Uccisa perché aveva l'amante. Il figlio scopre la verità

Il figlio e il marito di Lia Pipitone parte civile nell’udienza contro il nonno

Alessio Cordaro
Alessio Cordaro
TiscaliNews

Alessio Cordaro aveva quattro anni quando la madre, Lia Pipitone, venne uccisa. “Da bambino mi raccontavano che mia madre era caduta dalla bicicletta - racconta il 37enne a Repubblica -. Mi dissero che aveva perso tanto sangue e non ce l’aveva fatta”. In un secondo momento quel racconto venne trasformato e all’ancora giovane Alessio venne detto che la madre era morta in una rapina finita male. Quella storia però, sempre più misteriosa e mancante di elementi chiari, non convinceva il giovane che cominciò ad indagare.  Qualcuno alla fine gli fece sapere che la madre venne uccisa, ma non da un rapinatore, bensì dal suo stesso padre, che si sentì disonorato da quella figlia, 25enne, che si diceva avesse una relazione con un altro uomo. Era il 23 settembre del 1983. Due uomini, che fecero di tutto per sembrare dei rapinatori, la freddarono con tre colpi di pistola. Le indagini condotte da Alessio, finite su un libro pubblicato tre anni fa, hanno portato la procura di Palermo a riaprire il caso.

Lia venne uccisa dal padre boss

Oggi Alessio, un uomo come tanti che per vivere lavora presso un call center, ha la certezza che l’assassino della mamma sia proprio suo nonno, Antonino Pipitone, deceduto 5 anni fa. “Non voglio neanche chiamarlo nonno”, commenta il figlio di Lia. Ma la macchina della giustizia deve andare avanti e il pubblico ministero, Francesco Del Bene chiede un processo per gli amici più stretti di Antonino, i capimafia Antonino Madonia e Vincenzo Galatolo, i reggenti del mandamento di Resuttana e della famiglia dell’Acquasanta. Sarebbero stati loro, su una specifica richiesta da parte di Antonino Pipitone, a ordinare la morte di Lia.

E la storia dell’amante? Quell’uomo non è mai esistito

Lia aveva soltanto un amico del cuore, Simone Di Trapani, con cui si confidava. Ma in quel quartiere ciò corrispondeva ad uno scandalo, e da lì a poco si diffuse la voce che i due fossero amanti. Anche Di Trapani venne ucciso. Stando a quanto scoperto da Alessio Cordaro, un altro pentito, Angelo Fontana, ha raccontato poche ore dopo la morte di Lia di due finti operai del gas che scaraventarono giù dal quarto piano Simone,m ma soltanto dopo avergli imposto di scrivere una lettera in cui diceva di essersi suicidato per amore: una messinscena durata 30 anni.

Alessio e suo padre chiedono giustizia

Ora è il tempo della verità, il momento di cancellare le menzogne usate per infangare Lia così da giustificarne l’uccisione. “Quella di Lia è una storia emblematica - racconta l’avvocato di Alessio -. Ora il figlio e suo marito si costituiranno parte civile all’udienza che si celebrerà tra qualche giorno”. “Confido nella magistratura - dice Alessio – saprà rendere giustizia alla memoria di mia madre”.