La pasticciopoli sulle tasse: l'Imi nasce perché i conti non tornano, ma la rabbia popolare spaventa il Governo Renzi

Dunque, ricapitolando, Matteo Renzi scrive un tweet in cui dice che non aumenterà nessuna tassa, e il Tg1 gli dedica la sua seconda notizia il giorno dell'elezione di Trump. Dopo di allora, in due settimane, il partito di Matteo Renzi, il Partito Democratico (o meglio i suoi parlamentari), si fanno notare per il tentativo di imporre due nuove tasse in Parlamento: la prima, quella odiosissima, su case e stanze in affitto B&B, eccetera (con la scusa che rappresentano una "concorrenza sleale" agli albergatori). La seconda tassa, quasi folle e surreale (soprattutto dopo le dichiarazioni del premier e dopo il lungo dibattito di questi anni), ha -come al solito- un nome carino e tenero, per imporre un nuovo aumento di aliquota in forma mascherata. Si tratta dell'ormai famigerata Imi, proposta e ritirata in una sola giornata, dopo una rivolta sui social network di proporzioni bibliche. L’emendamento prevedeva che l’Imi si applicasse in tutti i comuni del territorio nazionale, ferma restando, per le Province autonome di Trento e di Bolzano, la facoltà di modificarla. L’aliquota - che doveva essere decisa dai Comuni e per gli immobili (non le prime case) e i fabbricati (tranne quelli rurali) - andava dall’8,6 all'11,4 per mille, mentre per ville e castelli (in questo caso anche se prime case) va dal 5 al 7 per mille. Erano previste casistiche precise di variazione delle aliquote e uno sconto del 50% sulla base imponibile per i comodati d’uso. Firmatario dell'emendamento: un parlamentare Renziano doc, Maino Marchi (eletto in Toscana). All'inizio Marchi aveva provato a fare il furbo: spiegando, cioè, che si trattava di una semplice unificazione di due tributi che non avrebbe modificato il carico delle aliquote. Poi - dopo la rivolta e le ingiurie - si rifanno i conti e si scopre che l'aumento del prelievo c'era, eccome. Così arriva il ruggito (tardivo ma efficace) di Renzi: "È una cosa che non sta né in cielo né in terra". Ovvio che dopo un doppio terremoto di queste proporzioni, le due tasse proposte non siano figlie del caso, ma di una schizofrenia. Renzi minaccia guerra all'Europa sul rigore (a dieci giorni dal voto sul referendum), ma la sua riforma che modifica un articolo su tre della Costituzione, non si sogna di toccare il pareggio un bilancio. Renzi dice "Niente tasse", ma i comuni sono stremati dai tagli e chiedono di aumentare la loro capacità impositiva. Quella proposta apparentemente folle è figlia di una contraddizione classica tra la botte piena e la moglie ubriaca. L'Imi nasce dal fatto che i conti non tornano. E muore solo per un motivo: perché la rabbia fa capire a chi deve chiudere i bilanci che il consenso non terrebbe. Anche questo ci parla della guerra tra popolo ed elites, del Grexit, del Brexit, del trumpismo.