[L'intervista] Innovazione importante anche nella sanità. Ecco come nasce un polo ospedaliero d’eccellenza

Tiscali News ha sentito Vincenzo Montericcio, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia presso Fatebenefratelli di Erba (CO)

[L'intervista] Innovazione importante anche nella sanità. Ecco come nasce un polo ospedaliero d’eccellenza
Il Dottor Montericcio, secondo da destra, insieme al suo team

La sanità è uno degli ambiti più rilevanti per i cittadini e ampio spazio ottiene nel dibattito pubblico. Il confronto è però quasi sempre limitato all'importanza delle risorse a disposizione. Raramente si parla invece del ruolo svoto dall'innovazione sul miglioramento della qualità delle prestazioni. Tiscali News ha parlato di questo aspetto con Vincenzo Montericcio, uno dei massimi esperti italiani in materia. 

Dottor Montericcio, i problemi e i paradossi, legati alla Sanità pubblica e privata, li conosciamo e infittiscono la cronaca quotidianamente. Vorremmo, in questo breve spazio, mettere in evidenza le eccellenze italiane: coraggio, intraprendenza, competenza apportano contributi fondamentali all’innovazione di servizi e strutture dedicati alla salute delle persone. Come è nata la struttura da Lei diretta e quali caratteristiche la rendono efficiente e innovativa?

“Dal luglio del 2017 ho avuto l’onore di dirigere la Cardiologia del Fatebenefratelli di Erba (CO) avendone vinto il concorso pubblico. Fin dall’inizio del mio insediamento ho trovato da parte della Direzione ampia disponibilità nel mettermi a disposizione tutti gli strumenti necessari per potenziare la diagnostica e la gestione assistenziale terapeutica per i pazienti. Premetto che provengo da una consolidata esperienza cardiologica, in quanto dal marzo del 1989 ho intrapreso una grande avventura inaugurando con altri miei colleghi la Cardiologia del Policlinico San Donato, contribuendo in maniera attiva alla crescita di tale struttura. Con il mio insediamento all’Ospedale del Fatebenefratelli di Erba ho ritrovato lo stesso entusiasmo, ma una maggiore esperienza acquisita, per ricreare una struttura cardiologica all’avanguardia tecnologica. Per questo motivo sono stati fatti molti investimenti innovativi”.

Possiamo elencarne alcuni?

“Sì, certo. Penso alla sostituzione della sala di emodinamica con angiografo di ultima generazione, che permette una maggiore definizione delle immagini coronarografiche per un corretto trattamento della dilatazione delle ostruzioni coronariche (angioplastiche – PTCA) con l’impianto di gabbie metalliche che hanno la funzione di impedire il collasso precoce della dilatazione effettuata (stent). Pertanto è stata potenziata anche l’equipe cardiologica interventista permettendo di poter garantire un pronto intervento per quei pazienti affetti da Sindrome Coronarica Acuta (angina instabile, infarto miocardico acuto) 24 ore su 24 ore. Per questo motivo il nostro Centro è collegato con il 118 (AREU) per una immediata disponibilità alle procedure emodinamiche. L’attuale Servizio di Elettrostimolazione permette di trattare con l’utilizzo di device di ultima generazione i pazienti affetti da cardiomiopatie ipocinetiche e cardiomiopatie che richiedono l’impianto di pace maker, defibrillatori (ICD) sia definitivi che sottocutanei e resincronizzatori (CRT)”.

“Sono stati acquistati ecocardiografi con tecnologia avanzata (anche in 3-4D) per la ricostruzione tridimensionale della immagini cardiache, necessarie in alcuni casi per una corretta definizione delle patologie valvolari e delle protesi cardiache. E un letto-ergometro, che con l’echo stress farmacologico rappresenta una tecnica diagnostica di estrema utilità per un’accurata diagnosi della cardiopatia ischemica (angina pectoris, ischemia silente e post infarto miocardico). Sono state sostituite le telemetrie del reparto con altre più innovative che permettono di poter tenere sotto controllo elettrocardiografico continuo i pazienti ricoverati in Cardiologia. Inoltre, la costante visualizzazione delle stanze di degenza con le telecamere a circuito chiuso fa sì che i pazienti ricoverati siano monitorati anche ispettivamente”.

Nel prossimo futuro?

“Recentemente sono state sostituite sia la TAC (con un modello ad elevata definizione) che la RMN con i relativi moduli per il cuore che ci permetteranno a gennaio del 2020 di poter eseguire le angio TAC coronariche e le RMN cardiache. Entro il primo semestre del 2020 verrà inaugurata la seconda sala di Elettrofisiologia/Emodinamica con la quale potremo effettuare anche gli studi elettrofisiologici e le ablazioni delle aritmie cardiache. L’apertura di questa sala ci permetterà, inoltre, di potenziare attività interventistiche quali la angioplastiche periferiche, il trattamento della vascolarizzazione del “piede diabetico” ed iniziare nuove procedure quali la chiusura per via percutanea dei difetti interatriali e FOP, ecc”.

L’Innovazione passa anche dalla gestione ottimale delle risorse umane interne alla struttura: motivazione, gioco di squadra, umanizzazione delle cure sono valori indispensabili all’interno di un ambiente in cui l’attenzione primaria dovrebbe essere rivolta al paziente e alla famiglia del paziente. La formazione, quanto spazio riserva ai “valori umani”?

“L’umanizzazione delle cure è stato negli ultimi due anni un obiettivo dell’attività cardiologica erbese, risultato di un intenso lavoro di equipe che permette di organizzare in maniera minuziosa e costante la gestione del paziente ricoverato, mantenendo il paziente ed i suoi parenti al centro di tutte le attenzioni dovute, con una particolare coordinazione delle attività sia mediche che interventistiche necessarie durante la sua degenza. Per tale motivo la Terapia Intensiva – Unità Coronarica dell’Ospedale di Erba è stata “aperta” ai parenti h 24 dal 8 marzo del 2018. In questo modo facciamo sì che i cittadini che hanno bisogno di cure e assistenza siano gestiti dai professionisti sanitari con dovere etico, morale e professionale nell’ascoltare le esigenze delle persone assistite e dei loro familiari”.

“Tale progetto è nato dalla constatazione che ormai anche le terapie intensive debbano avere come obiettivo primario il benessere complessivo del paziente ed una personalizzazione delle cure viste come un insieme di esigenze e bisogni che lo mettono al centro delle attenzioni di tutto il personale dedicato. Proprio in particolari condizioni critiche il malato può ottenere importanti benefici anche dalla possibilità di avere affianco un proprio caro, che può trasmettergli quell’amore e conforto che solo un familiare può dare, al fine di superare momenti particolarmente difficili. Allo stesso modo bisogna prendersi cura dei familiari meritevoli di altrettanti attenzioni in momenti così difficili per l’intera sfera familiare. In tutta questa fondamentale richiesta di cambiamento sia i medici che tutto il personale sanitario hanno cercato di centralizzare nell’umanizzazione delle cure un rinnovamento del trattamento medico del paziente, inteso non solo nella sua sfera anatomica e funzionale ma anche in quella psicologica, senza perdere mai di vista l’insieme dei bisogni fondamentali che costituiscono ogni persona”.