Gli smartphone manderanno in pensione le reflex? Nel 2020 un super telefonino con sensore da 108 Mpixel

Scettico il CEO di Zeiss: “Un sensore da 40 Mpixel è già più che sufficiente”

Gli smartphone manderanno in pensione le reflex? Nel 2020 un super telefonino con sensore da 108 Mpixel
di R.Z.

La corsa allo sviluppo di smartphone sempre più performanti si fa giorno dopo giorno più frenetica, e questo accade nonostante il mercato globale stia subendo una contrazione costante. Stando ai dati pubblicati dalla società di ricerca di mercato Counterpoint Research il settore è infatti in sofferenza per il settimo trimestre consecutivo. I dati, confermati anche da quelli della società di analisi Canalys, delineano un quadro ancora più grave tra aprile e giugno, con un meno 2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018. "Il trend - spiega Marta Valsecchi, direttore operativo degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano - evidenzia un calo a livello globale principalmente perché il mercato risulta ormai saturo nei Paesi occidentali: i tassi di penetrazione tra la popolazione sono estremamente elevati".

Corsa per il record dei Mpixel

E per un rilancio delle vendite molti produttori si stanno concentrando sulle performance delle fotocamere. Nei prossimi mesi assisteremo ad un incremento esponenziale delle risoluzioni. Il tutto sarà possibile grazie ai sensori più grandi. Una prima novità è in programma nei prossimi giorni. La società cinese Realme ha annunciato su Twitter il lancio del suo nuovo smartphone dotato di cam da 64 Mpixel. Il dispositivo sarà presentato l’8 agosto a Nuova Delhi. Le caratteristiche tecniche del nuovo terminale sono ancora segretissime. Allo stato attuale è dato sapere soltanto che è dotato di una quadrupla fotocamera posteriore e sensori disposti verticalmente.

C'è chi parla di sensori da 160 Mpixel

Ma non è finita qui. Pochi mesi dopo, e comunque nel corso del 2020, assisteremo ad una vera e propria invasione di terminali dotati di sensore con risoluzione superiore ai 108 Mpixel. La previsione, confermata da più parti, arriva dall’insider cinese IceUniverse. Chi sarà il primo produttore a tagliare il traguardo è difficile dirlo, ma Qualcomm, società statunitense di ricerca e sviluppo nel campo delle telecomunicazioni senza fili, nei mesi scorsi aveva anticipato che dispositivi con fotocamera da 100 Mpixel sarebbero potuti arrivare già entro la fine del 2019. E all’interno della società c’è anche chi, spingendosi oltre, ipotizza addirittura l’arrivo di sensori da 140-160 Mpixel.

Ma tutti questi pixel servono?

Dal lancio del primo telefono dotato di fotocamera (il Kyocera VP-210), il settore della fotografia mobile ha fatto indubbiamente dei passi da gigante. Chi si serve di una reflex lo fa, solitamente per motivi professionali. Le differenze, a parità di risoluzione, sono date dalle dimensioni del sensore e dalle lenti, che da sole possono costare anche svariate migliaia di euro. Un utente non professionista, che desidera immortalare i propri ricordi durante le vacanze, spesso riesce ad ottenere ottimi risultati con la semplice fotocamera del proprio smartphone. Già quelli più evoluti oggi sul mercato, con sensore che può superare addirittura i 40 Mpixel, consentono di realizzare scatti indimenticabili. Ipotizzare una crescita infinita dei sensori, a tal punto da minacciare un settore come quello della fotografia professionale, non ha senso. A sostenerlo anche Michael Kaschke, presidente e CEO di Zeiss Group, secondo cui un normale sensore da 40 Mpixel è già più che sufficiente per un utilizzo su smartphone. Spingersi oltre rischia persino di creare dei problemi oggi senza soluzione.

Mobile evolverà con la fotografia computazionale

Esistono infatti dei limiti, in termini di velocità di elaborazione, rapporto tra segnale rumore e costi, che renderebbero eccessiva una risoluzione superiore ai 64 Mpixel. Lo stesso colosso vuole concentrarsi maggiormente, non esclusivamente, sui prodotti che si rivolgono a professionisti, semi-professionisti e fotografi artistici, piuttosto che agli smartphone. Questi continueranno ad evolversi, ma in modo differente. La strada da percorrere, evidenzia Kaschke, potrebbe esser quella dell’uso di terminali dotati di più sensori e software computazionali, che gestiscono automaticamente i dati grezzi catturati dal sensore per poi elaborarli in maniera da avere una fotografia complessivamente migliore delle immagini scattate con una esposizione automatica da parte di una macchina fotografica tradizionale. La fotografia computazionale, infatti, consente al dispositivo di riconoscere gli oggetti presenti nella scena e il tipo di scena, di riconosce l’illuminazione e i riflessi, di elaborare rapidamente le possibili esposizioni parziali e applicare - anche su parti diverse dell’immagine - tempi e diaframmi diversi.