"Vi spieghiamo perché la legge sulla maternità surrogata si deve fare. E non chiamatelo 'utero in affitto'"

La presidente del Comitato etico della Fondazione Veronesi, Cinzia Caporale, a Tiscali Notizie: è l'unico modo per evitare lo sfruttamento delle donne

'Vi spieghiamo perché la legge sulla maternità surrogata si deve fare. E non chiamatelo 'utero in affitto''
di Antonella Loi

La maternità surrogata continua a rimpolpare le cronache dei giornali. Ma stavolta a tracciare il filo del discorso (o forse dovremmo dire a sollevarne il livello?) è il Comitato etico della Fondazione Veronesi che, al tema della gestazione-per-altri, ha dedicato un documento importante. "Elementi utili per un dibattito sereno ed efficace", ci spiega la presidente Cinzia Caporale che, senza giri di parole, boccia il tenore del dibattito portato avanti in questi giorni e sostiene che piuttosto "una legge sulla gestazione-per-altri è necessaria". Voce esclusiva e fuori dal coro, quella del Comitato vicino al famoso oncologo. La cui riflessione non può non partire da un assunto linguistico. "Bisogna respingere la dizione 'utero in affitto' che non appartiene alla nostra cultura", spiega la professoressa che è anche membro del Comitato nazionale per la Bioetica, oltreché coordinatrice della Commissione per l’Etica della Ricerca e la Bioetica del CNR e Responsabile della Sezione di Roma dell’Istituto di Tecnologie Biomediche ITB-CNR. "Stiamo parlando di una gestazione fatta per altre persone. Gestazione più che maternità, perché la maternità ha un significato più ampio che comprende altri elementi. E questa è gestazione".

Il vostro documento (leggi qui) dice che, da un punto di vista etico, la legge di può (anzi si deve) fare.
"Nel documento mettiamo in luce diverse ragioni che a nostro parere rendono lecita moralmente ed eticamente la gestazione surrogata. Non c'è motivo abbastanza forte per proibirla. E d'altra parte siccome è un fenomeno diffuso, che esiste, a nostro parere è sempre preferibile regolarlo. E parliamo di maggiori garanzie per la donna". 

Il fenomeno è decisamente importante. Stime approssimative parlano di duecento o trecento gravidanze l'anno.
"Ho l'impressione che sia un dato sottostimato: il fenomeno è sotterraneo, probabilmente più grande di quanto si pensi. Ma non è una questione di numeri".

Il vostro documento dice che le condizioni sociali ci metteranno sempre di più di fronte all'esigenza di disciplinare la materia.
"Da una parte noi vorremmo che ci fosse certezza del diritto, e dall'altra vorremmo evitare che si possa configurare la maternità surrogata come una professione e che si possano configurare dei fenomeni di vera speculazione, di compravendita reale e di mercificazione del corpo".

Infatti voi siete contrari ad un prezzo per la prestazione.
"Ma siamo favorevoli ad un rimborso spese che sia realistico e non ipocrita, che comprenda le spese indirette, come la perdita di reddito e tutto quello che può essere necessario per la gestante. Quindi diciamo no alla professionalità e no alla gestazione per altri come speculazione e come mercificazione".

E' così si evita lo sfruttamento delle donne?
"Certo, valutando caso per caso. Per esempio ci sono procedure particolari che mirano a valutare se ci siano o meno i requisiti per l'adozione? Ecco noi immaginiamo che la donna che si presta sia sottoposta a valutazioni di questo genere e perché ciò accada è necessario che la donna possa agire in Italia. Quel che accade negli altri Paesi non lo possiamo controllare".

Insomma se c'è consapevolezza e non una situazione di bisogno si può fare?
"Le persone adulte che liberamente decidono di fare una gestazione per altri, una o due volte, per ragioni di donazione di sé, partecipazione e solidarietà, a fronte di un rimborso spese adeguato, ecco: perché no?"  

Siamo molto lontani dalla discussione di questi giorni.
"A fronte di un dibattito nel quale si sono usati toni eccessivi, noi diciamo che si può tranquillamente essere favorevoli o contrari al tema. Il nostro tentativo è quello di riportare la discussione nell'ambito della ragionevolezza, e fino ad oggi trattata con frasi roboanti e assimilata alle peggiori pratiche che esistono".

In ordine sparso si sono espressi tutti. Anche Livia Turco e la presidente della Camera Laura Boldrini hanno espresso "dubbi". 
"Ecco, un eccesso. A titolo personale (la commissione parla attraverso i suoi documenti e il suo portavoce) sulla valutazione della discussione, direi che c'è sempre qualcosa di anacronistico. Sotto c'è sempre l'idea di una donna che in fondo in fondo non sappia autotutelarsi. E' una visione della donna che io non ho. La donna è assolutamente in grado di autotulelarsi, fatto salvo che con la legge si può evitare lo sfruttamento di situazioni di fragilità. Però un conto è evitare le situazioni di maggiore vulnerabilità, un'altra è pensare che le donne non sappiano tutelarasi". 

La maternità surrogata per le coppie gay è accettabile?
"Il nostro documento analizza la pratica in sé ed è rivolto soprattutto a quelle donne che che abbiano perduto la possibilità di affrontare una gestazione ma che abbiano desiderio di avere figli. Donne che possono procreare ma non possono portare avanti una gravidanza. Principalmente ci siamo rivolti a queste. Però abbiamo trovato la pratica moralmente sostenibile anche per le coppie omosessuali maschili che hanno l'impossibilità a partorire. Ovviamente non l'abbiamo escluso. Ma noi ci rivolgiamo principalmente alle donne, a quelle che per malattie come il cancro non possono più portare avanti una gravidanza".

Sul profilo giuridico, allora come si può procedere?
"Noi con modestia ma con decisione elaboriamo profili etici. Offriamo un servizio al legislatore che voglia affrontare questo iter o alla persona che voglia farci ricorso. E abbiamo visto che ci sono anche illustri politici coinvolti in questioni di questo genere. Ci siamo chiesti: è moralmente accettabile o no? E lo abbiamo fatto analizzando la questione sotto diversi punti di vista. C'è chi ha messo l'accento più su una visione della maternità, chi sugli aspetti solidaristici e chi sull'aspetto della libertà delle persone. E da diversi punti di vista ci è sembrato di poter giustificare questa pratica. Ecco noi abbiamo cercato di offrire argomenti e ragionamenti, per farli propri e trasformarli in una regola".

di Antonella Loi