La grande bufala di Palazzo Chigi che grida al complotto per qualche tweet

La notizia del giorno ha un nome Beatrice, un cognome, Di Maio, e finalmente un volto, quello della moglie di Renato Brunetta. Tommasa Giovannoni. Dopo dieci giorni di spettacolare caccia al ladro, di grida al complotto, di complicate analisi per spiegare che Beatrice Di Maio non esisteva, ed era in realtà un pericoloso snodo di cyber-propaganda gestito dalla pericolosa spectre grillina della Casaleggio e associati, dopo la denuncia alle autorità giudiziarie di Luca Lotti, braccio destro di Renzi alla polizia, si scopre che Beatrice Di Maio è una persona fisica, è una arredatrice di interni, la moglie del capogruppo azzurro che gioca a fare la satira sul web. Questa vicenda oggi vale la pena di essere raccontata nel dettaglio perché è davvero ridicola, ma illuminante, per diversi motivi. Primo: la cantonata colossale. Ma come si fa a prendere sul serio un governo che denuncia come un pericoloso complotto un account di twitter? Come si fa accedere a iornali nazionali e internazionali che ci spiegavano perché sicuramente c'erano le prove che questa denuncia fosse fondata e seria, "altrimenti ti pare che Lotti e Renzi si espongano così?". Quando il potere è forte e il dubbio scompare, le tesi - come nel caso di questo account - diventano autoconfermative. Vengono i brividi sulla schiena a pensare cosa sarebbe accaduto se a capo dei servizi di sicurezza di Palazzo Chigi fosse stato nominato - come voleva il premier - l'amico di Renzi Marco Carrai. Secondo: su questa vicenda la vera propaganda la faceva il governo inventando un pericolo occulto, misterioso, addirittura cyborg. In realtà il dibattito su Beatrice Di Maio 5 stelle, sul retroscena misterico, sulla presunta cospirazione, fino a ieri serviva a sviare la discussione da temi vitali è ben più determinanti: ieri alla Camera è passato l'emendamento De Luca, che consente al governatore della Campania di tornare commissario alla sanità. Questo dopo che De Luca in un discorso pubblico minimizzato dagli esponenti della maggioranza Renziana come "folclore" invita i sindaci e gli amministratori a convocare gli amministratori delle aziende di sanità privata chiedendogli di riunire i propri dipendenti invitandoli a votare si. La registrazione di questo folle comizio non è ancora stata trasmessa da nessun tg governativo. Per fortuna che esiste la rete: quel discorso che dieci anni fa non sarebbe stato visibile adesso si può trovare e riascoltare con due semplici click su google. Non ho mai avuto particolari simpatie per il Movimento 5 stelle: ma l'idea che Matteo Renzi continui a ripetere - ieri da Vespa - la battuta sui 900 euro dell'appartamento di Casalino ("Dalla casa del Grande Fratello alla grande casa") quando paga il suo consulente di immagine Jim Messina 400mila euro è quasi grottesca. I grillini hanno un comunicatore che era nella casa del grande fratello: Renzi ha come comunicatore Fabrizio Rondolino, che di quel programma era autore. È la disinformazione tocca vette astrali. Ministri della Repubblica, come la Boschi, ripetono senza nessun costrutto che il destino dei farmaci anti-cancro sarebbe legato a questa riforma (ovviamente non è vero). Governatori di regime tessono l'elogio della clientela. Manager e vip pagano 30mila euro di finanziamento al Sì, pur di sedersi al tavolo di una cena con Matteo Renzi. Se Tronchetti Provera regala a Renzi il reddito medio di un italiano benestante in un anno, per due ore di chiacchiere, forse una domanda sulla sproporzione (anche economica) delle forze in campo bisogna farsela. Invece - secondo Renzi - il problema sarebbero i 900 euro che, come un qualsiasi studente fuori sede a Roma Rocco Casalino paga per il suo appartamento, guadagnando - da capo della comunicazione di un movimento nazionale! - 2700 euro al mese? Ecco perché la vicenda di Beatrice di Maio è un simbolo: quello della propaganda fantastica che in queste ore cerca di piegare la realtà e di cancellare il buonsenso. Spero che gli italiani questa volta non la bevano. Il voto sul referendum sara anche una scelta tra lo storytelling dei comunicatori e la realtà.