Mps, Mps al pit-stop tra ombre cinesi e spalle larghe del Tesoro

Titolo rivalutato del 25% in 4 sedute, valore di borsa a 2,6 mld

Mps, Mps al pit-stop tra ombre cinesi e spalle larghe del Tesoro
di Askanews

Roma, 17 feb. (askanews) - Una giornata di bonaccia per il titolo Mps che ha chiuso in Piazza Affari sostanzialmente invariato, (-0,49%) dopo un rally che, in pochi giorni, ha rivalutato il titolo di circa il 25%.

La prima impennata giovedì scorso alimentata dall'ingresso del Tesoro nel capitale della banca a partire da luglio. Quest'anno il Monte pagherà gli interessi 2014 sui Monti-bond, in totale 243 milioni di euro, corrispondendo al Tesoro azioni della banca probabilmente pari a circa il 5%. Uno sbocco determinato dalla situazione di incapienza della Banca: priva di utili e con una perdita di 5,3 miliardi per l'esercizio 2014. Lo scorso anno, sempre chiuso in perdita, il pagamento degli interessi avvenne attraverso l'emissione di ulteriori Monti-bond, quindi con nuovo debito (circa 350 milioni), poi subito rimborsato utilizzando parte dei proventi dell'aumento di capitale da 5 miliardi della scorsa estate.

Questa volta, le risorse dell'aumento di capitale vanno tutte a rafforzare il patrimonio della banca, si tratta in totale di 3,243 miliardi. Di questa cifra, due saranno aggiuntivi al patrimonio esistente, uno invece sarà capitale di sostituzione in quanto rimpiazzerà il miliardo residuo di Monti bond che sarà rimborsato al Tesoro.

Si chiuderà cosi il capitolo aiuti di Stato, a titolo oneroso. Infine, gli ultimi 243 milioni di capitale verranno dall'assegnazione delle azioni Mps al Tesoro. Dunque l'aumento di capitale prossimo venturo presenta anche un paradosso, da una parte segna l'affrancamento di Mps dall'aiuto statale e, allo stesso tempo, celebra l'ingresso dello Stato come socio del Monte. "Una scelta apprezzata dal mercato, con Viale XX settembre dentro il capitale, mi sembra che si sentano tutti più sicuri. D'altra il titolo è volato non appena si è saputo dell'ingresso del Tesoro, lo stesso effetto non lo aveva certo sortito il mero annuncio dell'aumento di capitale, la spinta al titolo sono stati i 243 milioni di capitale che saranno in mano al Tesoro", spiega un trader. Da giovedì scorso il valore di Borsa di Mps è salito da 2,1 a 2,6 miliardi.

All'impennata ha contribuito, in maniera minore, l'indiscrezione, rilanciata ieri, su un possibile interesse per il Monte da parte del gruppo Hanwha Asset Managament. Prima dato per cinese poi, sembra, coreano. D'altra parte, per l'occhio occidentale, è già difficile distinguere la nazionalità dei cittadini dell'estremo oriente, ancor di più se va in scena il gioco delle ombre, cinesi o coreane che siano. Alla luce del sole, tra le new entry, per ora c'è solo il Tesoro. Poi uno stuolo di ipotetici acquirenti del Monte. Si parla di gruppi bancari esteri, difficile però immaginare che quelli già presenti in Italia siano interessati al boccone Mps, almeno tutto intero.

I gruppi bancari internazionali ragionano in una logica globale che deve rispettare vincoli di ottimizzazione e diversificazione internazionale delle attività in base al profilo di rischio e rendimento, difficile pensare ad un loro significativo aumento dell'esposizione verso una economia, come quella italiana, a bassa crescita e con profili di rendimento del capitale bancario (Roe) ancora molto sacrificati. Nel caso del Monte, che ovviamente presenta un Roe negativo, il mercato stima un costo del capitale intorno all'8-9%. Tenendo ferme tutte le altre componenti del capitale, dopo la ricapitalizzazione da 3,2 miliardi, il patrimonio netto della Banca salirebbe intorno a 9 miliardi, dunque per remunerarlo servirebbero, a spanne, 700- 800 milioni di utili. Da questo punto di vista, Mps ha mostrato nel 2014 significativi progressi da lato della redditività caratteristica e del taglio dei costi, ma la strada è ancora lunga e il quadro macro economico, pur lievemente migliorato, non rappresenta ancora un "driver" affidabile.

Più realistico pensare all'ipotesi di qualche grande gruppo bancario estero non ancora sbarcato in Italia, in questo caso si tratterebbe di una esposizione ex novo in un determinato paese e non di aumento di quella esistente. Infine, il capitolo aggregazione Mps-banche popolari "un orizzonte ancora lontanissimo. Sembrerebbe più logico prima la nascita di una sorta di Superpopolare e poi l'eventuale aggregazione con Mps", segnala un analista. Mps non è un gruppo di facile digestione, servono spalle grosse, la Banca presenta crediti deteriorati netti (oltre 23 miliardi) pari a quasi 4 volte il suo patrimonio netto (5,9 miliardi). Con il prossimo aumento di capitale questo rapporto potrebbe ridursi intorno a 2, dove era subito dopo l'aumento di capitale dello scorso luglio. I principali gruppi bancari tricolori viaggiano mediamente con un rapporto crediti deterioriati netti /patrimonio intorno a 1/1,5. Non a caso la Borsa valuta Mps meno della metà suo patrimonio netto.

In attesa di compratori in grado di digerire il boccone, il mercato tra ombre cinesi, banche popolari e Tesoro, sembra aver visto soprattutto le spalle larghe di quest'ultimo.