[L'intervista] Belpietro: "Non basta chiedere scusa, Francesco parli. Serve trasparenza, lo chiedono tanti fedeli"

Il memoriale di monsignor Viganò con cui viene chiamato in causa il Pontefice accusato di essere stato a conoscenza degli abusi sessuali dell'ex cardinale McCarrick ha scatenato una tempesta e aperto dure polemiche. Il direttore de La Verità: "Manovre contro il Papa? Quando rivelano delle notizie tutti hanno delle intenzioni, ma basterebbe dire se quelle notizie sono vere o no"

Papa Francesco
Papa Francesco
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Il memoriale di monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America, ha scatenato una vera tempesta e aperto dure polemiche su un argomento spinoso per la Chiesa. In sintesi l’alto prelato accusa Papa Francesco di non essere intervenuto nonostante lui l’avesse informato, già nel 2013, circa gli abusi sessuali su seminaristi da parte dell’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick, estromesso di recente dal sacro Collegio.  Viganò arriva perfino a chiedere le dimissioni di Bergoglio. Molte sono state le voci levatesi a difesa del Pontefice e l’Osservatore Romano ha liquidato la  rivelazione dell’ex nunzio come “un nuovo episodio di opposizione interna", ma su La Verità (che ha pubblicato il memoriale) il direttore Maurizio Belpietro chiede alla Santa Sede risposte puntuali e propone 10 domande precise “sulle quali non si scappa”.

La rivelazione di monsignor Viganò ripropone con forza la questione scottante della pedofilia all’interno della Chiesa, cosa per la quale il Papa ha chiesto scusa alle vittime. Una decisione evidentemente coraggiosa, oltre che dolorosa, che tuttavia non basta – secondo Belpietro  – perché “occorre fare chiarezza e servono fatti concreti”.

Direttore dunque la decisione di Papa Francesco non è sufficiente?
“Occorre chiarire preliminarmente che il Papa non ha chiesto scusa su quest’ultima vicenda ma su quanto si è verificato in Irlanda o anche in Cile dove c’erano vescovi accusati di molestie sessuali. Francesco li aveva in qualche modo difesi, poi è stato costretto davanti all’evidenza dei fatti a chiedere scusa , spiegando di essere stato informato male. Nel caso sollevato dal memoriale dell’ex Nunzio Usa Carlo Maria Viganò invece il problema è semplice. Viganò sostiene che nel 2013 parlò direttamente con il Pontefice, segnalando l’esistenza di un dossier sull’arcivescovo di Washington Theodore McCarrick, e dicendogli che questi  si era reso responsabile della corruzione di generazioni di seminaristi. A questo punto se Francesco era stato informato nel 2013 come mai si è aspettato a intervenire fino a quando il New York Times ha rivelato l’esistenza di una persona molestata quando aveva 11 anni dall’arcivescovo e che per 22 anni avrebbe intrattenuto una relazione con lui, trovando alla fine il coraggio di raccontare la sua storia ai giornalisti del quotidiano americano? Solo allora il Papa destituisce l’ex cardinale togliendogli la berretta cardinalizia. Inevitabile che uno si domandi perché ha lasciato passare 5 anni”.

Maurizio Belpietro

Il Santo Padre non ha voluto parlare della questione facendo intendere che non merita attenzione.
“Va tenuto presente che Viganò non dice solo di aver raccontato la vicenda al Papa, parla di documenti, di corrispondenza mandata da lui, di lettere inviate da altri cardinali, da nunzi apostolici che prima di lui segnalavano la stessa situazione, di grave corruzione morale di McCarrick. Dice soprattutto che questo signore era importante per l’influenza sull’episcopato e sui cardinali, perché faceva fare le nomine negli Stati Uniti e aveva quindi molte relazioni, il che ha fatto perfino pensare all’esistenza di una lobby gay all’interno della Chiesa. E’ evidente allora che il Papa non può cavarsela dicendo io non dico una parola su questa storia. Forse una parola bisogna invece proprio dirla”.

