Sassoli apre il Vertice europeo. Ai governi: “Sbloccate i negoziati sul Bilancio”, la crisi non aspetta

Sassoli apre il Vertice europeo. Ai governi: “Sbloccate i negoziati sul Bilancio”, la crisi non aspetta
in collaborazione con Eunews

Bruxelles – Sbloccare in fretta i negoziati sul Bilancio Ue a lungo termine (2021-2027) per mobilitare anche le risorse del fondo di ripresa. David Sassoli rinnova il suo appello ai capi di Stato e di governo riuniti al Consiglio europeo di oggi e domani (15 e 16 ottobre), nel suo tradizionale intervento di apertura del vertice.

La pandemia sta mettendo a dura prova gli Stati e la risalita dei contagi sta costringendo molti Paesi ad adottare nuove misure restrittive per limitare la diffusione del virus. Il presidente del Parlamento europeo – che oggi ha definito “grave” la situazione tanto in Belgio quanto in Francia – non esclude che possa aprirsi una nuova “fase due” della pandemia, “che richieda l’adozione di strumenti ancora più significativi rispetto a quelli sinora adottati”. Per questo bisogna accelerare sul prossimo quadro pluriennale, per fare entrare in attività l’intero pacchetto concordato a luglio dai leader come previsto da gennaio 2021. Da programma i capi di Stato e governo non dovrebbero trattare la questione dei negoziati sul Bilancio a lungo termine, ma l’incontro con il presidente del Parlamento fa slittare l’argomento in apertura al dibattito.

Sassoli precisa poi che non si tratta di rimettere in discussione l’accordo di luglio, non vogliamo “ricominciare da capo”, sostiene in conferenza stampa ma si tratta di adattarlo per andare incontro alle richieste del Parlamento. Tecnica e fantasia, fa cenno più volte a questi termini come risorse per trovare un compromesso con la presidenza di turno della Germania. L’intervento di Sassoli di fronte ai leader è durato quindi più del previsto, è stata l’occasione di discutere con i capi di Stato e governo sullo stato di avanzamento dei negoziati, con interventi di Macron, Sanchez, Costa e Merkel.

“Non siamo in ritardo”, ha aggiunto. Ma serve arrivare a un punto di incontro con la presidenza tedesca sulle questioni di natura più tecnica. Di recente i negoziatori dell’Eurocamera hanno chiesto di aggiungere 39 miliardi di euro al Bilancio europeo, che nella proposta di luglio è pari a 1.074 miliardi di euro per sette anni. “Si tratta di una modifica minima al pacchetto”, afferma Sassoli ma che farebbe “un’enorme differenza per i cittadini che beneficiano delle nostre politiche comuni”. Per finanziare questi 39 miliardi propongono di aumentare il tetto di spesa di 9 miliardi di euro con cui “raggiungeremmo esattamente lo stesso livello di spesa del periodo 2014-2020 in termini reali”.

Considerando poi gli interessi del Next Generation EU – il fondo di ripresa da 750 miliardi “ancorato” al bilancio a lungo termine – oltre e al di fuori dei massimali del QFP, il Parlamento prevede di ottenere altri 13 miliardi da utilizzare per i programmi di Bilancio. Il presidente dell’Europarlamento insiste sulla necessità di non tagliare quei programmi settennali “con una chiara dimensione europea”, quelli che parlano di ricerca, migrazione, digitale, sostenibilità, giovani, per citarne alcuni. In sostanza i cosiddetti 15 programmi faro su cui i negoziatori dell’Eurocamera stanno dando battaglia con la presidenza di Berlino. Sassoli ne ricorda ancora una volta l’importanza di sbloccare in fretta i negoziati e soprattutto dare più risorse a questi programmi: “Quando il Recovery fund si sarà esaurito, ci servirà il Bilancio a lungo termine per finanziarli”. 

La sala dell’Europa Building a Bruxelles in cui si riuniscono i capi di stato e governo

Più ambizione sugli obiettivi climatici

Sul tavolo dei leader anche la proposta della Commissione europea di portare al 55 per cento la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra al 2030, come tappa intermedia per arrivare a quota zero emissioni nette entro metà secolo. Con una risoluzione il Parlamento europeo ha chiesto di alzare ancora l’ambizione, portando l’obiettivo climatico intermedio fino al -60 per cento in meno di emissioni, anche e soprattutto per fare pressione sui capi di stato e di governo per non scendere nei negoziati sotto la soglia fissata dall’Esecutivo europeo. Stati dell’Est Europa i più contrari ad accelerare in questi termini la transizione del continente.

Uno dei principali motivi di scontro tra eurodeputati e Consiglio sulla legge clima potrebbe riguardare la richiesta del Parlamento di considerare l’obiettivo di ridurre le emissioni come una sfida da raggiungere singolarmente da tutti gli Stati membri. Consiglio e Commissione prevedono che l’obiettivo di ridurre le emissioni sia invece da raggiungere complessivamente da tutta l’Unione europea. In questo caso la differenza è di sostanza: non tutti gli Stati contribuirebbero allo stesso modo a ridurre le emissioni nel continente, quelli “più avanti” nella decarbonizzazione finirebbero per “trascinare” anche quelli più lenti. Ma in definitiva potrebbe essere più facile trovare un accordo in seno al Consiglio tra gli Stati meno propensi ad alzare il target.

“Il prossimo decennio sarà fondamentale per invertire la tendenza. Dobbiamo avere un obiettivo forte che ci guidi lungo il cammino verso la neutralità climatica”, dice Sassoli, convinto che la difesa dell’ambiente significhi anche possibilità di creare nuovi posti di lavoro, più ricerca, più protezione sociale, più opportunità. Quello sul clima di oggi e domani sarà solo un primo dibattito interlocutorio per capire l’orientamento degli Stati in seno al Consiglio. Dovrebbero poi arrivare a concludere una decisione comune al prossimo vertice in programma a dicembre.

Brexit, accordo sì ma non a qualunque costo

Sul tavolo dei leader anche la Brexit e la necessità di arrivare a un accordo con Londra entro la scadenza del periodo transitorio del 31 dicembre 2020. “Vogliamo un accordo globale incentrato su una concorrenza libera ed equa, una soluzione equilibrata e a lungo termine in materia di pesca e un meccanismo solido per garantire il rispetto delle norme” ricorda il presidente dell’Europarlamento. Come ripetuto a più riprese durante i negoziati con il Regno Unito, un “accordo è nell’interesse di entrambe le parti” ma per Bruxelles non può essere a qualsiasi costo.