Nepal, a sei mesi dal terremoto in 400mila vivono in rifugi temporanei

A sei mesi dal terremoto che ha sconvolto il Nepal, il network di Ong 'Agire' lancia una missione di valutazione per verificare l'impatto delle azioni messe in campo finora. Il network ha raccolto più di 1,2 milioni e aiutato oltre 280mila persone ma in 400mila vivono ancora in rifugi inadeguati all'inverno che si sta avvicinando.

Nepal, a sei mesi dal terremoto in 400mila vivono in rifugi temporanei
di LaPresse

La mattina del 25 aprile 2015 un violento terremoto di magnitudo 7.8 colpì il Nepal provocando oltre 8.000 vittime e colpendo oltre 6 milioni e 600mila persone.
All’indomani del sisma, Agire (Agenzia italiana risposta emergenze) si è attivata coinvolgendo sette organizzazioni: ActionAid, Cesvi, Gvc, InterSos, Oxfam, Sos Villaggi dei Bambini, Terre des Hommes.

Il network Agire, nato sul modello dei comitati di emergenza, attivi in Europa da oltre 40 anni - uno su tutti il britannico Dec (Disaster emergency committee) – riunisce 10 tra le più importanti Ong italiane che si attivano per le più gravi emergenze umanitarie. Lo scopo dell’attivazione congiunta è di capitalizzare le risorse la raccolta e l’utilizzo dei fondi.

“Cerchiamo di gestire le risorse in modo razionale – spiega Maddalena Grechi, responsabile comunicazione di Agire – in questo modo evitiamo che si verifichino quelle situazioni tipiche delle gravi emergenze dove in alcune aree si concentrano più interventi simili e altre aree rimangono scoperte”.

A poche ore dal sisma il network ha lanciato un appello congiunto di risposta all’emergenza, che, in collaborazione con Expo, ha permesso di raccogliere più di 1 milione e 200mila euro. “Nell’immediato gli interventi si sono concentrati sull’emergenza – spiega la responsabile di Agire - con tende, cure mediche, distribuzioni di acqua, cibo e beni di prima necessità. Poi abbiamo attivato programmi di protezione per l'infanzia, di assistenza alle categorie più vulnerabile, creazione di attività di cash for work per velocizzare i processi di ricostruzione e aiutare la ripresa economica”.
 
Sei mesi dopo il terremoto Agire ha lanciato una missione di monitoraggio e valutazione. Fino al 10 novembre un valutatore indipendente verificherà l’effettivo impatto delle azioni messe in campo fino ad ora con particolare attenzione all’effetto che ogni singola attività ha avuto sulle persone beneficiarie dei progetti. Le sue attività potranno essere seguite attraverso un blog dedicato.

In sei mesi, le 7 ong del network operative in Nepal, impegnate nei 12 distretti più danneggiati del paese, hanno raggiunto 280mila persone, costruito 14 centri per l’infanzia, 41 scuole temporanee e 12 centri per le donne. “Da una parte c'è la soddisfazione per quanto si è fatto finora – dichiara Maddalena Grechi - dall'altra la consapevolezza che ci sono più di 80.000 famiglie (400.000 persone) che vivono ancora in rifugi temporanei, inadeguati alle condizioni climatiche che tra breve le temperature scenderanno sotto lo zero”.

A complicare le cose ci sono il fatto che il governo nepalese non ha rinnovato il mandato all'agenzia di ricostruzione nazionale rallentando la ricostruzione, la crisi del carburante e la difficoltà a raggiungere alcune delle aree colpite, zone di montagna isolate con strade interrotte per lunghi periodi per cui non bastano più le jeep ma si rende necessario l’intervento di sherpa, muli ed elicotteri.

“Serve un intervento rapido per queste famiglie – ha concluso la responsabile di Agire - ma dobbiamo fronteggiare anche complicazioni indipendenti dalla nostra volontà”.