Il bosco trasformato in villaggio turistico abusivo e quelle 250 casette da demolire

A certificarla sono i freddi numeri messi nero su bianco dalla polizia municipale di San Vincenzo, comune in provincia di Livorno

San Vincenzo: il villaggio turistico Park Albatros
San Vincenzo: il villaggio turistico Park Albatros
di Guido Garau

La storia che riguarda il comune di San Vincenzo - poco meno di settemila anime sparse tra Livorno a Piombino, in quella lingua di mare antico che prende il nome di Costa degli Etruschi - ha dell’incredibile. 

Un intero villaggio turistico abusivo

A certificarla sono i freddi numeri messi nero su bianco dalla polizia municipale di San Vincenzo: in buona sostanza dicono che il camping Park Albatros, di proprietà degli imprenditori pratesi Cardini e Vannucchi, ha costruito un intero villaggio turistico abusivo, che ora è da demolire. “Circa duecentocinquanta moduli abitativi amovibili delle dimensioni di novanta-cento metri quadrati e circa settanta tra tende e roulotte, con una presunta capacità ricettiva di milleduecento persone, 40mila metri quadri di terreno dove sono state realizzate trecento piazzole servite da sotto-servizi igienici, idrici, elettrici e fognari, strade inghiaiate o lastricate”: tutto fuorilegge, tutto da spazzare via. Quattro ettari di bosco trasformati almeno da tre anni – per la data fa fede uno scatto fotografico postato proprio dalla struttura ricettiva nel suo profilo Facebook – da terreni agricoli in aree fabbricabili. Pazzesco che tutto sia successo alla luce del sole.

L'ordinanza di demolizione

Il triste e solitario finale è arrivato quando tutto sembrava ormai compiuto. Così entro novanta giorni il villaggio dovrà essere smantellato, secondo quanto stabilisce l’ordinanza – la 130 del 16 settembre - emessa dal Comune di San Vincenzo a carico del legale rappresentante della Figline agriturismo Spa di Prato, la società proprietaria del complesso turistico e dei terreni su cui sono avvenuti i fatti in questione. Un vicenda dai contorni poco chiari che si è estesa a macchia d’olio su un territorio intoccabile, sconfinando fino alle terre di Piombino. Qui il Comune ha avviato - ai primi di agosto - la verifica edilizia sui terreni di propria competenza dopo la presentazione da parte della proprietà del Park Albatros di una richiesta di sanatoria per il sistema di depurazione, che insiste sul territorio comunale. Il sopralluogo ha portato alla luce – dicono gli atti - opere e manufatti mai autorizzati, alcune decine di case mobili, un’area adibita allo smaltimento rifiuti, magazzini e un parcheggio. “Il procedimento è in corso ed è già stato notificato alla proprietà”, ha confermato alla stampa locale l’assessore all’Urbanistica di Piombino, Carla Maestrini.

L'esposto

Il piano attuativo relativo al Park Albatros era finito sotto la lente della Procura a seguito dell’esposto inviato dalla lista civica Assemblea Sanvincenzina (da qui in poi As). Nove pagine che sono anche sui tavoli di Corte dei conti, Carabinieri, Soprintendenza di Pisa, del governatore della Toscana Enrico Rossi, del responsabile della Polizia municipale sanvincenzina, dell’assessore regionale all’Urbanistica e del Corpo forestale dello Stato. Oggetto dell’esposto sono le delibere della Giunta comunale numero 181 e 186, rispettivamente del 4 e 25 agosto scorsi, dove si chiedeva la verifica della rispondenza dell’edificato del villaggio turistico Park Albatros rispetto agli strumenti urbanistici vigenti.

La polemica

I consiglieri del gruppo d’opposizione sostengono che l’amministrazione comunale abbia tentato di far passare per una pineta costiera quello che almeno dal 2010 è già stato urbanizzato e trasformato in un piccolo villaggio di casette prefabbricate. Per As l’amministrazione vorrebbe far credere di ampliare, con la variante, il campeggio, ma le aree sarebbero da almeno 6 anni incluse a pieno nella vita dell’insediamento, con uno sconfinamento importante nel Comune di Piombino. 

Abusti commessi tra il 2007 e il 2010

“È sufficiente una verifica sul Sistema informativo territoriale del Comune (Sit) per notare - recita l’esposto di As - già nell’ortofoto del 2010 la presenza di manufatti sparsi per tutta la particella catastale. Il raffronto con l’ortofoto del 2007 chiarisce che l’intervento deve ricondursi al periodo 2007-2010”. “L’evidenza della destinazione turistica che ha assunto l’area” - dice ancora l’esposto - “pare ancor più palese se si esaminano le immagini satellitari di Google Earth. A sancire l’incongruenza è persino una tavola presente nel progetto stesso, la PP11. Oltre ad essere chiaro lo spostamento del perimetro, si indicano superfici per quello che riguarda l’ampliamento dell’area da destinarsi a funzioni turistiche del tutto inesatte”.

I costi per i contribuenti

Intanto il Meetup San Vincenzo 5 Stelle, all’opposizione in Consiglio comunale, si interroga su quanto potrà esser costato al Comune l'ampliamento del Park Albatros. Perché facendo qualche conto, tra Tarsu, Tia, Tari, Tassa di soggiorno, Imu, ricorsi e piscina, per il Meetup ci sono diversi euro in ballo.  “Dal 2010 ad oggi – sostiene il Meet up – si potrebbe ipotizzare una presenza giornaliera a regime di 6.932 posti letto”. Perciò stima un “mancato pagamento della tassa di soggiorno di circa 840mila euro”. Mentre sul fronte dei rifiuti, le piazzole abusive «potrebbero essere state causa di evasione di circa 200.000 euro in 7 anni. Senza considerare che nella determina 544 del 25 settembre 2014, il legale rappresentante del Park Albatros, a causa di temporanea carenza di liquidità, chiese e ottenne la rateazione dell’importo residuo sulla tassa dei rifiuti». Domanda finale: «A quanto potrebbe ammontare l’Imu sulle case mobili-piazzole in più rispetto alle 1.425 già presenti, per almeno 6 anni?”.

Parafrasando Sofocle, le colpe dei padri ricadono sui contribuenti.