Transizione digitale, Sassoli: “Accesso a Internet nuovo diritto umano”. Sponda di von der Leyen: “Modello UE libero e sicuro”

Transizione digitale, Sassoli: “Accesso a Internet nuovo diritto umano”. Sponda di von der Leyen: “Modello UE libero e sicuro”
in collaborazione con Eunews

Bruxelles – Fare della rete un luogo democratico, universale, sicuro e accessibile. Un nuovo diritto fondamentale dell’uomo, insomma. Sono queste le premesse con cui l’Unione Europea si appresta ad affrontare il “decennio digitale”, attraverso il dialogo tra due dei suoi vertici, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e il presidente del Parlamento, David Sassoli, con una delle personalità europee più impegnate sul tema: l’ex-presidente della Commissione UE, Romano Prodi. Il confronto di oggi (mercoledì 28 ottobre) al Parlamento è stato accompagnato dagli interventi dell’inventore del World Wide Web, Sir Tim Berners-Lee, e dell’attivista per i diritti digitali Simona Levi, e ha tratteggiato le nuove sfide che dovrà affrontare l’UE per diventare “la bandiera del diritto universale alla connettività”, come ha concisamente riassunto il professor Prodi.

Un nuovo diritto umano

“La digitalizzazione al tempo della pandemia di Coronavirus ci rende consapevoli che I’accesso a Internet deve essere messo a disposizione di tutti“, ha esordito in modo pragmatico il presidente del Parlamento. “Basta immaginare questi mesi senza gli strumenti del web: non ci sarebbe stato solo un calo delle performance economiche, ma soprattutto di quelle democratiche”. Una riflessione che dal funzionamento delle istituzioni si estende a quello dei diritti fondamentali dell’uomo: “Le nostre politiche devono permettere ai cittadini di accedervi con più facilità. Nessuno deve rimanere indietro”. Decisamente non uno slogan, se si ascolta il pensiero di Sassoli: “Se non agiamo ora, c’è il rischio che in troppi rimangano indietro in maniera forse irrecuperabile. Nell’Unione abbiamo un corpus di giurisprudenza che oggi può affrontare le nuove sfide del digitale“. Il tutto racchiuso in un ragionamento che fa da manifesto dell’impegno europeo: “Quando si vuole restringere lo spazio democratico, la prima cosa che si fa è limitare l’accesso a Internet. In Europa si discute di far pagare le tasse ai giganti del web, ma sicuramente mai di violare i diritti online”.

Condiviso anche dalla presidente della Commissione l’orgoglio per l’approccio sviluppato dall’Unione sul tema della transizione digitale: “Internet è per tutti e vogliamo ampliare il nostro modello sociale“. Per von der Leyen, “quelli digitali sono diritti garantiti a tutti i cittadini sul territorio dell’Unione Europea. Questo significa sovranità digitale“. Il lockdown ha dimostrato che ormai tutti dipendiamo dalla connettività in maniera pervasiva: “È importante quanto l’accesso al sistema idrico ed elettrico. Non è lusso, ma una necessità e un diritto basilare“. Ecco perché non può essere ignorato quel cittadino europeo ogni sette citato dalla presidente von der Leyen “che è senza banda larga: è un problema grave, soprattutto nelle zone rurali”. Per questo motivo la Commissione UE si è impegnata con il Next Generation EU per fare in modo che “ogni piccolo paesino sia presto connesso a tutta Europa”.

Appello alle istituzioni 

A farsi carico di dimostrare l’importanza dell’Unione Europea in questa battaglia è stato il professor Prodi: “Mi sono chiesto chi fosse più all’avanguardia nel mondo per impersonare il diritto universale alla connettività come strumento di giustizia collettiva. Il Next Generation UE mi ha dato la conferma che l’agenda digitale è diventata il cuore del progetto europeo”. Un ruolo decisivo per “dare impulso a una globalizzazione seria ed egualitaria“. Secondi Prodi ora serve un salto politico, da parte non solo dell’aula “più pluralistica, pura e rappresentativa che ci sia”, ma anche della stessa Commissione: “Gli obiettivi si traducano ora in iniziative, che l’Unione Europea può garantire con neutralità e senza discriminazioni. Né la Cina, né gli Usa sarebbero in grado di farlo”.

Invito accolto con entusiasmo dall’attuale presidente della Commissione: “Identità elettronica, intelligenza artificiale e algoritmi sicuri. Sono tutte questioni da verificare e aggiornare, per integrare sempre più i diritti online, dalla libertà d’espressione alla protezione della privacy”. Il discorso di von der Leyen ha toccato i punti della discussione che ha portato al voto in plenaria del Parlamento UE sui sei testi per la regolamentazione delle piattaforme digitali e delle tecnologie ad alto rischio. In particolare l’intelligenza artificiale, che “ha un potenziale enorme, ma solleva anche questioni etiche importanti”. Secondo la presidente, questo “è un esempio straordinario di sovranità digitale, cioè di come gli standard europei si possano applicare alla tecnologia, mettendo l’uomo al centro“.

Un richiamo anche al legame tra l’iniziativa della commissione Prodi (1999-2004) e quella attuale: “La direttiva sull’e-commerce ha fissato principi importanti che valgono ancora oggi”, tuttavia “adesso bisogna adeguarsi a un mondo cambiato, con regole chiare anche sulle grandi piattaforme online, social media e non”, ha precisato von der Leyen. “Vanno aggiornate le norme per proteggere i diritti dei cittadini e l’innovazione delle imprese. Serve un nuovo quadro di riferimento sul funzionamento dei mercati digitali, con equilibrio”. Infine una battuta sull’identità digitale, lo SPID europeo: “Vogliamo che sia basata su un sistema di fiducia, i dati personali devono essere sicuri”. Nessun compromesso tra flussi di dati e protezione delle informazioni personali dei cittadini: “L’Unione tutelerà sempre un Internet libero e aperto, ma con un quadro di regole a garanzia dei cittadini”.

I contributi degli ospiti

Con due interventi video hanno contribuito al dialogo anche Sir Tim Berners-Lee e Simona Levi. L’inventore del web si è detto d’accordo con Sassoli “quando sostiene che il dibattito non è legato solo alla tecnologia: è conoscenza, opportunità ed esperienze di vita. Per questo l’accesso a Internet deve essere riconosciuto come un diritto umano”. Se alle istituzioni è richiesto di delineare un quadro normativo, non va dimenticato che “il 43 per cento dei cittadini non ha capacità digitali per fare ricerche, videochiamare, pagare le bollette online o usare la posta elettronica. E il distacco aumenta con lo sviluppo tecnologico“. Su questo punto si dovrà concentrare l’iniziativa legislativa, perché “l’accesso a Internet è un prerequisito per lo sviluppo sostenibile in tutti i settori. La pandemia di Coronavirus l’ha dimostrato”.

Ha concordato con questa visione anche l’attivista indicata dalla rivista Rolling Stone nel 2017 come una delle 25 persone che stanno definendo il futuro tecnologico. “L’era digitale ci consente un nuovo tipo di governance”, ha esordito Levi. “Internet è nato aperto e globale, ora bisogna ricordare che il digitale è passo successivo di democratizzazione che funziona nell’agilità della rete”. Il ruolo delle istituzioni è quello di riconoscere che, se la digitalizzazione accelerata dagli sviluppi della pandemia “è impossibile da fermare”, allora “si deve decidere che evolva non secondo desideri particolari, ma secondo politiche pubbliche che la rendano universale, accessibile e sicura“.