al momento in Italia non ne abbiamo. Ma guardiamo alla Gran Bretagna, primo Paese europeo investito da questo processo che ha prodotto la Brexit, la più grande frattura con l'Ue. Se non trovano soluzione fra due mesi rischiano il collasso. La premier Theresa May ha elaborato la ricetta della Brexit morbida che ha fatto storcere il naso a molti. Ma se il suo progetto dovesse passare, la May diventerebbe l'unico leader europeo in grado di dare soluzione concreta alla crisi". 

Maurizio Molinari e il suo libro