"Dissesto idrogeologico diffuso: neanche le città esenti, i giovani possono salvarci"

L'architetto Stefano Boeri spiega a Tiscali che i rischi stanno nel territorio impermeabilizzato e nel degrado del patrimonio edilizio

'Dissesto idrogeologico diffuso: neanche le città esenti, i giovani possono salvarci'
di Antonella Loi

L’Italia vanta primati poco edificanti in termini di dissesto idrogeologico e sicurezza del territorio, anche urbano. L’auto inghiottita da una voragine di otto metri di diametro e 4 di profondità a Valverde (Catania) in pieno centro, dopo le piogge dei giorni scorsi, è rivelatrice. Olbia, Benevento, solo per citare i casi più recenti. mentre non sono esenti neanche le grandi metropoli come Milano, dove ogni anno il Seveso tracima inondando interi quartieri. “Quanto successo nel piccolo centro siciliano è sintomatico del problema idrogeologico diffuso in enormi parti del territorio italiano – dice Stefano Boeri, architetto e urbanista milanese, a Tiscali Notizie -. Per fronteggiare adeguatamente questa condizione pervasiva di dissesto non è pensabile intervenire solo in situazione di emergenza e neanche che sia la sola Protezione Civile a fronteggiare la questione”

E allora?
“La soluzione potrebbe essere quella di un Servizio nazionale civile di sei mesi che chiami tutti i giovani, valutando forme e ambiti di competenze, ma che chiami i giovani italiani ad una campagna di cura, recupero e valorizzazione del territorio. Curarlo con amore in montagna, in città, nelle zone costiere: è il patrimonio più importante del nostro paese, bisogna difenderlo”.

Ma così non si rischia di sollevare le amministrazioni dalle loro responsabilità?
“Che le amministrazioni monitorino, segnalino è ovvio ma quello che vorrei sottolineare sono le dimensioni di questo dissesto. Che è dovuto oltre che alla impermeabilizzazione crescente del territorio, anche a grande degrado del patrimonio edilizio. Su oltre 14 milioni di edifici in Italia, 8 milioni sono stati costruiti nel dopoguerra e la metà versa in condizioni di degrado. La dimensione di questo fenomeno è tale da richiedere uno sforzo tale che non può essere lasciato solo agli enti locali. Che, come sappiamo, hanno poche risorse ed energie. La mia proposta è che si apra un discorso radicale che coinvolga tutte le risorse”.

Creare una coscienza collettiva insomma.
“Non vedo altro modo per poter intervenire in un problema così diffuso, se non mettendo in campo una intera generazione e la sua capacità di intervenire. Sotto la guida degli enti locali ma con l’intervento del Servizio Civile nazionale”.

I centri urbani risultano drammaticamente colpiti.
“Abbiamo impermeabilizzato il territorio, costruito placche delle falde di cemento che oggi impediscono al terreno di assorbire l’acqua. Le distruzioni tra l’altro determinate dal cambiamento climatico, con grandi quantitativi d’acqua che vengono precipitati in tempi molto ristretti su porzioni di territorio. E l’acqua scivolando acquista velocità e porta con sé tutto quello che trova. Le racconto un caso esemplificativo”.

Prego.
“Ho avuto alcuni giorni fa a Nocera Inferiore la prima udienza per una querela che ho ricevuto dall’ex sindaco di Sarno perché, dopo l’alluvione, ottenni l’appalto per fare il piano regolatore. Abbiamo ovviamente cercato di dare grande attenzione al dissesto idrogeologico, impedendo di costruire nella piana. Ma il comune di Sarno nel frattempo aveva rilasciato 300 concessioni edilizie, liberalizzando la possibilità di costruire gli scantinati, capiamo bene aumentando notevolmente i rischi. Davanti a ciò siamo ritirati e quando mi è stato chiesto il perché, ho spiegato che avevo colto il legame profondo tra il governo di quel territorio e la malavita. Bene, sono stato querelato dal sindaco e questa querela sta andando avanti. Realtà veramente incredibile”.

Poche risorse e passività colpevole. Spesso, politica compromessa: come se ne esce?
“Dico che ci sono delle situazioni in cui c’è inerzia e totale disattenzione davanti al fatto che il territorio è un patrimonio comune - anche economico - per le generazioni future. Dico che bisogna servirlo, curarlo: è un investimento per tutti e ha dei vantaggi collettivi. Invece ci si riferisce sempre agli interessi piccoli, privati, che poi siano legati alla malavita o meno è un altro discorso”.

Si vocifera che lei sia pronto a candidarsi alle primarie Pd per il comune di Milano…
“Smentisco. Non ci cono le condizioni”.

Quanto è importante la competenza tecnica urbanistica nell’amministrazione di un comune e di un territorio?
“Non credo servano tanto dei consulenti tecnici, ma piuttosto una politica che si occupi in modo diretto del territorio delle città, delle case, delle infrastrutture. Dobbiamo pensare ad una politica che assorba le competenze dell’urbanistica e non a sostituire gli urbanisti con i politici. Dobbiamo puntare ad avere sindaci e governatori che sappiano governare e proteggere i territori di loro competenza”.