L'operaio ricattato: "I voucher o ti licenziamo". La ribellione di Renzo nell'Italia della rabbia

Lo hanno ricattato dicendogli: o passo ai voucher o ti licenziamo. E così - nella rossissima Massa - Renzo Puntelli, operaio metalmeccanico, ha risposto no.

Una storia che diventa in qualche modo esemplare, a pochi mesi dai referendum con cui la Cgil vuole chiedere agli italiani se abolire o meno questa contestatissima forma di precarietà, un simbolo.

Nella prossima primavera il governo dovrà infatti affrontare il suo banco di prova più difficile, superando un difficile esame popolare, proprio sulla legislazione del lavoro. Così occorre ripercorrere questa storia, per capire cosa ci racconta. Due anni fa il principale di Renzo gli aveva spiegato che la sua ditta era in crisi e che non c'era più alternativa: "Un giorno - ha raccontato Puntelli al Tirreno - mi ha preso da parte e mi ha detto: guarda, qui l'unico modo in cui puoi continuare a lavorare è con i voucher, altrimenti finisce qui". Renzo ha 54 anni, si trova a pochi anni dalla pensione, ma tra le due opzioni ha scelto la seconda e più dolorosa strada: ha scelto di subire il licenziamento, e di affrontare il calvario della disoccupazione.

"Dopo 40 anni di lavoro non lo vedevo dignitoso essere pagato con i buoni, senza ferie, malattie, diritti. Anche perché, per fare un anno di contributi, con i voucher, avrei dovuto lavorare dieci anni", Puntelli viene dal sindacato di vecchia scuola. È un iscritto della Cgil fa parte del direttivo provinciale della Fiom di Massa-Carrara. Terre di anarchia e di lotte epiche: le province toscane in cui - solo per stare all'ultimo referendum - il No ha stravinto. Puntelli lavorava per un ditta che operava nel settore nella lavorazione dei rottami in ferro. Ha passato mesi nel purgatorio della cassa integrazione finché nel 2014, finiti gli ammortizzatori sociali, si parlò di cassa integrazione in deroga, con un meccanismo che significava essere pagato a sei sette mesi dalla prestazione.

Ma questa per lui non era vita, così iniziò una forma di protesta clamorosa. Prima dentro la fabbrica dando vita a uno sciopero della fame di una settimana, insieme a altri quattro colleghi contro la regione che non erogava i finanziamenti (che grazie al sacrificio dei digiunanti erano poi arrivati). E poi di nuovo di nuovo contro il datore di lavoro della società che - per nulla riconoscente - gli poneva quella alternativa: "O voucher o te ne vai". Puntelli, come racconta nella sua bella intervista a Il Tirreno non si sente un massimalista: "Se i voucher fossero utilizzati in modo corretto - dice oggi - andrebbero bene. Penso alle vendemmie, alle ripetizioni. Sono davvero lavori occasionali e quello può essere davvero un modo di regolarizzare il nero. Ma che senso ha usarli nell'industria o nell'edilizia se sono tutto fuorché occasionali? È evidente che non farebbe altro che rendere più precario un lavoro. Non volevo. Non volevo cadere - conclude - in questo circolo infernale di lavoro precario e magari in nero".

Questa ennesima storia che arriva dall'Italia della rabbia, racconta molto bene i nuovi rapporti di forza nel mondo del lavoro. Aumentano del 30% i licenziamenti, le indagini ci raccontano di decine di caso dove gli imprenditori (magari disperati per la crisi) scelgono di flessibilizzare o mandare a casa, sapendo che potranno cavarsela con un risarcimento sostenibile. È il lato oscuro della crisi, l'abisso degli effetti collaterali del Jobs Act, quello deve finisce chi non ha più tutele. Non tutti hanno la storia, l'esperienza, gli amici, la passione, e anche il coraggio che ha avuto Renzo. Non tutti avrebbero avuto la libertà che ha avuto lui, in un contesto in cui sai che la tua famiglia, i tuoi figli, i tuoi compagni di lavoro saranno l'anima per sostenerti. Forse non tutti avremmo avuto il fegato che ha avuto Renzo. Ma tutti, oggi, possiamo imparare qualcosa da lui.