Il grande debitore di Mps: "Salderemo tutto, ma lo facciano anche gli altri. Ora andate a scavare nelle banche locali"

Il presidente della Nuova Sorgenia, Chicco Testa, spiega ai lettori di tiscali.it: “La società che presiedo non c’entra più nulla con la passata gestione De Benedetti “

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di Paolo Salvatore Orrù   -   Twitter: @OrruPaolo

Per il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, la lista dei grandi debitori insolventi di Mps non può essere pubblicata, perché spetta alla banca capire se chi ha chiesto un prestito è anche in grado di onorarlo. Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche (Sole 24 Ore, Corriere, Libero, La Verità), a essere in mora sarebbero società e imprenditori italiani di spicco. “Fuori i nomi e fuori i soldi" è il grido di battaglia di alcuni settori dell’opinione pubblica e di qualche partito (FI, M5S, ma anche di alcune aree non allineate della sinistra italiana): accusano Calenda di essere il “palo” delle aziende insolventi. Fra queste ci sarebbe la Sorgenia. Per capire se la leader del mercato dell'energia elettrica e del gas naturale sia davvero coinvolta in tutto questo bailamme tiscali.it ha intervista Chicco Testa, il presidente della Nuova Sorgenia.  

Il no di Calenda alla pubblicazione dei nomi, non è stato accolto con soddisfazione né dal centro destra, né dagli strati più popolari del centro sinistra. Lei che ne pensa?
“Pubblicare i nomi degli insolventi non mi sembra una grande idea: penso che dietro alla richiesta ci sia il sospetto che molti abbiano avuto soldi per azioni di varia natura e genere. Per quanto mi consta, la maggior parte di loro sono individui e società travolte dalla crisi del 2008: come si fa dunque a distinguere fra chi merita la gogna o no? Certo, ci potrebbero essere casi di recuperi incestuosi, ma spesso sono aziende che non ce l’hanno fatta. In concreto, che cosa potrebbe dire in più questa lista rispetto alla realtà che già si conosce?”.

Una ragione c’è: secondo alcuni quotidiani, il PD vorrebbe tenere nascosti i nomi, perché in caso contrario potrebbero affiorare imprenditori e aziende legate a quel mondo politico.  “Non capisco perché si dovrebbero fare solo i nomi di chi è legato a Montepaschi, perché non si parla anche delle banche locali? Delle banche Venete per esempio. Se questo è il problema, immagino ci sia un problema simile un po’ in tutto il mondo bancario del nostro Paese. Il che, tra l’altro, dimostrerebbe che la difesa delle banche territoriali, una delle bandiere della politica leghista, è una difesa sbagliata: le banche locali sono quelle che, per ragioni più che ovvie, sono più esposte ai condizionamenti politici amicali. E hanno, va detto, sistemi di controllo inferiori a quelli delle grandi banche: se in futuro si vorrà tenere gli istituti di credito fuori dai giochi politici sarà necessario pensare a banche credito ben strutturate a livello nazionale”.

Qual è il ruolo della Sorgenia in questa brutta storia?  
“Sorgenia in tutta questa storia non c’entra nulla: Sorgenia era andata in crisi alle fine degli anni 2000, questo aveva portato alla ristrutturazione del debito e alla conversione di una parte del dovuto in azioni detenute dalle banche creditrici. E alla uscita totale dalla società, dopo aver perso tutto il capitale, dei vecchi azionisti. Oggi la Sorgenia è una società in “bonis”: genera cassa e paga il debito. Ci vorrà del tempo, ma tutti i segnali indicano una situazione di segno più. La Nuova Sorgenia è una società creditrice, ma non è una società di default”.

Allora perché si continua a pronunciare il vostro nome?
“Si pensa ancora alla vecchia Sorgenia, che in effetti non era riuscita a ripianare il debito”.