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Draghi, i primi sei mesi e quelli che verranno: “Abbiamo lavorato abbastanza bene. Possiamo fare ancora meglio”

Il governo approva il potenziamento del green pass, “strumento necessario non dover chiudere di nuovo”. Il premier tiene unita la maggioranza e contiene Salvini. A fine riunione si lancia in una sorta di discorso della montagna. Che guarda oltre la scadenza del Quirinale. Senza preoccupazioni per il semestre bianco e le amministrative

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Mario Draghi (Foto Ansa)
Mario Draghi (Foto Ansa)

Vissuta da fuori è sembrata lunghissima. Messo tutto insieme - la grande attesa, le “divergenze” di vedute confermate fino a poche ore prima, la delicatezza del dossier, green pass ed eventuali obblighi vaccinali - quelle tre ore e venti minuti sono sembrati infiniti. Invece è stato un Consiglio dei ministri senza tensioni, importante, solenne anche perchè segnato da un insolito discorso della montagna by Mario Draghi agli uomini e alle donne della squadra di governo. Dopo sei mesi non semplici a palazzo Chigi. Perchè se ieri il governo ha deliberato l’ennesimo decreto e ha deciso come gestire e affrontare queste ennesima nuova fase della pandemia in cui bisogna vivere, lavorare, andare a scuola e non ammalarsi, ha anche festeggiato i suoi primi sei mesi di vita. E il premier ha voluto, prima di due settimane di riposo e in vista del semestre bianco e della campagna elettorale, fare un bilancio di quello che è stato e di quello che sarà. “Abbiamo lavorato abbastanza bene” ha detto il premier ai ministri riconoscendo “un deciso miglioramento rispetto alla prima fase”. Solo sei mesi fa. Eppure sembra un secolo. “ I prossimi sei saranno ancora più impegnativi e importanti” ha aggiunto.

Vincitori e vinti

Sul passaporto digitale che da stanotte diventa obbligatorio nei luoghi al chiuso - ristoranti, palestre, piscine, centri termali, teatri, cinema e via di questi passo - Draghi ha compiuto il solito capolavoro pragmatico di metodi e contenuti. Ha incassato il risultato che voleva, ha tenuto unito il governo e ha costretto la Lega ad abbassare la testa. Chi ha vinto la battaglia del green pass? “Draghi, al solito ma perchè sa prendere quello che c’è di buono nelle proposte di tutti, anche se poste col vecchio metodo dell’ultimatum” dice a tarda sera la fonte di governo (tecnica e non politica). “Anche se tutto sommato - aggiunge - il vero vincitore è Giorgetti”, il ministro dello Sviluppo economico che sempre di più dà la linea nella Lega di Salvini. Il Consiglio dei ministri ha deliberato “all’unanimità” rivendica quasi alle nove di sera soddisfatto in conferenza stampa il ministro della Salute Roberto Speranza cui il premier ha delegato la spiegazioni dei dettagli del decreto insieme con il ministro Bianchi (Istruzione) e Giovannini (Infrastrutture). Tutela della salute, scuola e trasporti sono i tre capitoli del decreto. Il lavoro è stato rinviato a settembre. Come avevano chiesto anche i sindacati: “Guai se il green pass diventasse uno strumento discriminatorio”.

“Uno strumento necessario”

Le nuove regole del Green pass (“misura necessaria, senza alternative se non vogliamo chiudere di nuovo” ha ripetuto Draghi) passano il vaglio del Cdm senza grossi scossoni. Via libera anche della Lega, almeno della sua anima governista che fa capo a Giorgetti (rientrato apposta da Trieste dove è in corso il G20) e ai governatori Zaia, Fontana e Fedriga, con buona pace di Salvini che fino all’ultimo ha provato a tenere alta la bandiera: “Nessuna carta verde, altrimenti tanto vale chiamare le cose col proprio nome e mettere l’obbligatorietà dei vaccini”. Nessuna resa dei conti, nessuno scontro e soprattutto nessun assalto alla tenuta dell'esecutivo, con rivendicazioni e bandierine da piantare qua e là (ognuno ha le sue). La scuola - al cui “insostituibile valore sociale è dedicato il primo articolo del decreto - di ogni ordine e grado riaprirà in presenza a settembre con l'obbligo di green pass (quindi vaccinazione e tampone) per tutto il personale, docente, Ata e amministrativo. E’ stato, questo, un punto dirimente per Italia viva e la ministra Elena Bonetti perchè “permette di ripartire in presenza”. Per gli studenti tra i 12 e i 19 anni è stata prevista “una forte raccomandazione” al vaccino. Infatti sotto i 18 anni non c’è obbligo del Green pass. Nel frattempo partirà una campagna di promozione ad hoc per i più giovani. Sulla scuola Salvini ha dovuto alla fine accettare il volere della maggioranza. Il tasso di vaccinazione nazionale è alto, circa il 90% del personale è vaccinato. Ma alcune regioni - Calabria, Sicilia, Sardegna, tutte a guida centrodestra - sono molto indietro. E il tempo stringe per avere l’immunizzazione per l’inizio dell’anno scolastico. Chi non accetterà il vaccino o il tampone, sarà indicato come “assente non giustificato” e dopo cinque giorni scatta la sospensione anche dallo stipendio.