Monsignor Viganò e Papa Francesco

L'Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede, afferma che è in atto un'azione tesa a minare la credibilità di Bergoglio per metterlo in discussione e fa riferimento alle beghe e ai veleni interni alla Santa sede.
“Queste sono le argomentazioni  che si usano quando non si vuole fare chiarezza. Del resto basterebbe dire se alcune cose sono vere o no. E’ vero che monsignor Viganò parlò al Papa oppure no? Se il Pontefice dicesse che il monsignore non gli ha mai detto niente, che le lettere di cui parla non esistono, che non c’è prova, che il dossier fatto redigere (secondo Viganò) dal precedente Pontefice Benedetto XVI proprio su questa presunta lobby omosessuale presente all’interno della Chiesa, anche di quella americana in particolare, non esiste, allora tutto crollerebbe. Insomma, se tutto ciò non è vero basta dirlo e la questione si risolve. Cosa c’entra che ci siano dei disegni di qualcuno o non ci siano? Tutte le persone che passano una informazione o la condividono hanno una intenzione. Monsignor Viganò dice di non aver intenzione di portarsi nella tomba i segreti del vaticano e quindi li racconta. Sarà questo? Non lo so. Sarà perché non è stato nominato a sua volta cardinale? Non lo so. E francamente mi interessa poco.  Mi interessa molto di più acclarare se si poteva intervenire contro un arcivescovo che, secondo le accuse rivoltegli, si è macchiato di gravi molestie sessuali nei confronti di giovani seminaristi. E’ così o no? Se all’epoca le segnalazioni c’erano mi domando perché non ci siano stati i fatti conseguenti”.

L'ex arcivescovo McCarrick

Su questa delicata questione lei fa un passaggio su La Verità in cui osserva che la stampa, i media, sembrano poco propensi ad approfondire. Fa capire che "la stampa italiana sembra preferire il megafono alle domande".
“Lo dico esplicitamente. Molti cercano di mettere in dubbio le cose, ma per mettere in dubbio quanto affermato da Viganò bisogna avere dei documenti, non ci si può limitare a dire “ma sì, ma no”. Si è arrivati addirittura al punto che la stampa non fa più domande, ma la stampa per ragioni professionali deve porre domande. La missione del giornalismo è fare domande. Ma come, non facciamo domande su un dossier che chiama in causa direttamente il Papa? Non qualche alta gerarchia vaticana: il Papa. Si dice che il Pontefice sapeva. E mi pongo una domanda: se non ci fosse stata sull’aereo di ritorno dall’Irlanda una giornalista americana che ha chiesto ‘scusi ma questo dossier?’ cosa sarebbe successo? Papa Francesco a questo punto ha risposto ‘non dico una parola, fatevi voi un’idea’. Come fatevi voi un’idea? Dovrebbe spiegare invece. E’ vero che i cardinali, i segretari di Stato (prima Angelo Sodano e poi Bertone) furono informati delle azioni commesse da McCarrick? E’ vero che Benedetto XVI aveva disposto che all’arcivescovo americano fosse tolta la berretta cardinalizia e fosse lasciato nel seminario dove viveva confinato in isolamento? Sì o no? E perché, se la risposta è sì, ciò non fu attuato? In definitiva, è vero o no che il Papa sapeva? Sono domande semplici”.

Lei crede che alle sue 10 domande indirizzate al Papa arriverà una risposta?
“Me lo auguro, perché se lo augurano tanti fedeli, tante persone che anche in questo momento si stanno interrogando su quanto è davvero successo, su cosa sia la Chiesa, se esista davvero una lobby all’interno di essa che copre certi fatti. C’è un problema di fondo: se si vuole davvero allontanare dalla Chiesa il sospetto di aver coperto delle persone che si sono rese responsabili di gravi reati e di molestie bisogna parlare, serve trasparenza. E non può esserci trasparenza se ci si limita a dire chiedo perdono. Perché è un po’ poco, dopo che sono accaduti i fatti”.