I contributi del Mise per investire in startup, ecco come si può accedere al Fondo Nazionale Innovazione

Un primo importante passo che punta sui giovani. Il futuro del Paese è priorità assoluta, la legge potrebbe creare un "humus fertile" per consentire il ritorno degli investitori nazionali che operano all'estero

I contributi del Mise per investire in startup, ecco come si può accedere al Fondo Nazionale Innovazione
TiscaliNews

Con una dotazione iniziale di 1 miliardo il Fondo Nazionale Innovazione (FNI) opererà a favore di startup e PMI innovative. Il governo spera che grazie a quest’humus l’Italia possa molto presto diventare più competitiva nel mercato europeo. Per l’esecutivo, questi fondi saranno il volano per un nuovo rinascimento italiano, la ruota che dovrebbe portare il Paese fuori da quella stagnazione che ha praticamente distrutto una parte della nostra economia. Avanti tutta con startup, scalup e PMI innovative. Con il FNI si punta a raggiungere investimenti per 5 miliardi, spalmati su 5 anni. Al contempo, vuole generare e moltiplicare posti di lavoro qualificati. Non c’è che dire, è una gran bella sfida.

Cosa è il Fondo?

Il Fondo nazionale innovazione è uno strumento finanziario che agisce come leva strategica per “perseguire con maggiore efficacia l’obiettivo di promozione degli interventi nel capitale di rischio e garantire una adeguata sinergia con gli strumenti già in essere”. Tecnicamente il Fondo è Invitalia Venture (fondo già esistente del Tesoro) con nuova governance e scopo più ampio, già attive dal momento in pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. “Il Fondo ha 310 milioni di euro ad oggi da decreto, più il 10 per cento (prima della conversione era il 15%) dei dividendi delle società partecipate dal Mef a partire dal primo luglio 2019, di qui la stima di un miliardo di euro (più la quota di privati)”, si legge su agendadigitale.eu.

Come funziona?

Investe come fondo di fondi in due modalità: o direttamente in startup/pmi innovative o su fondi di venture capital di società autorizzate da Banca di Italia. Con la pubblicazione del decreto sono state stabilite anche le modalità di utilizzo delle risorse stanziate con la delibera CIPE di approvazione della nuova versione del Piano operativo imprese e competitività, che ha stabilito l’articolazione finanziaria delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020. 

Come si accede

1.         Il FNI investe come “fondo di fondi” in fondi di venture capital gestiti da società autorizzate da Banca d’Italia o direttamente in startup e/o piccole e medie imprese

2.         Il FNI investe anche in co-investimento con investitori privati indipendenti, nella misura del 30%

3.         Il decreto prevede interventi in regime di esenzione (aiuti di stato), con apporto di co-investitori privati per il 10, 40 o 60%, con limite max di 15 milioni di euro per pmi

4.         Il decreto consente investimenti in società quotate fino al 15%

5.         Il decreto prevede risorse pari a 310 milioni di euro + almeno il 15% degli utili derivanti dalle società partecipate dal MEF, poi modificato in sede di conversione nella misura massima del 10%. 

La gestione dei fondi

Le società che si candidano a gestire i Fondi per il venture capital devono essere autorizzate dalla Banca d’Italia, dovranno redigere un apposito regolamento di gestione da trasmettere al Mise per la preventiva approvazione. Solo ci sarà l’approvazione si potrà dare avvio alle operazioni di finanziamento. “Gli interventi sono mirati alla copertura dell’intero territorio nazionale, con approccio di investimento che va dal seed capital al capitale per lo sviluppo. Un’attenzione specifica ci sarà per il trasferimento tecnologico e nei settori strategici per la crescita e competitività del Paese, come l’intelligenza artificiale, i nuovi materiali, lo spazio alla sanità, agritech e foodtech, la mobilità, il fintech, il made in Italy e design, l’industria sostenibile”, spiega ancora agendadigitale.eu.

Restituzione delle risorse

L’articolo 10 stabilisce, infine, le modalità e i termini di restituzione delle risorse una volta che la società di gestione decida di liquidare il fondo. Entro 30 giorni – spiega agendadigitale.eu  - dalla data di liquidazione di ciascun fondo, ovvero di ciascun fondo che investe in Fondi per il venture capital, la relativa società di gestione dovrà restituire al Mise, in qualità di quotista, l’attivo eventualmente derivante dalla liquidazione del medesimo fondo in base alla ripartizione tra i partecipanti e la società di gestione dei proventi e del risultato finale della gestione del fondo derivante dallo smobilizzo degli investimenti del fondo.