Facebook si prepara a leggerci nel pensiero? Non siamo distanti: ma c’è chi teme per la privacy

In un articolo pubblicato da Nature l’Università della California avrebbe confermato che la macchina sta diventando una possibilità concreta grazie alla ricerca sostenuta da Zuckerberg

Pronti per la lettura del pensiero (Ansa)
Pronti per la lettura del pensiero (Ansa)
TiscaliNews

Già tempo fa il social network di Mark Zuckerberg aveva parlato della possibilità di utilizzare un avanzato dispositivo per leggere gli impulsi della nostra mente e consentire di interagire col computer senza toccare la tastiera. Meglio del comando vocale insomma. Ma è tutto oro ciò che luccica o ci possono essere dei rischi, per esempio, per quanto riguarda la privacy?

Con un articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista Nature, tuttavia, l’Università della California avrebbe confermato che la realizzazione di una simile macchina sta diventando una possibilità concreta, grazie alla ricerca sostenuta da Facebook e al lavoro di parecchi atenei americani.

Sempre più ampie le frontiere della AI (Ansa)

L'esperimento riuscito

Secondo quanto si legge su Focus.it gli esperti Usa avrebbero analizzato i tracciati elettrocorticografici (le registrazioni dell’attività elettrica spontanea che avviene nella corteccia cerebrale ) tramite degli elettrodi riuscendo a evidenziare le parole pensate dai volontari sottoposti alla prova senza che questi aprissero bocca. Ma anche il nostro Paese pare sia avanti nella ricerca: uno studio italiano, infatti, aveva preannunciato già tempo fa la possibilità di “leggere nel pensiero”. Ma attualmente quella che sembrava solo una possibilità si sta trasformando in realtà attraverso un sistema di AI (Intelligenza artificiale).

La sfida

Come può funzionare da un punto di vista pratico la cosa? Gli esperti spiegano che per ora, per attuare il progetto, servirebbe eseguire un intervento neurochirurgico, ma sembra che Facebook abbia l’obiettivo di arrivare in breve tempo alla creazione di un dispositivo che permetta agli utenti di interagire con la realtà digitale utilizzando semplicemente una sorta di casco.

Tale conquista comporterebbe tuttavia anche grossi problemi perché la nostra privacy potrebbe correre, ovviamente, seri rischi.