Salvini “strappa” settembre

E’ andata meglio al leader della Lega sulla data di entrata in vigore dell’obbligo della certificazione verde su mezzi di trasporto. Salvini aveva chiesto di rinviare almeno al primo settembre per non pregiudicare o creare ulteriori problemi alla stagione turistica che nonostante tutto sta andando bene. E così sarà. Nella speranza che in questo mese il senso di responsabilità prevalga sulle rivalse, sui dubbi e sui timori no pass e non vax e le vaccinazioni, che procedono a botte di 420 mila al giorno, mettano in sicurezza altri 7-8 milioni di persone che si vanno ad aggiungere ai 34 milioni che hanno già completato il ciclo di vaccinazione. Considerando che sono sei milioni i bambini sotto i 12 anni che non possono essere vaccinati, a fine agosto dovrebbero restare circa 12 milioni di italiani senza copertura. Circa il 20% della popolazione. Vicini all’immunità di gregge. L’obbligo del Green pass è previsto sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza ma non per il trasporto pubblico locale o per altri mezzi che viaggiano all'interno della stessa Regione. Unica eccezione è il traghetto Messina-Reggio Calabria. La certificazione sarà invece richiesta per aerei e treni alta velocità, Intercity e per i traghetti extra-regionali. La capienza passa dal 50 all’80% dei posti disponibili. Un’altra “concessione” alle istanze di Salvini riguarda i clienti degli alberghi: non dovranno esibire il pass all’interno dell’hotel (anche perchè si spera che lo abbiano già fatto per raggiungere gli hotel o per entrare in Italia). Un alleggerimento, sponsorizzato dal Cts, riguarda la quarantena: per i vaccinati dovrebbe scendere da dieci a sette giorni. Un’altra decisione, attesa, riguarda il prezzo calmierato dei tamponi. “Se il Green pass è obbligatorio, allora i tamponi devono essere gratuiti” è stato il mantra di una parte della Lega. Anche su questo Salvini ha dovuto fare un passo indietro. Il tampone infatti costerà 8 euro fino a 18 anni e 15 euro per tutti gli altri. Il protocollo, firmato ieri con Federfarma, Assofarm e FarmacieUnite, è valido fino al 30 settembre. Data in cui il piano vaccinale del commissario Figliuolo conta di raggiungere l’immunità di gregge. Data in cui sarà necessario fare un altro check in base all’andamento dei contagi. Il Cdm ha anche deliberato l’assunzione di 12.193 unità di personale Ata nelle scuole. E la capienza del 35% per le manifestazioni sportive al chiuso.

I due green pass

Sono due i decreti su Green Pass. Il primo, approvato il 22 luglio, entra in vigore stanotte e riguarda una prima tranche di misure, ristorazione, tempo libero e strutture sportive, tipiche della stagione. Su questo testo, già alla Camera, la Lega ha presentato circa mille emendamenti. Vedremo che fine faranno. Il secondo decreto è quello approvato ieri e riguarda scuola e trasporti. Dovrà essere convertito entro 60 giorni. Un tempo utile per capire l’evoluzione della pandemia e la necessità dell’utilizzo del green pass. Saranno settimane di discussioni, utili ad alimentare la campagna elettorale ( si voterà il 3-4 ottobre). Ma la strada è segnata. Nella maggioranza non tutti esultano. In casa Lega il risultato non è esaltante. “Cari amici, il decreto se confermato è intollerabile” scrive Claudio Borghi, deputato del Carroccio che una settimana fa era in piazza con i no vax e i no pass.. “Non sarà certo l'aver salvato le colazioni negli alberghi a compensare oscenità come la mancata esenzione per i minorenni e l'obbligo per la scuola e per gli studenti. Ho fatto il possibile ma ho perso. Mi scuso con tutti voi” ha attaccato sui social mettendo in evidenza come la Lega sta cominciando a soffrire il dualismo tra il suo essere contemporaneamente di piazza e di governo.

