Roma, al via il processo sul "Piano Condor": alla sbarra gli orrori delle dittature sudamericane, 21 imputati

Roma, al via il processo sul 'Piano Condor': alla sbarra gli orrori delle dittature sudamericane, 21 imputati
di Giovanni Maria Bellu

I crimini risalgono a una quarantina di anni fa: gli anni dal 1973 al 1978, quando buona parte degli Stati dell'America latina erano governati da dittature militari. Le tragiche vicende accadute in Argentina – i 30mila desaparecidos - e in Cile – il colpo di Stato guidato dal generale Augusto Pinochet - sono le più note. Ma le dittature comandavano, e uccidevano, anche in Uruguay, Perù, Brasile, Paraguay, Bolivia. E per combattere gli oppositori – che si spostavano da un Paese all'altro per tentare di salvarsi – stabilirono una sorta di accordo di cooperazione impegnandosi reciprocamente a collaborare per eliminarli. Lo chiamarono “Plan Condor”, Piano condor, ritenendo evidentemente che aveva qualche affinità con l'avvoltoio delle Ande.

Da stamani il Plan Condor sarà esaminato a Roma nell'aula bunker di Rebibbia dove ventuno politici e militari sudamericani saranno processati per l'omicidio e il sequestro di persona di ventitre sindacalisti, studenti, operai, intellettuali che avevano, oltre alla cittadinanza dello Stato sudamericano in cui vivevano, anche quella italiana. Un'inchiesta partita dieci anni fa (a condurla è stato il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo) con 140 indagati che, nello scorso ottobre, ha determinato il rinvio a giudizio dei ventuno imputati.

Tra loro alcune figure molto importanti nella storie dell'orrore latinoamericano degli anni Settanta, come il cileno Juan Manuel Contreras, ex capo della Dina, il servizio segreto di Pinochet, e Luis Arce Gomez, boliviano, ex ministro dell'Interno. Si tratta di uomini anziani – Arce Gomez ha 77 anni, Contreras 85 – che non vedremo mai in Italia, proprio come è accaduto nella maggior parte dei processi che si sono svolti negli ultimi anni, a enorme distanza dai fatti, per le stragi naziste. Il processo che comincia oggi è, infatti, un processo soprattutto un processo alla storia e un risarcimento della memoria delle vittime. Tra i testimoni attesi nell'aula bunker, c'è anche Isabel Allende, la figlia (che oggi ricopre la carica del presidente del Senato) del presidente cileno che morì resistendo ai militari golpisti.

“Credo che sia molto importante”, sottolinea Matricia Mayorga, giornalista cilena fuggita in Italia dopo il colpo di Stato e autrice di un saggio, Il condor nero, Sperling & Kupfer, 2003, dedicato al patto tra governi militari – conservare la memoria storica. “Una memoria – prosegue - che si è molto affievolita tanto che, come ho potuto sperimentare direttamente, nel mio Paese, oggi ci sono ragazzi che, per esempio, non conoscono nemmeno certe canzoni di quegli anni, come El Pueblo Unido, che invece ancora sono ben presenti a milioni di italiani e di europei. Né sanno come morì Victor Jara, il cantautore al quale furono spezzate le dita nello stadio di Santiago”.

Gli imputati cileni sono undici: i generali Sergio Arellano e Manuel Contreras, il colonnello Marcelo Moren; il brigadiere Pedro Bravo; l'ex prefetto Daniel Armando Aguirre Mora, il dirigente investigativo, Carlos Luco Astroza, il dirigente del Sim (servizio di intelligence militare) Orlando Moreno Vásquez; l'ex comandante del regimento Tacna Luis Joaquín Ramírez Pineda;il capo amministrativo militare della provincia di Cautin colonnello Hernán Jerónimo Ramírez Ramírez, l'ex ufficiale de reggimento Tacna Rafael Francisco Ahumada Valderrama e l'ex capitano della Brigata Purèn della Dina Vázquez Chauán. Le vittime cilene sono Juan Bosco Maino Canales, Omar Roberto Venturelli Leonelli, Juan José Montiglio Murúa e Jaime Patricio Donato Avendaño.

