Se la Cina censura i nostri ragazzi su Tik Tok. E perché questa cosa ci riguarda

Secondo il Guardian, la piattaforma proprietà della ByteDance, che ha appunto sede a Pechino e quindi è soggetta alle direttive della Cina, opererebbe due tipi di censura

Se la Cina censura i nostri ragazzi su Tik Tok. E perché questa cosa ci riguarda

Vi piacerebbe che vostro figlio venisse censurato? Immaginate la scena: un ragazzino torna a casa da scuola, si chiude nella sua cameretta, indossa la sua tuta da ginnastica preferita, piazza il suo cellulare in verticale davanti a sè, apre l’App Tik Tok, aziona una base come sottofondo musicale, e inizia ballare.

Dopo qualche passo e un po’ di evoluzioni il video è già online visibile a potenziali milioni di utenti. Una comunissima scena occidentale come se ne vedono e sentono ormai tutto il giorno e tutti i giorni. I nostri ragazzi sono contenti di esprimere se stessi in quell’immenso luna park che è il Web, e se poi questo luna park è frequentato da altri ragazzi che si divertono come loro ancora meglio.

In quell’immensa girandola di colori che è Tik Tok i nostri figli sono liberi di pubblicare ciò che desiderano...fino ad un certo punto...

E’ infatti del 25 settembre 2019 la notizia, diramata dal Guardian sulla base di dubbi già espressi il 15 settembre 2019 dal Washington Post, secondo cui la nota piattaforma cinese opererebbe una sorta di censura riguardante i temi considerati più scomodi dal, guarda un po’, Governo Cinese.

 Un clamoroso esempio di Web che va oltre le distanze e le barriere geografiche, e della conseguente censura che segue a ruota, se consideriamo che la piattaforma vanta oramai più di 1 miliardo e 200 milioni di utenti in tutto il Mondo. Potremmo definirla una censura transnazionale. Il tutto in silenzio e spesso senza che ce ne accorgiamo.

Perché, sempre stando al Guardian, la piattaforma proprietà della ByteDance, che ha appunto sede a Pechino e quindi è soggetta alle direttive della Cina, opererebbe due tipi di censura:

 •    Alcuni contenuti vengono segnati come una violazione, e quindi cancellati dalla piattaforma, con il rischio per il creator di vedersi bannato il proprio account dal servizio

•    Altri contenuti invece vengono segnati come visibili solamente al loro creatore

 E’ proprio questa seconda forma di censura la più subdola, perché il creatore del contenuto si vede pubblicato sulla piattaforma ma non sa, perché non gli arriverà mai alcuna notifica, che quel video non verrà visto da nessuno, lasciando il nostro ragazzo nel dubbio se il suo video infrange qualche regola del servizio, oppure semplicemente non ha meritato l’attenzione dei suoi followers.

Se pensiamo che tutto questo sia solamente un problema dei cinesi ci sbagliamo. E’ infatti vero che vengono segnati come visibili al creator temi che potremmo definire “prettamente cinesi”, ad esempio riguardanti la situazione politica in Tibet e Taiwan, ma anche l’indipendenza dell’Irlanda del Nord oppure il conflitto tra bianchi e neri.

Altri temi prettamente cinesi quali la pratica del Falun Gong, dichiarata illegale dal Governo Cinese nel 1999, sono marcati come violazione, alcuni segnalati come istigazione al suicidio. Ma vengono segnati anche post che trattano di leader stranieri quali Kim Jong-il, Vladimir Putin, Donald Trump, Barak Obama, Kim Jong-un, anche Mahatma Gandhi.

Assente alla lista l’attuale leader del Governo Cinese Xi Jinping. Come dire: ti lasciamo parlare tranquillamente del nostro capo purché ne parli bene...

La stessa ByteDance ha dichiarato che si tratta di regole stipulate quando la piattaforma era ancora prettamente appannaggio degli utenti cinesi, e che già all’epoca delle indagini del Guardian le policy erano cambiate, per la precisione sin da maggio 2019.

Hanno anche ammesso che, ora che la piattaforma ha una reach globale, servono delle policy localizzate, e moderatori appartenenti alle varie zone geografiche. Praticamente un’ammissione di colpa, perché ci stanno dicendo che la censura sulla piattaforma esiste, e che stanno preparando autorizzazioni e divieti localizzati. Garanzia di maggiore libertà laddove nel Mondo si può, oppure stiamo assistendo all’alba di una censura localizzata e personalizzata?

Certo forse un bambino di 10 anni difficilmente pubblicherà su Tik Tok un video di denuncia sulle repressioni delle proteste di Hong Kong, ma consideriamo che l’età dell’utenza di questo social network si sta alzando, tanto che oramai viene definito come il nuovo Instagram, ossia la nuova finestra attraverso la quale i nostri ragazzi vedono e percepiscono il Mondo e i fatti che in esso accadono.

Non solo quel bambino di 10 anni crescerà e inizierà ad avere cose da dire, ma provvedimenti come quelli presi da Tik Tok potrebbero fornire un esempio e un precedente molto preoccupante. Non so voi, ma io faccio fatica a farmi piacere un Mondo in cui i miei figli non sono liberi di esprimersi. E se tutti questi movimenti vi ricordano in qualche modo gli ultimi provvedimenti presi da piattaforme più “occidentali” come Facebook & co, beh allora avete compreso molto bene la mia preoccupazione...