La smartcity realizza il sogno di Leonardo ma senza comunità intelligenti i cittadini sono semplici avatar

Il Huawei Smart City Tour 2019 ha fatto tappa a Cagliari. Tra i protagonisti del dibattito sulle città intelligenti il ceo della filiale italiana del colosso tlc cinese e il fondatore e ceo di Tiscali, Renato Soru

La smartcity realizza il sogno di Leonardo ma senza comunità intelligenti i cittadini sono semplici avatar
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Dopo Milano, Torino, Genova, Roma e Bari il Huawei Smart City Tour 2019 ha fatto tappa a Cagliari, dove il colosso cinese delle tlc è uno dei partner principali del Joint Innovation Center, il progetto inaugurato nel 2016 all’interno del parco tecnologico di Pula, che punta a fare del capoluogo sardo una delle smart city più avanzate d’Europa grazie alla realizzazione di un Intelligence operation center (Ioc), un super computer in grado di raccogliere ed analizzare una moltitudine di dati provenienti dalla città.

Un sistema nervoso costituito da cavi di fibra ottica, telecamere e sensori di vario tipo che raccoglie in tempo reale informazioni sui trasporti, sul traffico, sugli ospedali, sull’inquinamento, sugli eventi metereologici, sulla raccolta differenziata. Dati messi a disposizione dell’amministrazione comunale, dei vigili urbani, dei vigili del fuoco, della protezione civile e di altri attori interessati per migliorare la pianificazione delle attività e gestire nel migliore dei modi eventi emergenziali.

Una dimostrazione spettacolare di quanto oggi si possa fare con le moderne tecnologie digitali. Tuttavia la conclusione emersa dai vari interventi che si sono succeduti sul palco del Teatro Lirico di Cagliari, sede dell’evento, ci invita a guardare da un’altra parte: il protagonista principale di una smartcity non è la tecnologia ma l’uomo.

Ceo di Huawei: mettere al centro il cittadino 

Thomas Miao, ceo di Huawei Italia, ha spiegato che una moderna città intelligente non è altro che la realizzazione di un sogno di Leonardo Da Vinci. Il grande genio rinascimentale italiano già nel XV secolo parlava di città che sarebbero dovute essere “una fusione di architettura e ingegneria in grado di garantire infrastrutture di trasporto e sistemi idraulici efficienti, la sicurezza urbana e ambienti piacevoli per gli abitanti”. Il manager cinese ha sottolineato che le sei tecnologie abilitanti di una smartcity (5G, blockchain, cloud computing, big data, iot e intelligenza artificiale) devono sempre mettere al centro il cittadino.

L'intervento di Thomas Miao

Il problema della gestione dei dati 

Tutto bello dunque? Non proprio. Le smartcity fanno nascere nuove problematiche di cui bisogna essere consapevoli. La più evidente è sicuramente quella relativa alla gestione della grande mole di dati raccolti. Informazioni che devono essere aperte, ovvero accessibili ad aziende e startup che vogliono realizzare servizi per la comunità, ma che per il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu “devono essere gestite dal pubblico”.

Renato Soru: servono anche comunità intelligenti 

Il fondatore e ceo di Tiscali, Renato Soru, ha iniziato il suo intervento sottolineando che le città intelligenti sono frutto dei grandi progressi nelle capacità di calcolo dei computer e di banda delle connessioni internet. Tecnologie che ogni città deve adottare per restare competitiva ma a patto che “riesca a sviluppare anche comunità intelligenti”.

Per Soru “l’intelligenza non può essere semplicemente calata dall’alto da attori esterni ma deve essere anche il frutto del contributo della conoscenza e delle competenze delle comunità locali, e dunque delle aziende e dei singoli”. “Questo – ha concluso il fondatore di Tiscali – è l’unico modo per evitare che i cittadini diventino semplici avatar, ovvero vittime, delle smartcity e non invece protagonisti”.

L'intervento di Renato Soru

L'importanza degli studi universitari Stem 

I timori dell’amministratore delegato di Tiscali sono stati confermati da Massimo Temussi, direttore dell’Agenzia Sarda per le Politiche Attive del Lavoro (Aspal) che ha denunciato un numero troppo basso in Sardegna (ma il dato vale anche nelle altre regioni italiane) di laureati nelle facoltà Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics).

Singapore – ha spiegato Temussi - è riuscita a diventare la città più smart del mondo  dopo che è riuscita a innalzare in pochi anni la percentuale di laureati Stem al 35%”. Una conferma ulteriore, dunque, del fatto che le smartcity non sono semplici fenomeni tecnologici ma processi molto più complessi che devono essere governati dalla politica affinché siano davvero nell’interesse dei cittadini e non solamente di chi detiene le tecnologie abilitanti.