Instagram, i social e i nostri figli: sono meno umani, oppure noi “vecchi” non siamo attrezzati per capirlo?

Instagram, i social e i nostri figli: sono meno umani, oppure noi “vecchi” non siamo attrezzati per capirlo?

Giulia è una ragazza come tante altre. Le piace uscire con le amiche, ascoltare musica, un po’ meno andare a scuola, soprattutto quando ci sono interrogazioni o verifiche. Le piacciono i vestiti, i cosmetici, in generale le piace giocare con il suo look. A volte la vedete con i capelli castani, altre volte è bionda, qualche volta sperimenta il verde e il blu. Può essere liscia, riccia, quando è in vena di trasgressione porta una cresta appuntita.

Spesso abbina anche il colore degli occhi con i suoi capelli e i suoi vestiti.

Per questi ultimi ha una vera e propria fissazione.

Quando è in vena le vedete gli occhi che le scintillano, quando vuole comunicare disperazione per una verifica andata male le vedete una cascata di lacrime sgorgare dai suoi occhi. E quando è in vena di tenerezze la vedete con orecchie e lingua di gatto.

Perché a Giulia piace Instagram.

In questo luogo digitale le piace mostrare versioni sempre differenti di se stessa. Con un’App cambia i suoi vestiti, con un’altra cambia il colore e il taglio dei capelli, con i filtri di Snapchat aggiunge al suo volto effetti animati da ricondividere poi su Instagram.

A quel punto pubblica un suo selfie per mostrarlo alle amiche e attende i commenti per riderci insieme. Una scena che ricalca molto le nostre vecchie scene in cui si andava nei negozi oppure dai parrucchieri insieme agli amici, si provavano vestiti o tagli di capelli e li si commentava insieme, tra il serio e il divertimento.

Una cosmesi digitale attraverso la quale i nostri ragazzi sperimentano vari look che, esattamente come ai nostri tempi, rappresentano vari modi di essere o, meglio, vari modi di divenire, e tutto questo in un luogo che per i nostri ragazzi è altrettanto reale come un centro commerciale oppure un parco.

Un luogo che ormai è abitato da umani, avatar e influencer virtuali, personaggi che esistono nel digitale ma dei quali la loro influenza si propaga anche nel mondo che noi adulti ci ostiniamo a definire “reale”. Come Miquela, in arte lilmiquela su Instagram, una influencer che è un misto tra un manichino particolarmente realistico e un avatar magistralmente disegnato in computer grafica.

Concede interviste, partecipa alle feste, si mostra insieme a VIP (umani), ha pubblicato un disco e si batte per i diritti delle minoranze etniche. Ovviamente posa anche per importanti riviste del settore. La possiamo vedere insieme ad altri suoi amici, come quello che lei ama definire “robo-bro” e che contrae in “robro”, in arte blawko22 su Instagram.

Quindi qui abbiamo una influencer digitale che vive il mondo degli umani insieme agli umani, si batte insieme a loro per i diritti di tutti noi, ha un lavoro (in questo caso promuove brand vari), ha amici sia umani che virtuali, e questi ultimi sono suoi “bro”, rendendo agli occhi dei suoi fans usuale la sua presenza e le sue azioni.

Il tutto in uno spazio altamente frequentato dalle nuove generazioni, tra cui Giulia, la quale cresce immersa in questa usualità: analogico e digitale completamente fusi tra loro, in cui esseri umani ed esseri digitali si muovono ed interagiscono senza distinzioni, nella più normale quotidianità. Un Futuro sempre meno umano, oppure più semplicemente noi “vecchi” non siamo mentalmente attrezzati per concepirlo in tutte le sue sfaccettature?