Myanmar, il Parlamento UE esclude Aung San Suu Kyi dalla comunità del Premio Sacharov

Myanmar, il Parlamento UE esclude Aung San Suu Kyi dalla comunità del Premio Sacharov
in collaborazione con Eunews

Bruxelles – La Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo ha deciso giovedì 10 settembre di escludere formalmente Aung San Suu Kyi, vincitrice del Premio Sakharov, da tutte le attività della Comunità dei vincitori del Premio dedicato alla libertà di pensiero. La decisione è “una risposta alla sua incapacità di agire e alla sua accettazione dei crimini in corso contro la comunità” di minoranza musulmana Rohingya in Myanmar, dall’agosto 2017 costretta alla fuga in Bangladesh per sfuggire a violenze e repressioni.

L’Europarlamento si era espresso in più di un’occasione per invitarla a condannare fermamente le violenze in atto e porre fine a un lungo silenzio sulle sistematiche violazioni dei diritti umani, minacciando anche la possibilità di revocarle il riconoscimento. L’Europarlamento le aveva assegnato il Premio nel 1990, quando era leader dell’allora opposizione birmana, poi ritirato nel 2013. Nel 1991 è stata poi investita dal Premio Nobel per la pace.

Aung San Suu Kyi durante la cerimonia di consegna del Sakharov nel 2013

La Comunità del Premio Sakharov, scrivono dall’Eurocamera, mette in contatto “deputati, vincitori e società civile per aumentare la cooperazione sull’azione per i diritti umani a Bruxelles e a livello internazionale”. Serve dunque “come canale di comunicazione che consente ai vincitori e al Parlamento di affrontare congiuntamente le violazioni e le questioni dei diritti umani”. 

Una decisione che arriva dopo varie richieste da parte di molti gruppi parlamentari di non fare rimanere impunite certe violazioni dei diritti umani. “Sostengo fortemente la decisione della Conferenza dei presidenti”, ha scritto in una nota la vicepresidente del Parlamento europeo Heidi Hautala. Il Premio Sakharov, ha proseguito, viene assegnato per i risultati eccezionali nella difesa dei diritti umani, nella salvaguardia dei diritti delle minoranze e nel rispetto del diritto internazionale, tra gli altri criteri”. Attualmente nella sua funzione di Consigliere di Stato e Ministro degli Esteri del Myanmar, “non si è avvalsa delle posizioni che ricopre per difendere e salvaguardare i diritti del popolo Rohingya. Al contrario, ha chiarito il suo sostegno ai militari che hanno guidato l’assalto ai Rohingya”.