Guida pratica per rendersi utili in una società dominata dagli algoritmi

Il concetto di essere intelligenti, di essere smart, è cambiato completamente e sono in pochi ad essersene accorti

come essere smart in un era di algoritmi

Abbiamo la brutta abitudine di combattere contro il futuro. Misuriamo i successi nella ricerca sull’Intelligenza Artificiale quando un nuovo algoritmo sconfigge un uomo in un’attività tipica dell’essere umano. Garry Kasparov, campione del mondo di scacchi battuto dal supercomputer di IBM Deep Blue  (1996); Lee Seldol, campione di GO (dama cinese), sconfitto da Google AlphaGo AI (2007) e proprio quest’anno quando il team di ricerca di Facebook ha sconfitto 5 professionisti di poker a Texas Hold’em, la versione a due carte del famoso gioco d’azzardo. Spaventa e piace l’idea che una nostra creazione sia in grado di battere l’intelletto umano. Abbiamo paura per il nostro lavoro, paura di diventare inutili per la società in cui viviamo e paura che il nostro talento venga superato da un’automazione da quattro soldi.

Cosa vuol dire essere smart nel 2020

Il problema non sono le macchine, non è la ricerca frenetica all’innovazione e la foga per il profitto a discapito dell’uomo. Il problema è che il concetto di essere intelligenti, di essere smart, è cambiato completamente e sono in pochi ad essersene accorti. Essere smart nel 2020 significa capire come usare le macchine a nostro vantaggio, i loro limiti e loro debolezze. Essere smart significa sfruttare quelle potenzialità che gli algoritmi non potranno mai avere se non in un futuro distopico.

Come 'battere' le macchine

Il primo passo per risolvere un problema è ammettere di avere un problema. Il problema lo abbiamo, lo ha la forza lavoro che si ritrova inetta e lo ha la società che si ritrova senza lavoratori. Il secondo passo è pensare ad una soluzione che risolva questo gap.Ci sono due tipi di attività umane che usciranno vincitrici contro gli algoritmi: Lavorare sull’algoritmo e lavorare con l’algoritmo. Lavorare sull’algoritmo significa spingersi con il massimo delle forze verso le discipline più tecniche e complesse. E’ stato dimostrato che un ricercatore AI nelle più potenti aziende del mondo guadagna più di un quarterback dell’ NFL (National football League). Lavorare con l’algoritmo significa capire le sue potenzialità e usarle a nostro vantaggio per migliorare l’esperienza degli esseri umani.

Vince chi offre un'esperienza

Con l’arrivo degli smartphone si pensava alla fine degli orologi da polso. Eppure sono ancora là, più costosi che prima sulle vetrine delle migliori piazze del mondo. Si pensava alla fine del cartaceo, eppure dopo una prima impennata negativa libri e riviste sono tornati sulle scrivanie e non nei kindle dei lettori. Tuttavia nessuno si sognerebbe mai di lavare i vestiti  o tornare a fare i conti a mano. L’esperienza è la chiave comune di queste storie. Sapere offrire un’esperienza offline che una macchina non potrà mai offrire. La bellezza di sfogliare le pagine  e la consapevolezza di avere al polso un capolavoro di artigianato forgiato su misura da mani umane. Gli algoritmi sono la chiave per portare all’estremo l’esperienza delle persone. I dati e la vicinanza al consumatore sono la chiave per scoprire gusti e preferenze.

I grandi colossi lo hanno già capito

Già succede, StartBucks è maestro nel far vivere un’esperienza e ha colto in pieno cosa significa essere smart in un mondo di intelligenze artificiali. Rolex ha capito che vendere i preziosi orologi online ucciderebbe l’esperienza, tuttavia punta sul digitale per cogliere e interpretare i bisogni dei clienti. Per vincere contro le macchine dobbiamo pensare a come offrire un'esperienza dove il calore umano non sia raggiungibile dagli algoritmi. Il problema non sono le macchine che uccidono i vecchi lavori, il problema è essere smart nel 2020, capire i punti deboli e sfruttare le immense opportunità che la tecnologia ci offre.