La trama dell’accordo

Ancora scottato per le battaglie sulla riforma del processo penale dove nonostante gli accordi presi davanti a lui, poi una volta usciti i gruppi parlamentari 5 Stelle hanno fatto come hanno voluto, il premier sul green pass ha tessuto la trama dell'accordo già nei giorni scorsi per arrivare a chiudere il provvedimento senza strappi o travagli interni al governo. Così ieri mattina la cabina di regia si è chiusa praticamente con l’accordo in tasca. Salvini ammaina bandiera a fine mattina quando rivendica che “non ci sarà green pass per chi fa colazione in albergo” e che comunque “si potrà viaggiare in pace tutto il mese di agosto”. Speranza avrebbe voluto anticipare di una settimana perchè che sa il rientro sarà un potenziale cluster ma il ministro della salute ha dovuto cedere. Così come ha dovuto cedere Salvini sui tamponi gratis. Il prezzo calmierato (8 euro fino a 18 anni; 15 per tuti gli altri e fino al 30 settembre poi si vedrà) resta comunque un incentivo al vaccino che resta la via maestra.

Draghi: “Abbiamo lavorato abbastanza bene”

A quel punto, sbrigate tutte le altre cose all’ordine del giorno (anche la nomina di Baldoni alla guida dell’Agenzia per la cybersicurezza), Draghi ha salutato i ministri facendo un bilancio dei primi sei mesi. E indicando la strada per quelli che verranno. “Se guardiamo indietro, ai primi sei mesi dell’attività del Governo, si deve riconoscere che abbiamo lavorato abbastanza bene (con l’ormai nota e ironica piega della bocca, ndr) e di questo voglio ringraziare voi ministri e il sottosegretario Garofoli che ha la delega per l’attuazione del programma”. Con queste parole di il Presidente del Consiglio Draghi ha concluso il suo intervento al Consiglio dei Ministri. Il premier ha sottolineato come l’esame delle misure anti Covid e il confronto sulla campagna vaccinale siano avvenuti nel tempo in un’atmosfera ben diversa da quella che caratterizzava le riunioni a marzo. E rivendica il metodo scelto e utilizzato in questi mesi: “Con cautela e allo stesso tempo con coraggio siamo andati incontro alle esigenze dell’economia e siamo riusciti a tenere sotto controllo la curva del contagio”. Ha preso ad esempio la forte accelerazione impressa da febbraio alla campagna vaccinale, superando i 70 milioni di somministrazioni. Ha ricordato i decreti di sostegno all’economia, ai lavoratori e alle imprese, alle categorie più colpite dalla crisi, come le partite IVA e gli operatori del turismo, con riferimento ai programmi di investimenti che hanno posto le basi per una ripresa duratura. “Oggi l’economia italiana cresce molto più velocemente di quanto prevedesse lo stesso Def e si prospetta un’espansione ben oltre il 5%”.

“Risultati che ci spronano ad andare avanti”

Draghi ha voluto mettere in fila tutto quanto è stato fatto in questi sei mesi. Il governo sta già varando le riforme previste dal Pnrr (una per tutte la giustizia, la più difficile; rinviate al rientro Fisco e Concorrenza, altri due partite difficili per la larga maggioranza). E poi dell’assegno per i figli; il decreto “Lavoro e Imprese” per tutelare i lavoratori in questa fase di uscita dalla pandemia; l’aver limitato severamente il traffico delle grandi navi nel bacino di San Marco, una misura attesa da molti anni e che è stata accolta “con grandissimo favore a livello internazionale”; l’Agenzia per la cybersicurezza. Il premier è persona che in genere pesa molto le parole e dice solo quello che vuol dire. E ieri ha voluto parlare anche di futuro. Ovverosia l’intenzione di lavorare nei prossimi mesi come negli ultimi e anche di più. Tradotto: nessuna idea di andare al Quirinale come qualcuno vorrebbe per liberare palazzo Chigi. “Questi risultati – ha detto infatti salutando i ministri - devono spronarci a continuare con la stessa determinazione quando torneremo dalla pausa estiva, perché sono ancora molti i provvedimenti che abbiamo in programma”. Molti, appunto. A giudicare dal cronoprogramma ce n’è per almeno due, tre anni. E non traspare alcuna preoccupazione per il semestre bianco e le elezioni amministrative.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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