Milano ci riprova. La città candidata a sede del Tribunale unificato dei brevetti

Milano ci riprova. La città candidata a sede del Tribunale unificato dei brevetti
in collaborazione con Eunews

Bruxelles – L’Italia e Milano ci riprovano. Dopo la beffa nel processo di assegnazione dell’Agenzia europea del farmaco (EMA)  si vuole portare nel capoluogo lombardo la sede del Tribunale Unificato dei Brevetti (UPC). Si tratta di un organismo internazionale responsabile della risoluzione delle controversie su dispute relative ai brevetti europei. Rientra nella strategia adottata per creare un sistema armonizzato nella richiesta e nella concessione dei brevetti nei paesi dell’UE e proteggerli da frodi di ogni tipo.

E’ stato stabilito che il Tribunale unificato abbia tre sedi, una centrale e due distaccate, designate già in Parigi, Monaco di Baviera e Londra. Ma il Regno Unito nel frattempo ha scelto la Brexit, decidendo di non aderire più al sistema europeo dei brevetti. Come per l’EMA, adesso anche la sede distaccata dell’UPC oltre Manica deve essere trasferita e ri-localizzata, e Milano si ripresenta.

“La candidatura di Milano è strategica e fondamentale per una città in costante crescita e traino del nostro Paese nei settori quali l’innovazione tecnologica e la ricerca scientifica”, sottolinea la vicepresidente della commissione Industria, Energia e Ricerca del Parlamento europeo, Patrizia Toia (PD/S&D). “Siamo nella partita per avere l’assegnazione di questa sede e dovremo lavorare moltissimo per il risultato”.

Non sarà facile. Paesi Bassi e Danimarca hanno avanzato lo stesso interesse dell’Italia nei confronti del Tribunale unificato dei brevetti. Anche i governi dell’Aia e di Copenhagen vorrebbero per sé la sede degli uffici distaccati dell’organismo internazionale, e contro questi il govenro italiano dovrà avere la meglio. Sopratutto nei confronti dell’esecutivo d’orange. Gli olandesi cercano uno nuovo ‘schiaffo’, dopo quello per l’assegnazione dell’Agenzia europea per il farmaco, avvenuto con lancio della monetina tra non poche polemiche, e dopo aver impedito fino all’ultimo condizioni più vantaggiose per l’Italia nella partita negoziale su nuovo bilancio pluriennale e meccanismo per la ripresa.