Tutti contro Libra, la moneta di Facebook. Ecco chi rema contro Mark Zuckerberg

Il lancio sarebbe previsto per la seconda metà del 2020

Tutti contro Libra, la moneta di Facebook

Quando, a giugno del 2019, Facebook annunciò ufficialmente il progetto della creazione della criptovaluta Libra in molti avevano sospettato che la strada sarebbe stata decisamente in salita. 

In realtà non si tratta di una vera e propria criptovaluta, ma di una cosiddetta "stablecoin", ovvero di un token che rappresenta un paniere di monete tradizionali, composto da dollaro americano, euro, sterlina britannica, yen giapponese e dollaro di Singapore. 
Ovvero non è una moneta, ma una rappresentazione digitale di altre monete. 

Purtroppo il concetto di stablecoin che rappresenta delle altre monete non è chiaro ai più, e questo genera equivoci, incomprensioni e paure. 
Infatti molti temono che in questo modo Facebook possa "battere" una propria moneta e generarne in quantità guadagnandoci, e sebbene ciò sia completamente sbagliato, produce molti timori

Oltretutto Libra non sarà nemmeno la moneta di Facebook, perchè sarà controllata da un'associazione no-profit con diverse decine di soci paritari, di cui uno è proprio Facebook. 
Di questi soci alcuni (Visa e Mastercard) hanno già dichiarato di essere pronti a lasciare il progetto, ancor prima che questo abbia inizio, ed uno (PayPal) lo ha già abbandonato. 

In Europa sia la Francia che la Germania si sono pronunciate contro questa iniziativa, mentre negli USA è in corso una diatriba tra Facebook, l'Associazione Libra, ed il Congresso. 

C'è persino una petizione online che ha raccolto diverse decine di migliaia di firme virtuali in pochissimo tempo per chiedere alla UE ed alla BCE che Libra venga vietata in Europa. 

Dal quartier generale del progetto fanno sapere che non lanceranno la stablecoin fino a che non avranno ottenuto tutte le autorizzazioni, e per come si stanno mettendo le cose non solo pare che ci possa volere ancora molto tempo, ma non è nemmeno scontato che queste autorizzazioni arriveranno. 

A dire il vero invece la situazione pare meno critica in Svizzera, dove ha sede l'Associazione Libra. Infatti saranno proprio gli enti svizzeri ad occuparsi di regolamentare l'emissione e la gestione di questa stablecoin, a partire dal controllo delle riserve in valute tradizionali che dovranno obbligatoriamente essere presenti nelle casse dell'associazione in modo da coprire al 100% il valore di tutti i token Libra emessi. 

Ad un'analisi più approfondita però la situazione appare un po' più delineata. Gli enti tecnici che saranno incaricati di regolamentare e controllare questo progetto non sembrano essere contrari. La BCE ad esempio non si è pronunciata contro, mentre la Fed si è limitata a far sapere che può accettarlo a patto che non violi in alcun modo alcuna legge o regolamento finanziario. Inoltre gli enti tecnici svizzeri non solo si sono mostrati ampiamente possibilisti, ma hanno già avviato i lavori, insieme alla stessa associazione, per rendere la creazione, la gestione e la circolazione dei token Libra assolutamente legale. 

Ad opporsi invece sono soprattutto i politici, ed alcune organizzazioni di cittadini. L'opposizione di alcuni politici spesso sembra semplicemente propaganda elettorale, e per ora si è limitata alle parole. Mentre l'opposizione delle organizzazioni di cittadini spesso sembra spinta più dalle emozioni che dalla razionalità, ed in diversi casi denota una scarsa conoscenza del reale funzionamento del progetto. 
Ciò non toglie che, perlomeno in teoria, la politica volendo avrebbe il potere di intervenire per impedire la circolazione di questo token, soprattutto se supportata dall'opinione pubblica, ma indagini più approfondite fanno presumere che la maggioranza della popolazione sia favorevole o neutra nei confronti del progetto, mentre gli oppositori sarebbero in minoranza

Il lancio sarebbe previsto per la seconda metà del 2020, quindi c'è ancora più o meno un anno di tempo per cercare di capire come evolverà il progetto, e se riuscirà a sbarcare sul mercato.