A salvare i naufraghi dell'hotel Rigopiano è stato il cuore dell'Italia a mani nude. Ma il Paese è a pezzi

"Servono coperte! Sono vivi!!". Questo sporco e meraviglioso audio di servizio catturato dalla televisione, e queste scultoree foto di salvazione diffuse come un'onda dalla rete ce le ricorderemo per molto tempo: pompieri e caschi, lacrime e gioia, sei vite che nella contabilità della morte escono dalla colonnina angosciosa dei dispersi, due bambini che tornano ad esultare dopo essere sopravvissuti per tre giorni sotto la coltre plumbea e luttuosa della neve, piombati sotto il ghiaccio, come i naufraghi dei film catastrofici. Gioia, applausi, volontari e civili l'Italia dei guelfi e dei ghibellini che per un attimo si riunisce per magìa, come capita raramente, per il mondiale di Pertini e di Zoff nella gioia, come per Alfredino nella speranza, come per San Giuliano nel lutto. C'ero, da cronista, nella palestra delle piccole bare bianche messe in fila, oltraggiata da nuove scosse, c'ero - e non lo scorderò finché campo - quando le madri si buttarono sui corpi ricomposti dalle pompe funebri, per un gesto di protezione estrema che metteva in gioco la vita perché quall'amore andava oltre la vita. Qui la vita l'abbiamo estratta dal limbo del gelo: a salvare i naufraghi dell'Hotel Rigopiano è stato il grande cuore di questo paese, l'Italia che scava a mani nude, l'Italia della protezione civile e dei pompieri semplici che già ad Amatrice riuscirono nell'impresa indescrivibile di estrarre vive 245 persone vive dalle macerie. Adesso però non veniteci a dire "Non è in tempo della polemica". Perché dove l'Italia-a-mani-nude ha trionfato, l'Italia 2.0 ha fallito della boria, dei proclami modernisti e dei tagli mascherati. Dove gli eroi anonimi di sempre sono riusciti nell'impresa, risalendo con gli sci da fondisti e con i racchettoni in piena notte - come in un romanzo dei primi novecento - sondando la neve con la processione rallentata delle pertiche e delle sonde, da artigiani senza attrezzature, l'Italia del #cambiareverso è miseramente fallita. Se tu fai una riforma per semplificare e pretendi di cancellare i forestali per fare spending review, non è possibile che il risultato del prodigio sia che alla fine solo due elicotteri volino e che altri otto restino a terra. Se tu devi fondere due corpi per fare cassa, e alla fine il risultato è che i migliori comandanti della forestale, quello che all'Aquila erano in prima fila, anziché volare sulle rovine, e salvare vite, nella sera della strage si ritrovino nel giorno della catastrofe a fare un corso di aggiornamento professionale alla scuola ufficiali dell'arma in via Aurelia, qualcosa non va. Se tu mi dici che vuoi semplificare, ma poi aumenti le spese di Palazzo Chigi per i portaborse, e nello stesso bilancio tagli quelle della Protezione civile, penso che forse avremmo dovuto urlare in prima. Non chiedeteci di tacere oggi. L'Italia delle mani sporche, ha di nuovo fatto il miracolo con lo scalpello, le mani unte, ma esaltare questo eroismo, non vuol dire usarlo per condonare l'infamia delle frese che mancano per tagliare gli iceberg delle strade di montagna, dei centralini che non credono alle richieste di soccorso, alla macchina frangighiaccio che non arriva mai, perché non è coordinata da nessuno. Non diteci: "oggi niente polemiche". Se c'è un momento, per fare i conti, purtroppo è proprio ora: quello in cui c'è chiara la differenza tra l'Italia e del coraggio antico che arriva sempre, e quella delle nuove speranze che non arriva mai.