Un ex jihadista: "Padre Dall'Oglio è stato ucciso dall'Isis voluto da Assad". Ma secondo altri il religioso "è vivo"

Tarek Khaldi, 37 anni, è un ex terrorista che ora si trova in Germania. Secondo lui il gesuita è stato "eliminato dallo Stato Islamico perché cristiano"

Un ex jihadista: 'Padre Dall'Oglio è stato ucciso dall'Isis voluto da Assad'. Ma secondo altri il religioso 'è vivo'
di Ignazio Dessì   -   Twitter: @IgnazioDess   Facebook: I.D.

Proprio oggi, 2 dicembre 2015, padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita italiano rapito nel nord della Siria il 29 luglio 2013 e del quale non si hanno notizie da tempo, compie 61 anni. E quasi per uno scherzo del destino il Corriere della Sera pubblica una notizia tremenda sulla sua sorte: “Il religioso sarebbe stato ucciso dai terroristi”.

A testimoniarlo è Tarek Khaldi, 37 anni, noto esponente dei jihadisti siriani, intervistato da Lorenzo Cremonesi nel centro islamico di un piccolo paese della Germania meridionale dove adesso si trova.

Secondo l’ex terrorista che conosceva bene il religioso, “Padre Paolo fece l’errore di voler parlare con l’Isis. Quello che so è che venne ucciso in modo cruento quasi subito, al suo arrivo, perché cristiano. Se non ricordo male, il suo assassino si chiama Abu Walid al Ezza. I suoi vestiti insanguinati per mesi rimasero nelle mani di un certo Abu Owaled, che poi morì per una faida interna. Il governo di Damasco offrì un milione di dollari per averli, ma la trattativa non andò mai in porto”.

Una testimonianza tale da levare ogni speranza, se non fosse che altre volte ci sono state dichiarazioni di ex esponenti del terrorismo islamico di segno opposto, come quando due disertori dell’Isis testimoniarono che “il gesuita è vivo e tenuto in prigione a Raqqa”.

Una notizia confermata dal direttore dell’Osservatorio nazionale siriano per i diritti umani (Ondus) al quotidiano di lingua araba Asharq al Awsat.  "E’ stato visto lo scorso agosto a Raqqa, in Siria", aveva detto Rami Abdurrahman ribadendo la dichiarazione degli ex terroristi. Una affermazione autorevole, visto che l'Osservatorio, espressione dell'opposizione al governo di Bashar al-Assad, è tra le principali fonti di notizie sulla situazione siriana.

Anche fonti curde l'avevano dichiarato in vita, come - del resto - il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Rapahel Sako. "Padre Dall'Oglio è vivo - aveva sostenuto in una dichiarazione di qualche settimana fa riportata dall'agenzia Ansa - Lui sa muoversi, conosce l'Islam, parla arabo, sa come rapportarsi con queste persone".

E’ il caso di mantenere ancora accesa dunque la fiammella della speranza, in un momento in cui le prove certe tardano ad arrivare e la Chiesa rimane cauta, in mezzo alla ridda di notizie contrastanti. “Si tratta spesso solo di racconti”, dicono dal Vaticano. Forse come quest’ultimo dell’ex esponente dell’Isis approdato in Germania, probabilmente in mezzo ai flussi dei migranti.

Ma chi è Tarek Khaldi? E’ lui stesso a raccontarlo al Corsera.

La sua militanza tra i jihadisti siriani inizia nel 2006, quando viene fermato e buttato in prigione dalla polizia di Assad per la sua militanza “salafita jihadista”. Sottoposto a un regime carcerario duro viene torturato e poi trasferito nella più famigerata galera del Paese, quella di Sednaya, dove è relegato in una cella sotterranea, umida e fredda. In quell’inferno incontra alcuni esponenti di Al Qaeda, uno dei quali è sospettato di aver avuto un ruolo negli attentati dell’11 settembre a New York.

Eppure il regime siriano sembra voler evitare la loro eliminazione. Soprattutto quella dei più violenti, detenuti nel piano terra, e destinati a divenire i dirigenti dell’Isis a fianco di  Abu Bakr al-Baghdadi. Quello che racconta Tarek al quotidiano milanese è quanto meno inquietante. “Durante le sommosse del 2011 contro Assad alcuni emissari del governo” avrebbero “contattato - a suo dire - i prigionieri promettendo riduzioni di pene in cambio della dichiarazione di responsabilità nell’assassinio di Hariri, per il quale la comunità internazionale puntava il dito contro Assad”. Il regime “voleva confondere le acque,  ma nessuno accettò di parlare con i media”.

Nella primavera del 2011 poi, “invece di isolarci cominciarono a liberarci. Entro la fine del 2013 almeno 1.200 dei 1.400 prigionieri politici vennero rilasciati”. La ragione ad avviso dell’ex terrorista ospitato in terra tedesca è semplice: “Miravano a criminalizzare il movimento di protesta e, in poco tempo, primeggiarono gli esponenti dell’Isis”. In quel periodo Tarak torna a Homs e si unisce alla guerriglia. Nel 2013 “è perfino impegnato a trattare con l’esercito governativo. Trattative che “portano i guerriglieri ad abbandonare alcuni quartieri con le armi in pugno”.

Insomma, una conferma ulteriore, che la verità su quanto accade in Siria è spesso controversa e non troppo chiara, e le parti in gioco non sono sempre ben nette e delineate.

Per questo, nel marasma dei travisamenti e dei doppiogiochismi, è difficile avere certezze anche sulla sorte di Padre Paolo Dall’Oglio che - davanti alle proteste popolari anti-governative e alle conseguenti sanguinose repressioni -  aveva assunto un atteggiamento esplicitamente critico sul governo di Damasco. Tanto da essere espulso nel 2012. Un anno dopo il religioso scompare senza lasciar tracce precise, dentro la spirale perversa delle trame del regime, degli oppositori e dei gruppi del terrore. Ed ora, purtroppo, non resta che sperare.