Tra bolle dell'ego e pregiudizi di conferma: analizziamo la forza attrattiva delle fake news

Le fake news sono generate e generano un un circolo vizioso et insano che ci porta tutti a smettere di confrontarci e ad avere una visione totalmente avulsa della realtà stessa.  

Tra bolle dell'ego e pregiudizi di conferma: analizziamo la forza attrattiva delle fake news
di Rudy Bandiera   -   Twitter: @RudyBandiera   Sito web: Rudy Bandiera

Un’informazione falsa ha il 70% di probabilità in più di essere condivisa in rete. Perché? Capiamo come funzionano le fake news

Che siamo in un mondo incasinato dal punto di vista informativo credo sia chiaro a tutti ed i motivi sono semplicissimi, se ci pensate bene: un tempo, per esempio, le fonti di informazioni erano pochissime come per esempio TG, radio, giornali.

Questo non vuol dire che fossero sempre attendibili ma di certo erano del tutto evidenti. Nessuno si sognava di andare a cercare in altri posti perché non c’erano altri posti quindi la guerra delle notizie diventava una guerra di contenitori, una guerra ideologica: se una cosa l’ha detta quel giornale o quella TV allora deve piacere a quelle persone ed essere osteggiata da quelle altre.

Semplice, lineare, quasi trasparente.

Poi arriva la Rete, quell’Internet magnifico perché puoi trovare tutto e terrorizzante perché puoi trovare tutto, e le cose cambiano radicalmente:

un recente studio del Mit ha dimostrato che un’informazione falsa ha, in media, il 70% di probabilità in più di essere condivisa in rete. Secondo i ricercatori, sui social network la verità impiega sei volte più tempo a raggiungere 1500 persone di quanto non accada per una fake news.

Perché? A mio avviso i motivi sono sostanzialmente 2:

1 - La Bolla dell’Ego

Quella che io chiamo bolla dell’ego è stata chiamata in moltissimi modi, anche molto più corretti del mio come ad esempio bolla dei filtri o bubble filter o bolla degli algoritmi ma se volessimo riportare tutto a terra e sulle persone, bolla dell’ego è perfetto.

La questione può essere spiegata in termini molto semplici: se io cerco qualcosa il sistema (sia esso Facebook con il suo algoritmo o Google o Amazon) mi mostrerà risposte consone con quello che lui suppone vada bene per me.

Come a dire, visto che sa TUTTO di noi saprà anche cosa ci piace e cosa no, giusto? Ci sta.

Non è finita, ovviamente. Questo avviene non solo cercando ma anche “guardando” semplicemente: se apro Facebook o Instagram, la mia timeline sarà costellata di cose compatibili con me visto che se penso agli immigrati come un problema vedrò SOLO casi di cronaca di immigrati che creano problemi e se penso che siano una risorsa vedrò solo casi in cui gli immigrati sono oggettivamene una risorsa.

Sì, perché le cose da raccontare sono tante quante i punti di vista e quindi è facile creare notizie per ognuno di noi.

Tutto questo è ragionevole, dal punto di vista delle piattaforme visto che, d’altronde, non ci danno altro se non quello che noi stessi vorremmo vedere ma… la versione del mondo che ciascuno di noi ha è letteralmente invisibile agli altri il che non rende solo impossibile una intesa sui temi ma addirittura il dialogo.

Se tutti vediamo cose opposte tra noi e NON vediamo quelle degli altri allora saremo certi di vedere le cose giuste anche perché, probabilmente, con ci confronteremo con persone che vedono le stesse nostre cose.

Il risultato ultimo è quello di sembrare pazzi gli uni agli altri e la cosa drammatica è anche che tutto questo non ferma la divulgazione di una notizia, anche se falsa.

Le fake news non nascono per caso, hanno motivi strumentali e sono spesso credibili.

Quindi nascono notizie fatte su misura per un certo tipo di persone, veicolate verso questo pubblico e credibili quanto basta per essere accettate come vere. Questo ci porta al punto 2.

2 - I nostri pregiudizi di conferma

Il pregiudizio di conferma o "Confirmation Bias", secondo la definizione dello psicologo Raymond Nickerson è "la ricerca o l'interpretazione di prove in modo che siano favorevoli a esistenti credenze, aspettative o ipotesi”. Di fatto, detto in soldoni, è quando cerchiamo tesi e motivazioni che avallino le nostre convinzioni trascurando tutto il resto. È un autoinganno al quale, più o meno, siamo soggetti tutti.

È senza dubbio uno dei pregiudizi più studiati dalla psicologia, non mi sono inventato nulla e ne hanno parlato i più grandi scienziati al mondo e di fatto non risparmia nessuno visto che, chi più chi meno ovviamente, tutti tendiamo a cercare prove ed evidenze a sostegno delle nostre convinzioni e a rigettare quelle che invece sono contrarie e che affossano le nostre ideologie o scelte.

In pratica, una volta che mi sono convinto di una cosa farò di tutto per difenderla. Non per difenderne la veridicità, attenzione, ma per difenderne l’esistenza stessa.

Quindi adesso immaginate con me senza giudicare nessuno perché ci siamo dentro tutti, succede questo: vengono create notizie su misura perché ci possano piacere, queste notizie le vediamo perché gli algoritmi ce le mostrano, noi le condividiamo perché ci crediamo e nulla potrà farci cambiare idea perché tutti siamo soggetti al pregiudizio di conferma.

Come vedete è un cane che si morde la coda, un circolo vizioso et insano che ci porta tutti a smettere di confrontarci e ad avere una visione totalmente avulsa della realtà stessa.

Le fake news, che spesso vengono trattate con leggerezza e che si interpretano come la volontà fanciullesca di fare sorridere, in realtà sono una piaga alla quale facciamo fatica ad opporci perché non abbiamo gli anticorpi per farlo.

L’unica strada è la consapevolezza e la conoscenza di queste dinamiche: quando saremo tutti CERTI che quello che vediamo non è la realtà ma solo la nostra realtà, allora potremo iniziare nuovamente a discutere tra noi, a litigare tra noi ma in ogni caso ad essere certi di non avere certezze.