I pericoli dei selfie e video sui social, vi spiego perché dobbiamo insegnare ai figli un modo nuovo di comunicare

Quando tuo figlio pubblica una propria foto su Instagram, un gruppo di WhatsApp oppure la invia direttamente ad un suo conoscente, non sta semplicemente inviando un’immagine. Dietro questa foto c’è una pianificazione e una preparazione che può durare anche numerosi minuti, anche ore.

I pericoli dei selfie e video sui social, vi spiego perché dobbiamo insegnare ai figli un modo nuovo di comunicare

Il sexting, ossia la pratica di inviare proprie foto hot ad un’altra persona, ad esempio al proprio partner, è un fenomeno in crescita tra gli adolescenti, tanto che ne vediamo i primi segni sin dalle scuole medie. Nel frattempo i social network preferiti dai nostri figli, in primis Instagram e Tik Tok, abbondano di foto e video in cui i ragazzi si mostrano in pose e atteggiamenti talvolta anche equivoci.  Effetto narcisismo e voglia di protagonismo? Forse, sicuramente non solo.

Ai nostri ragazzi piace esprimersi o, meglio, esprimere se stessi. Questo è un dato di fatto, lo è probabilmente da millenni. Su questo non ci possiamo fare nulla: è una costante di questa particolare età, e ci siamo passati tutti quanti, in un modo o nell’altro. Ciò che cambia sono le modalità e i canali attraverso cui l’espressione di se stessi avviene, perfettamente in linea con i Tempi che avanzano.

Quando tuo figlio pubblica una propria foto su Instagram, un gruppo di WhatsApp oppure la invia direttamente ad un suo conoscente, non sta semplicemente inviando un’immagine. Dietro questa foto c’è una pianificazione e una preparazione che può durare anche numerosi minuti, anche ore.

Tuo figlio ha scelto il vestito più adatto, il posto giusto, l’inquadratura migliore, forse anche un po’ di trucco. Forse noi non ce ne accorgiamo, perché tutto questo può avvenire nell’arco di una frazione di secondo. E poi le prove, per una foto che forse è frutto di numerosi tentativi e confronti con gli amici. Spesso i ragazzi fanno i selfie ,anche individuali, in compagnia dei propri amici, poi guardano la foto, la esaminano, e valutano se pubblicarla oppure se scattarne un’altra.

Insomma dietro ad una foto di nostro figlio non c’è solamente un’immagine: c’è un pensiero, al quale segue un’aspettativa di conferma o disconferma. L’adolescenza è l’età in cui il ragazzo o la ragazza mettono in discussione i vecchi parametri e i vecchi punti di vista, iniziano a vedere se stessi e il proprio corpo in un modo nuovo.

Si chiama “crescere”, processo che richiede continui feedback, conferme individuali e sociali che indichino al nostro figlio chi è, e se sta andando nella direzione giusta, ossia nella direzione accettata dalla Società in cui vive. E’ un confronto che, attraverso conferme e disconferme, aiuta nostro figlio a definire una propria Identità, passaggio necessario per raggiungere l’autonomia della vita adulta.

Nella nostra Società moderna in cui tutto è scandito, misurato, quantificato, questa catena di conferme e disconferme passa attraverso i like e i commenti che nostro figlio riceve sui social network, che sono diventati la piazza del nuovo secolo.

E nostro figlio attraverso ciò che pubblica sui social chiede e si aspetta queste conferme. Quindi il selfie ha anche una valenza sociale attraverso la quale acquisisce un valore individuale. In un Mondo in cui tutto viene sempre più mediato da uno schermo, i nostri ragazzi imparano a comunicare con gli strumenti che noi gli abbiamo preparato: lo smartphone.

Ecco perché ogni foto o video pubblicati da tuo figlio sono una richiesta di interazione con il Mondo e di conseguenza con se stesso. E’ un modo per dire “guardami” o, meglio, “vedimi”. Vedi che io sono qui, che esisto anche io in tutta la mia persona, il mio carattere, i miei punti di forza e i miei punti di debolezza.

Sono qui con i miei desideri, i miei sogni. E sono qui nella persona che vorrei diventare, tanto che utilizzo filtri, luci, emoji per mostrarti la parte di me più profonda, quella che non vedrai mai nell’esteriorità. E avrai solamente 24 ore di tempo per vedermi così, perché molto probabilmente domani sarò cambiato, sarò un’altra persona, e sperimenterò altri modi di essere che ti chiederò di vedere. Ma sappi che non sto facendo tutto questo per te: lo sto facendo per me.

Perché sarà proprio attraverso i tuoi occhi, e quelli della Società a cui mi sto mostrando, che io vedrò me stesso. Quando io pubblico un selfie ogni tuo sguardo di disapprovazione, ogni tua espressione di perplessità o di aperta critica sarà verso di me. Me la farò propria, entrerà in me e diventerà parte di me, e io sulla base di questo imparerò, mi correggerò, e la prossima volta agirò in modo da non deluderti. Oppure ti mostrerò rabbia, che sarà la maschera per non mostrarti la mia frustrazione e la mia delusione nei confronti di me stesso.

E poi esci dallo schermo. Io comunico attraverso uno schermo perché è così che mi avete insegnato, ma tu adulto non sei obbligato. Anzi mostrami un modo nuovo, a me ancora sconosciuto, di entrare in relazione: abbracciami! E la prossima volta che mi vedrai farmi un selfie, per favore non chiamarlo narcisismo.