Patricia Mayorga ricorda l'emozione di Margarita Maino a ottobre, dopo il rinvio a giudizio. “L'importante, disse, è che si faccia giustizia, quello che non siamo riusciti a fare in Cile. E' solo l'inio di un processo, però è già qualcosa che purtroppo ia madre, morta due mese fa, non ha potuto vedere”.

Promossa da oltre una decina di anni l’inchiesta del Procuratore Aggiunto Giancarlo Capaldo ha raggiunto ora un primo risultato: degli oltre 140 accusati iniziali saranno processati a Roma in Corte d’Assise una ventina di militari accusati di aver eliminato detenuti politici come gli italo-cileni Omar Venturelli, Juan Maino e Juan Montiglia in Cile (quest’ultimo, della guardia di Salvador Allende, fu non solo fucilato ma anche fatto esplodere con la dinamite). Molto folto il numero delle vittime uruguaiane.

Al gruppo dei rinviati a giudizio si è aggiunto infine, in dicembre, anche l’uruguaiano Jorge Troccoli, l’unico dei militari coinvolti nel Piano Condor residente in Italia, a Battipaglia. Di tutti gli accusati TRoccoli è dunque l’unico residente in Italia.

All’udienza preliminare erano presenti familiari di alcune vittime, venuti dal Cile come la sorella di Juan Maino. “Finalmente vediamo premiati i nostri sforzi”, ha detto Margarita Maino, sorella del giovane eliminato nel 1973 in una colonia agricola gestita da tedeschi in Cile tra i quali alcuni ex nazisti. Per Maria Paz Venturelli, figlia del “desaparecido” Omar, questo nuovo processo rappresenta una seconda occasione per cercare giustizia dopo l’esito negativo del processo Podlech assolto per insufficienza di prove dall’accusa di aver eliminato suo padre, l’ex sacerdote Omar a Temuco nel sud del Cile.

Desde Roma – Patricia Mayorga

Bajada.- Veinte militares latinoamericanos entre ellos 11 chilenos, serán procesados por su participación en la Operación Cóndor.

El juez Alessandro Arturi determinó ayer el comienzo del proceso a 20 militares latinoamericanos acusadas del secuestro y asesinato premeditado de veinticinco ciudadanos de origen italiano, entre ellos cuatro chilenos, en el ámbito de la “Operación Cóndor”.

La primera audiencia se realizará el 15 de febrero de 2015 ante la Tercera Corte Penal de Roma ubicada en el aula bunker de la cárcel de Rebibbia.

La investigación partió desde Chile y se refiere específicamente a los asesinatos de Juan Bosco Maino Canales, Omar Roberto Venturelli Leonelli, Juan José Montiglio Murúa y Jaime Patricio Donato Avendaño.

Visiblemente emocionada Margarita Maino, hermana de Juan, al término de la lectura de la sentencia subrayó la importancia de que “se haga justicia, lo que en Chile hasta ahora no habíamos conseguido; se trata solamente del comienzo de un juicio, pero ya es algo que desgraciadamente mi mamá que murió hace dos meses no alcanzó a ver”.

Los acusados chilenos son los generales (r) Sergio Arellano y Manuel Contreras, el coronel Marcelo Moren; el brigadier Pedro Bravo; Daniel Armando Aguirre Mora, ex Prefecto de Investigaciones; Carlos Luco Astroza, ex chofer de Investigaciones; Orlando Moreno Vásquez, sargento e integrante del Servicio de Inteligencia Militar (SIM); Luis Joaquín Ramírez Pineda, ex comandante del Regimiento Tacna; el coronel Hernán Jerónimo Ramírez Ramírez, ex jefe Administrativo y Militar de la Provincia de Cautín a partir del 11 de septiembre de 1973; Rafael Francisco Ahumada Valderrama, ex oficial del Regimiento Tacna y Manuel Abrahám Vázquez Chauán, ex capitán e integrante de la brigada “Purén” de la DINA.

En este proceso, junto a los militares chilenos, serán enjuiciados un boliviano, cuatro peruanos y cuatro uruguayos, todos ellos integrantes de las Fuerzas Armadas de sus respectivos países.