[L'intervista] "Contro la disoccupazione ridurre di 400 ore l'orario di lavoro. Sugli immigrati ha ragione Boeri"

Il sociologo del lavoro Domenico De Masi spiega perché i tedeschi lavorano meno e producono di più. "Copiamo da loro e dai francesi"

[L'intervista] 'Contro la disoccupazione ridurre di 400 ore l'orario di lavoro. Sugli immigrati ha ragione Boeri'

"Non è un problema di braccio di ferro ma del lavoro in italia". Il governo si scontra con l'Inps sui dati della perdita di occupazione in seguito alle modifiche introdotte dal "decreto dignità". Fumo negli occhi? "Il decreto voluto da Di Maio riguarda la riduzione del precariato, misure minime ma è un'importante inversione di tendenza". Per capire meglio, dice Domenico De Masiprofessore emerito di Sociologia del lavoro presso "La Sapienza" di Roma - in questi giorni in libreria con il saggio Il lavoro nel 21 secolo (Einaudi) -, "bisogna dare uno sguardo alla Germania dove l'economia è simile alla nostra ma in numeri sono molto diversi". 

Ci faccia capire.
"Il primo dato che ci interessa è quello sulla disoccupazione: noi l'11 per cento, loro il 3,8. Perché? Semplice, c'è disparità nella metodologia utilizzata per gestire l'economia. Diciamo che nella sostanza la disoccupazione dipende da due fattori. Da una parte la globalizzazione che fa sì che si comprino prodotti di consumo provenienti da zone del mondo dove i costi di produzione sono bassissimi e poi c'è l'evoluzione delle imprese e l'innovazione tecnologica. Invece di fare come la Germania, dove il tessuto produttivo si è evoluto, l’Italia da decenni insegue il miraggio della flessibilità che ha portato in vent'anni a un misero +1 per cento. Legge Biagi, interventi sull’Irap, cancellazione dell'articolo 18, per citare alcune misure, e oggi abbiamo l'occupazione al 62 per cento mentre in Germania vola al 79. Da noi dopo tre anni dalla laurea solo il 54 per cento ha trovato lavoro, in Germania siamo al 93".

Dati eloquenti, certo. Come giudica a questo fine le misure introdotte dal governo?
"Sono misure contro la precarizzazione del lavoro non a favore della crescita economica. E' chiaro che se il milione di lavoratori in più che possiamo registrare è fatto solo di lavoratori precari c'è un problema. Come è chiaro che se si può assumere all'infinito con un contratto precario la stabilizzazione non arriverà mai. Quindi il decreto porta da 5 a 4 volte il rinnovo ed è già qualcosa. Però sono due i fattori che possono portare al miglioramento".

Quali?
"In primis la riduzione drastica dell’orario di lavoro. Noi lavoriamo in media 400 ore in più dei tedeschi e loro producono molto di più di noi. Dipende dal datore di lavoro e dalla poca innovazione anche culturale e dei mezzi di produzione. Ridurre l’orario di lavoro del 20 per cento potrebbe eliminare almeno in parte le ingiustizie".

Il Jobs act secondo lei va cambiato ancora?
"Certo e sotto molti aspetti. La storia dei diritti dei lavoratori in Italia è una parabola discendente. Dal culmine raggiunto con lo Statuto dei lavoratori si è andati mano mano perdendo diritti. Fino al culmine contrario che è il Jobs Act che precarizza il lavoro. Il bello è che lo ha fatto un governo che si diceva di sinistra".

Lei scrisse un libro "Lavorare gratis lavorare tutti", con il quale teorizzava un nuovo metodo per ridurre la disoccupazione. Fece scalpore.
"Per dare un lavoro ai disoccupati basterebbe ridurre di poco l’orario di lavoro degli occupati. Ma questo non avverrà, per cui l’unica cosa che i disoccupati possono fare è scompaginare la situazione, offrendo gratuitamente la propria opera finché non ci sarà una redistribuzione dei carichi di lavoro. Mentre gli operai fanno sciopero, per esempio, i disoccupati possono lavorare... l'obiettivo è ridurre di almeno 400 ore (sulle circa 1800 odierne) l'orario di lavoro annuale creando così nuovi posti di lavoro. Questo superalvoro del resto è una concezione dei paesi cattolici, mentre quelli protestanti incoraggiano il rispetto dell'orario e il tempo libero. I lavoratori tedeschi fanno meno ore e producono di più degli italiani". 

Fu un cavallo di battaglia di Bertinotti, ma nessuno gli andò dietro.
"Non so perché non si sia mai perseguita questa strada, quest'idea non è riuscita a penetrare nel tessuto culturale. sarà tempo di rivedere il lavoro in Italia anche sotto questo aspetto? Guardiamo a Germania e Francia e ai loro risultati economici. I lavoratori tedeschi sono riusciti anche a entrare con i loro rappresentanti nei Cda, così nessuno gli può raccontare balle sull'andamento aziendale. Perché non copiamo da loro?".

Tornando all'Inps, il presidente Boeri ha detto che i lavoratori immigrati in Italia pagano le nostre pensioni. Il ministro dell'Interno Salvini non l'ha presa bene.
"Salvini è in una fase prefascista, fa il suo mestiere alimenta la paura degli immigrati, bloccando le navi in alto mare, si lancia addirittura sui vaccini, salvo poi tornare indietro perché fa danni, e poi armi e legittima difesa... Boeri non è un pagliaccio è un economista stimato a livello internazionale. Anche Renzi a un certo punto ha cercatio di mollarlo non riuscendoci. I giovani immigrati che lavorano, c’è poco da fare, mantengono in equilibrio i conti". I giovani italiani che emigrano per restare hanno bisogno di proposte che non ci sono. Salvini invece di spararle lavori su questo. Io sono stato giovane emigrato e conosco bene i sacrifici e la sofferenza...". 

Salvini dice che gli immigrati fanno "la pacchia".
"Altro che pacchia: queste persone sopportano torture, galera, stupri e rischiano la vita nel Mediterraneo non certo per fare la pacchia o una vacanza. Salvini fa come faceva il fascismo: crea la paura poi si proprone come antidoto".