"La Chiesa sbagliò ad inquisire Padre Pio ma i primi a diffidare di lui furono suoi confratelli"

Intervista esclusiva al cardinale Bertone: "Questo viaggio a Roma riconcilia. Ci fu poi il giudizio critico di padre Agostino Gemelli"

'La Chiesa sbagliò ad inquisire Padre Pio ma i primi a diffidare di lui furono suoi confratelli'
Il cardinale Bertone
di Carlo Di Cicco

Padre Pio ha diviso in vita e continua a dividere anche ora che è santo. La decisione di Papa Francesco di esporre in san Pietro le sue spoglie con quelle di Leopoldo Mandic considerandolo uno dei richiami forti del Giubileo della misericordia, non ha trovato consenso unanime fin dall’inizio. Le ombre che in vita avevano accompagnato il santo cappuccino divenuto ben presto idolo della religiosità popolare non si sono diradate neppure dopo la canonizzazione. E’ cresciuta invece la venerazione popolare. E’ quindi interessante scoprire che d’accordo pienamente con Francesco su padre Pio sia il cardinale Tarcisio Bertone uno tra coloro che nel passato si sono occupati di problemi legati al santo cappuccino e alla sua opera di servizio umanitario ai malati in San Giovanni Rotondo. Tiscali.it lo ha intervistato.  

Padre Pio è una delle figure simbolo di questo giubileo della misericordia. Lei si è occupato parecchio nel passato delle vicende  di Padre Pio. Pensava allora che il frate cappuccino, tanto discusso, avrebbe ricevuto un riconoscimento così importante? 
La storia di padre Pio mi ha affascinato fin dalla mia giovinezza, sia per l’alone soprannaturale e taumaturgico che avvolgeva la sua persona, sia per l’affinità alla via di don Bosco, apostolo della confessione sacramentale che considerava un pilastro del suo progetto educativo. Poi come segretario della Congregazione della Fede, mi sono occupato direttamente delle sue vicende a proposito del rapporto con i suoi confratelli, a riguardo dei fenomeni soprannaturali che gli si attribuivano, a proposito dei suoi scritti (il ricchissimo e interessante epistolario), e quanto ai rapporti con le Autorità ecclesiastiche.

Come segretario di Stato mi sono interessato in particolare dell’ospedale “Casa sollievo della Sofferenza” che dipende dalla Santa Sede. Naturalmente sono stato varie volte in pellegrinaggio e in visita a San Giovanni Rotondo, presiedendo funzioni sacre in sua memoria, commemorazioni, o inaugurazioni di reparti dell’ospedale, ma pur vedendo crescere la sua venerazione a livello planetario, non potevo immaginare che diventasse in qualche modo l’emblema di un Anno Santo straordinario, insieme al suo confratello cappuccino Padre Leopoldo Mandic. Me ne rallegro e sono sicuro che il suo richiamo porterà frutti di rinnovamento apostolico nella Chiesa.  

Come è possibile che nell’istituzione della Chiesa si prendano tanti abbagli verso persone che poi vengono riconosciuti santi? 
La domanda è giustificata ma può anche essere riduttiva e fuorviante. Mi spiego. La Chiesa è composta di persone umane, con la loro formazione, i loro compiti, la visione dei fatti e le loro conoscenze. Specialmente quando si tratta di fenomeni soprannaturali è prudente  e talora severa. Quanto a Padre Pio osservo che i primi a diffidare sono stati alcuni suoi confratelli che hanno fornito informazioni parziali e critiche impietose a suo riguardo. Ci fu poi il giudizio critico di padre Agostino Gemelli. Le Autorità romane prima di giudicare  e dare il consenso all’azione e all’opera di padre Pio, per un opportuno discernimento, dovevano acquisire più obiettive informazioni, accertare la veridicità delle accuse e smontarle. Così avvenne benché, forse, con qualche ritardo, ma il “mea culpa” degli organismi centrali lo dividerei con i confratelli cappuccini suoi contemporanei. Oggi si dice che “questo viaggio a Roma riconcilia ma non cancella quel che è stato”. E’ vero, ma a ognuno la sua responsabilità.

La questione dei soldi nella storia di padre Pio è una storia trasparente o restano lati oscuri che potrebbero, a sorpresa, innescare degli scandali? 
La ricerca degli scandali è una costante di tutti i tempi anche se oggi è più facile l’amplificazione attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Anche nella storia di padre Pio ci sono stati dei dubbi e delle inchieste, soprattutto in relazione alle somme che riceveva per la costruzione dell’opera che gli stava a cuore, la “Casa Sollievo della Sofferenza”, il grande ospedale che rimane un fiore all’occhiello sul territorio pugliese, un centro di eccellenza per la cura dei malati e la ricerca in campo medico. Non mi consta che si siano verificati fatti talmente gravi da innescare scandali attorno a padre Pio; al massimo losi poteva accusare di devolvere generosamente le offerte a quella che considerava la sua priorità a favore dei poveri. In seguito l’ospedale crebbe in reparti e specializzazioni, ed è saggiamente amministrato con  l’ausilio degli organi di controllo ecclesiastici e civili, secondo le rispettive competenze, pur con le sofferenze che sono comuni a tutti i nostri ospedali. 

Il messaggio sulla confessione in padre Pio, a suo parere, è più caratteristico del suo amore per i malati?
Il confessionale fu non solo il luogo fisico ma anche il “luogo teologico” prevalente del ministero sacerdotale di padre Pio. Lì egli impersonò plasticamente la misericordia di Dio verso i peccatori, fu veramente l’icona di Cristo che prese su di sé i peccati di tutti, attirando soprattutto i lontani, e dedicandosi con ineguagliabile pazienza e amore al perdono e alla riconciliazione. Mi sembra che la parola magica “misericordia” che è la cifra del pontificato di Papa Francesco, si è fatta cuore, parola, carne in padre Pio, diventando mistica della vicinanza ai peccatori, ai disperati, ai sofferenti nel corpo e nello spirito. Qui sta la simbiosi tra cura delle anime e cura dei malati che metterei sullo stesso piano nella passione dominante di padre Pio: “la salvezza integrale dell’uomo”. Ed anche questa è una lezione sempre attuale: non separare l’anima dal corpo secondo il mandato evangelico: “Predicare la conversione, scacciare i demoni e guarire i malati” (Mc 6, 12-13).